m u s i c a

Pre-testo

Scrivo perché
per la telepatia
è ancora presto.

Eccomi

Utente: situo
Nome: ness 1

NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE

CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI

SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI

VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,

E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE

SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE

PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.


OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)



Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.

OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)

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martedì, 30 giugno 2009
Come di essere in salvo per sempre

"To seize an impression and lock it up in words: you feel as if you had safe forever."
[Delineare un'impressione e contenerla in parole: si ha la sensazione come di essere in salvo per sempre.]


La roccia


[...]

Parte II

Il poema come icona


Non basta coprire la roccia di foglie.

Dobbiamo guarirne con una cura della terra
o una cura di noi stessi che sia eguale a una cura

della terra, una cura oltre la dimenticanza.

E tuttavia le foglie, se venissero in boccio,
se venissero in fiore, se dessero frutto,

e se noi mangiassimo i colori incipienti
del fresco raccolto, potrebbero curare la terra.
La finzione delle foglie è icona

del poema, la figurazione della beatitudine,
e l'icona è l'uomo. La corona perlata di primavera,
l'ampia ghirlanda d'estate, la cuffia autunnale del tempo,

la sua copia del sole, queste coprono la roccia.
Le foglie sono poema, icona, uomo.
Sono una cura della terra e di noi stessi,

nel predicato che altro non c'è.

Sbocciano, fioriscono e fruttano senza mutamento.
Sono più di foglie che coprono la sterile roccia,

germogliano con l'occhio più bianco, il getto più pallido,
nuovi sensi nelle generazioni del senso,
il desiderio di giungere al termine delle distanze,

il corpo ridesto, la mente in radice.
Fioriscono come un uomo ama, come vive e ama.
Danno frutto perché l'anno possa conoscersi
,

come se conoscerlo fosse buccia bruna,
il miele nella polpa, l'ultimo trovare,
la pienezza dell'anno e del mondo.


Nella pienezza il poema cava sensi dalla roccia,
con moti tanto vari e tali immagini
che la sua sterilità diviene mille cose

e non esiste più. Questa è la cura
delle foglie, della terra e di noi stessi.

Le parole sono insieme icona e uomo.

[...]


Wallace Stevens - da "Il mondo come meditazione", edizione Guanda (1998).

Postato da: situo a 17:26 | link | commenti |


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