"IL FASCISMO PER ME NON PUO' ESSERE CONSIDERATO UNA FEDE POLITICA, IL FASCISMO A MIO AVVISO E' L'ANTITESI DELLE FEDI POLITICHE; IL FASCISMO E' IN CONTRASTO CON LE VERE FEDI POLITICHE, NON SI PUO' PARLARE DI FEDE POLITICA PARLANDO DEL FASCISMO: PERCHE' IL FASCISMO OPPRIMEVA TUTTI COLORO CHE NON LA PENSAVANO COME LUI, CHI NON ERA FASCISTA ERA OPPRESSO; E QUINDI NON SI PUO' PARLARE DI VERA FEDE POLITICA PER CHI OPPRIME LE FEDI ALTRUI. IO COMBATTO, MA COMBATTO SUL TERRENO DEMOCRATICO." - SANDRO PERTINI, IL MIO SOLO PRESIDENTE!
http://www.youtube.com/watch?v=RthNC2S36Fg&feature=related
“Io credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà di quanto non lo siano gli eserciti permanenti. Essi hanno già messo in piedi un’aristocrazia facoltosa che ha attaccato il Governo con disprezzo. Il potere di emissione deve essere tolto via dalle banche e restituito al popolo, al quale esso appartiene propriamente.”
Thomas Jefferson
Non so come la pensa Bersani personalmente e come gli tocchi pensarla stando nel PD, comunque per me le cose stanno così:
1° il personalismo è il cavallo di battaglia e la carta vicente, il vero e proprio asso nella manica che BerlusKaiser continuerà a giocarsi come ha sempre fatto, in culo a tutti indistintamente e cioè suoi "alleati" compresi, perché è suo preciso scopo esser il monarca assoluto della politica italiana (lèggasi: gli affari suoi) e ciò gli è permesso dal monopolio dei massmedia e quindi del consenso (per me non è regime il suo, è peggio ancora perché è monarchia elettiva stile Mussolini e Hitler) in combinata con la legge elettorale maggioritaria con premio di maggioranza a chi non governerebbe mai e poi mai nell'Italia vera, reale di oggi e messinscena vittimistica contro chi non riesce neanche più a far opposizione venendo per questo squalificato come persecutore personale, rosso e comunista, del cavaliere nero - e tale fine ha ormai fatto anche la Magistratura ossia anche uno degli altri 2 poteri democratici costituzionalmente previsti per bilanciarsi con gli altri: ovvero il monopolio personalistico di BerlusKaiser ormai ha investito oltre al potere esecutivo (governo) anche il potere giudiziario (incluse le leggi ad personam), per non parlare del potere legislativo parlamentare esautorato dai decreti legge etc;
2° per contrastar tutto ciò va depersonalizzata tutta la battaglia politica, e va riportata sul piano dei puri fatti al di là di chi li fa: si punta il dito sui comportamenti e non sulla persona, o se ne fa solo il gioco di cui sopra e non se ne esce mai anzi si perde;... Mostra tutto
3° solo in questo modo è possibile sgonfiare il pallone mediatico che tiene a galla BerlusKaiser e tornare a far politica concreta...
El pueblo unido jamás será vencido! [voce sola]
El pueblo unido jamás será vencido! [coro...]
LAm DO FA MI7
El pueblo unido jamás será vencido!
El pueblo unido jamás será vencido!
LAm DO FA MI7
De piè cantar que vamos a triunfar [voce sola...]
avanzan ya banderas de unidad
REm SOL7 DO LAm
y tu vendrás marchando junto a mi
REm MI7 LAm LA7 REm
y asì verás tu canto y tu bandera florecer
SOL7 DO LAm
la luz de un rojo amanacer
REm MI7 LAm MI7
anuncia ya la vida que vendrá
De pie marchar que el pueblo va a triunfar
será mejor la vida que vendrá,
a conquistar nuestra felicidad
y en un clamor mil voces de combate se alzarán
dirán canción de libertad,
REm MI7 DO MI7 LAm
con decisión la Patria vencerá
REm SI7
Y ahora el pueblo que se alza en la lucha
LAm MIm7 MI7
con voz de gigante gritando: adelante!
El pueblo unido jamás será vencido! [coro...]
El pueblo unido jamás será vencido!
La Patria está forjando la unidad, [voce sola...]
de norte a sur se movilizará
desde el salar ardiente y mineral
al bosque austral, unidos en la lucha y el trabajo
irán la Patria cubrirán,
su paso ya anuncia el porvenir
De pie cantar que el pueblo va a triunfar
millones ya imponen la verdad,
de acero son, ardiente batallón
sus manos van llevando la justicia y la razón
mujer con fuego y con valor
ya estás aquí junto al trabajador
Y ahora el pueblo que se alza en la lucha
con voz de gigante gritando: adelante!
El pueblo unido jamás será vencido! [coro...]
El pueblo unido jamás será vencido!
El pueblo unido jamás será vencido!
El pueblo unido jamás será vencido... [sfumando]
*** [Mia versione cantabile: molte ne esistono, non in metro e quindi non camntabili.]
Il popolo unito giammai sarà sconfitto! [voce sola]
Il popolo unito giammai sarà sconfitto!
LAm DO FA MI7
Il popolo unito giammai sarà sconfitto!
Il popolo unito giammai sarà sconfitto!
LAm DO FA MI7
Su in piedi cantiam che andiamo a triofar [voce sola...]
si avanzan già bandiere di unità
REm SOL7 DO LAm
e tu verrai marciando insieme a me
REm MI7 LAm LA7 REm
così vedrai tuo il canto e la bandiera prosperar
SOL7 DO LAm
la rossa luce di quest'alba
REm MI7 LAm MI7
annuncia già la vita che verrà.
Su in piedi andiamo popolo a trionfar
miglior sarà la vita che verrà
nel conquistarci la felicità
e in una sola mille voci in lotta si alzeran,
diran canzon di libertà,
REm MI7 DO MI7 LAm
con decision la Patria vincerà
REm SI7
E ora il popolo si alza nella lotta
LAm MIm7 MI7
con voce di gigante è qui che grida: avanti!
Il popolo unito giammai sarà sconfitto! [coro...]
Il popolo unito giammai sarà sconfitto!
La patria sta forgiando l'unità [voce sola...]
da nord a sud si mobiliterà
dalle saline ardenti e minerali
al bosco australe uniti nella lotta e nel lavoro
andran, la Patria correran
col passo già annuncian l'avvenir.
Su in piedi cantiam il popolo a trionfar
milioni già si fanno verità,
d'acciacio son, ardente battaglion
e nelle mani portan la giustizia e la ragion
con fuoco donna e con valor,
tu sei già qui con il lavorator.
E ora il popolo si alza nella lotta
con voce di gigante è qui che grida: avanti!
Il popolo unito giammai sarà sconfitto! [coro...]
Il popolo unito giammai sarà sconfitto!
Il popolo unito giammai sarà sconfitto!
La là la là la là la là la là... [altra voce, insieme...]
Il popolo unito giammai sarà sconfitto... [sfumando]
Scusate ma la tv si limita a surrogare qualcos'altro di ben più essenziale, vitale e autenticamente umano, che evidentemente oggi MANCA: invece di lanciare vani allarmi sulla tv, sulla droga etc. senza MAI individuarne le esatte cause né proporre quindi alternative valide e adeguate, iniziamo finalmente a restituire ai bambini e ai ragazzini, ai figli di nessuno proprio quello che gli è stato sottratto ingiustamente e che cercano soltanto di ricrearsi tecnologicamente: chi gli manca son proprio i genitori, mamma e papà e fratelli e sorelle e amici, spazi aperti e liberi e fantasia e collaborazione creativa ai giochi e alle avventure, rapporto di fiducia e chiarezza d'intenti e azioni, divertimento e senso delle cose (della realtà e di sé), cuore e cervello, manualità e attenta partecipazione alle loro indoli e tendenze e desideri e sogni, al loro mondo che è ancora collegato alla scaturigine stessa della vita ossia che può darci energia rigenerante anche a noi adulti...
Facciamoci tutti un orto, prendiamoci due galline e una capra, ricicliamo tutto a partire dall'acqua, torniamo all'essenziale della natura, condividiamo tutto (non solo i frutti: anche il lavoro), leggiamo e cerchiamo e restituiamo alla vita quanta più verità e bellezza possibile, lottiamo contro chi ci vorrebbe privare della liberta' personale e partecipiamo attivamente alla vita civile del nostro Paese, fondiamo tutti i nostri rapporti sulla concretezza e sull'autenticità, diamo il massimo possibile a noi stessi e a chi ci vive accanto e intorno e ci capita d'incrociare nella nostra via, trasferiamo ciò che sappiamo in chi è assetato di conoscenza, siamo precisi e leali nell'amare e nel generare e nell'allevare, procediamo con calma ma inesorabilmente verso l'ultima meta, perché quando lasciamo il mondo grazie anche a noi sia un po' meglio di come l'abbiamo trovato, non aspettiamoci niente per quel che facciamo perché ciò che facciamo è tutto ciò che si ha.
Mail inviata ieri a Paolo Dorigo, che poi a cena m'ha accennato d'aver le lettere che Saviano, quand'era ancora un giovane studente, gli mandava in carcere: devo approfondire con calma.
Ciao Paolo, ne parliamo perché via mail è impossibile capirsi, se appunto non c'è già aperto un dialogo di persona: comunque t'accenno solo che, se hai visto ieri sera la trasmissione, qualcosa ti sarà arrivato.
Ti dico cosa arriva a me da maestri come questi (non per l'aspetto letterario, ma puramente umano: di maestri così potenti se ne possono trovar molti, e ne conosco, anche in gente cosiddetta "umile e incolta"; e ti confesso che la stessa ammirazione e stima profonda ce l'ho anche per chi si batte per gli ultimi, ultimo lui stesso del resto, come te): Saviano ieri sera ha COMUNICATO, nel più alto e profondo senso del termine.
Scaldava la pancia, emozionava, raccontandoci chi siamo e di cosa è fatto davvero l'essere umano.
Mi commuovo per persone, cose molto "semplici e naturali": perché sono autentiche, smisurate e bellissime.
Ieri, per esempio, quando ha mostrato le foto delle due MAGNIFICHE ragazze iraniane torturate, violentate e uccise dal regime, ho pianto e non si poteva non farlo: anche per il dubbio atroce che s'insinua nella fiducia che la bellezza, davvero, possa sottrarre territorio all'inferno (come scrisse anche Calvino nel finale de "Le città invisibili") e quindi salvare l'uomo e il mondo (questo lo scrisse Dostoevskij nei Fratelli Karamazov).
Quella straordinaria e viscerale fede nell'umano e nella sua espressione, nel suo rapportarsi agli altri esseri (non solo umani) e al tutto, che per chi scrive come Saviano diventa naturalmente parola: scritta per raggiungere più uomini ed epoche possibili, ma anche e anzi credo prima di tutto parlata, viso a viso, bocca a orecchio, "pancia a pancia" - perché è col corpo e le viscere e la vita tutta che si comunica, non con quella (c)astrazione chiamata "anima" dalla Kiesa e suoi simili.
Voglio dire: puoi convenire che le parole autentiche sono pietre!
Sono "armi" non violente, più potenti di qualsiasi bomba atomica: perché sono l'erompere dell'essere umano nella sua più straordinaria potenza comunicativa.
D'accordo su ciò, è solo comunicando davvero (non solo con le parole) tra gli uomini che si può far coesione tra loro, tra di noi: rendere unanime ciò che è più personale, far sentire l'universale che ciascuno testimonia con la propria particolare esistenza, e quindi riportare dalla dispersione mortifera quanti più possibile alla riunificazione che nessuna Kiesa è in grado di fare, perché non su dogmi ma nella realtà umana autentica, nella verità più forte si regge.
T'ho scritto ieri in sms: lezione civile, artistica, etica e umana.
Perché è difficile reggere all'emozione, fortissima, e comunicarla come ha fatto ieri da straordinario essere umano Saviano.
O scoppi in singhiozzi, o mantieni tutto sul piano meramente razionale: lui no, è riuscito a passare (superare e trasmettere) il fuoco senza per questo bruciarsi o bruciare nessuno.
Ha acesso micce, bombe, soli, ha innescato quel pensiero del cuore che sempre più raramente, ahinoi, circola oggi tra gli uomini: oppressi o dalla povertà o dal lusso (le forme d'alienazione non sono importanti, quanto il fatto che si perda se stessi - cioè che si muoia in vita).
Ecco in che senso, per me ma non solo e ne ho le prove ogni volta che faccio un'uscita di poesia e musica, anzi ogni volta che prima di tutto anche io solo mi salvo la vita riarmonizzando attraverso l'arte lo squilibrio mortale della vita quotidiana, dicevo ecco in che senso per me Saviano è impegnato nella più lunga, infinita battaglia per la verità e per la libertà umane: la "guerra" che non ha mai fine, ma che dev'essere ogni singolo istante combattuta - perché l'uomo si ricordi cos'è davvero e che posto occupa nell'esistenza, con ogni sua azione...
Queste son solo note a uso personale, che ti giro a titolo puramente informativo: non rispondermi in mail o non ne andiamo fuori, bisogna parlarne!
CiaU
"L'educazione avviene per 'plagio': gl'indirizzi di vita partono da un coinvolgimento emotivo! [...] Si deve andare per categorie emotive, i giovani vanno 'plagiati'. [...] La [buona] volontà non esiste: è una categoria religiosa, la volontà, non è una categoria psicologica. Perché la volontà, che vuol dire l'applicazione, nasce dall'interesse: l'interesse nasce dalla fascinazione: se mancanco queste premesse, non c'è volontà che tenga." (fonte web: http://www.youtube.com/watch?v=qmqlUlM3E0Y&feature=related).
"Io assumo la droga sempre come il sintomo di un'angoscia originaria. Non l'assumo come la causa dei mali, ma come il 'rimedio' dei mali. Non dimentichiamoci che anche la pazzia è un rimedio al suicidio, così la droga è il rimedio ad un'angoscia più profonda. Per cui forse bisognerebbe incominciare a curare le angosce, prima del sintomo o 'rimedio', buono o cattivo che sia, che si chiama droga che assume il ragazzo: è l'angoscia che va curata." (fonte web: http://www.youtube.com/watch?v=okY8AcyjBJw).
"Essendo il popolo più debole della terra, dobbiamo essere forniti tecnicamente in maniera notevole: dobbiamo avere una bella tecnica difensiva, e quando è necessario anche offensiva. Quindi finiremo col diventare una società assediata. E le società assediate non sono più creative. E' molto improbabile che possa nascere ancora un Beethoven, un Kant, un Leonardo da Vinci: perché la nostra cultura è una cultura d'assedio, noi dobbiamo difenderci. [...] La cosiddetta mafia è solo la punta emergente del tessuto normale delle relazioni." (fonte web: http://www.youtube.com/watch?v=P_uE9-ksKgg).
Il ciclo è in natura: è il senso stesso di essa, e quindi dell'esistenza che da essa deriva e in essa è immersa e compenetrata indissolubilmente. Ma oggi viviamo in una prevaricante artificialità tecnica, tanto potenziata che ormai sovverte addirittura la stessa ciclicità naturale e mina quindi le fondamenta del mondo, basato invece sul (ri)ciclo continuo, condannando così a morte tutto il Pianeta, noi inclusi. Non siamo dunque neanche più terrestri, siamo piuttosto ormai degli alieni a noi stessi, all'uomo e all'umanità finora conosciuta: il mutamento antropologico in atto è il più grande e spaventoso mai avvenuto dall'inizio della storia umana, esso ci definisce ormai come "tecnestri" o "tecniti", anzi meglio ancora "tecnìcoli" (ossia: meri cavernicoli tecnologicizzati, quindi pericolosissimi per sé e tutto il Pianeta perché forniti d'un potenziale distruttivo inversamente proporzionale alla propria evoluzione umana), totalmente spaesati proprio perché sconnessi da Madre Natura, dal suo (ri)ciclo continuo, e collegati invece artificialmente a macchine che la surrogano per permetterci di "vivere", cioè solo sopravvivere, in tale artificio - ormai ridotti a meccanismi svuotati di senso - confinata l'anima e l'umanità nostra stessa in un volatile ed intangibile aldilà di sogno inimmaginabile. Mentre nell'aldiqua il bisogno fondamentale, ben oltre cibo e casa, rimane inesaudito e, a questo punto di degenerazione socio-culturale, ormai quasi anche inespresso: perché inesprimibile coi concetti razionalistico-scientifici di oggi, coi quali soddisfiamo solo i bisogni attuali del tempo progettuale a breve termine, non la nostalgia dell'eterno di leopardiana, infinita memoria, ben connessa però sul piano metafisico e ontologico a questo presente, alla viva stagione e al suo risuonare in noi come oceano dilagante di vita che ci travolge e porta con sé, oltre noi stessi, ben oltre la prigione dell'ego e gl'incattiventi limiti della coscienza occidentale - ed è perciò così dolce, come la poesia ci dice.
Ecco allora un'ottima definizione del carcere, che possiamo usare a metafora d'una condizione attuale, generalizzata e diffusa ormai in tutti gli ambiti della vita, dal lavoro fin quasi al cosiddetto "svago" del sempre meno "tempo libero": inferno meccanico. Perché l'inferno nasce proprio qui: dalla meccanicità rigida ed opprimente, disorganica e scollegata, contraria cioè alla natura che pure ha i suoi cicli ma sempre variati. Quello che Dante fa, ordinando i dannati nei gironi etc., è proprio questo mostrarci il senso del massimo contrappasso ironico: il regno del caos è sottoposto a un ordine ferreo da parte del Bene-Dio, ossia il caos infernale del male e la disarmonia psico-fisico-sociale conseguente sono proprio quest'antinaturale pseudo-ordine meccanicamente riprodotto in eterno, immutabile, invalicabile, carcerario, negato a ogni evoluzione interiore e quindi esteriore, fermo in un istante di perdita permanente, senza ricambio e crescita né mutamento e conoscenza ulteriore. Ciò che si sa, di noi e del mondo, se si ferma a un dato momento, ci danna. Allora solo, la cultura e la conoscenza pratica di sé e del mondo possono essere, e sono in realtà, la sola vera grande terapia: cura e salute-salvezza per l'uomo e per il mondo in cui vive. Quindi l'esatto opposto dell'attuale regime non solo carcerario, ma di vita in senso stretto, anzi angusto.
Ma la cosa mai notata, e che invece va ben sottolineata, è che la scienza persegue gli stessi scopi della religione. Anzi: nasce nel '600 con Cartesio, che la fonda proprio su quel Dio buono (che in quanto tale non lo inganna, se pur ha dubitato della bontà dei ragionamenti umani e suoi in particolare) da cui tenterà poi d'affrancarsi sempre più, contrapponendovisi proprio sul terreno delle medesime tematiche. Ma ciò che è ancora più sorprendente, è che la scienza ormai oggi attua sul piano fisico/corporeo ciò che la religione attua(va) metafisicamente/spiritualmente. Stessi risultati, quindi, ma con due percorsi diversi, o meglio proprio opposti. Ma alla fine, chi vincerà? Quale metodo (via) ci porterà alla salute/salvezza e dell'anima e del corpo, qui ed ora e non nell'altra vita e nell'aldilà? Il punto è che, molto probabilmente, gli obiettivi che la scienza ha ereditato suo malgrado dalla religione cattolica sono sostanzialmente sbagliati, erronei e deleteri, perché frutto d'una scissione derivata dalla schizofrenia che impronta tutto il pensiero occidentale moderno. S'insegue l'immortalità, per paura di morire, e non il vivere qui e d ora con gli altri una vita degna di poter attraversare serenamente l'evento necessario della morte, iscritto nel (ri)ciclo naturale che però abbiamo ormai soppiantato con l'artificio tecnico infernale, come più su osservato, proprio in conseguenza della falsante e nefasta medesimezza di scopi tra scienza e religione. Chi insegue l'immortalità prevarica, commette ybris: nichilismo e "volontà di potenza" sono le due facce della stessa medaglia.
"L'accelerazione del tempo si concluderà nella soppressione dell'anima: uno degli intenti dell'età della tecnica, dove le anime sono qualcosa di perturbante rispetto alla regolarità degli apparati; per cui la gente deve funzionare, sostanzialmente senz'anima, attraverso procedure del fare efficienti, funzionali, produttive. [...] Però [nella filosofia] rimane sempre questo imprinting del processo educativo, un processo educativo che si sviluppa attraverso la mente: se uno pensa, e per giunta anche sa, è meglio rispetto a uno che non sa e non pensa. E Quindi la filosofia costituisce, oggi, il massimo antidoto a quella soppressione della mente a cui tende, sostanzialmente, la tecnica. Sotto questo profilo io non ho nessuna difficoltà a pensare che quelli che si iscrivono a filosofia si iscrivono non tanto per acquisire una competenza (e quindi sono gli anti-tecnici per eccellenza), quanto per raggiungere una sorta di comprensione di sé e saggezza nella vita: non ci sono altre ragioni per iscriversi a filosofia, che dura 3 o 4 anni, se non quella di pervenire a una consapevolezza di sé, e al limite anche a una cura di sé, dal momento che la tecnica non ci cura, ci usa." Umberto Galimberti - fonte da internet:
Mio nonno si chiamava Antonio Fiolo, e in Italia aveva il soprannome di Cesare: perché aveva una personalità forte e molto carismatica, era un appassionante trascinatore! Era dovuto scappar dall'Italia, perché perseguitato politico: rischiava d'essere ucciso dai fascisti, per la sua attività da comunista internazionalista... Così, prese l'amara e durissima decisione di lasciar l'Italia, dove però aveva già sposato sua moglie Teresa Terren (anche lei, un po' come tanti all'epoca, aveva un soprannome: Ada) con cui aveva nel frattempo avuto una figlia, ancora piccola quando mio nonno partì, mia zia Fanny. Poi, quando tornò dopo oltre 10 anni dall'Argentina, fece altri 4 figli: Carmen (soprannominata Michelina, come il papà di mio nonno e il nonno di mio nonno: dato che si passavano i nomi Michele e Antonio di generazione in generazione!) che però morì giovane e non ho quindi mai conosciuta, poi Giorgio (mio padre), quindi mio zio Renzo (soprannominato Omar) e infine mio zio Ermanno. Come si vede, in omaggio alla sua fede internazionalista e comunista, mio nonno ha dato ai suoi figli dei nomi (e dei soprannomi) che vengono da svariati Paesi: Francia, Spagna, Grecia, Italia, Turchia e Germania! Era davvero un grandissimo uomo... Avrebbe addirittura voluto partir per andar ad aiutare anche i partigiani spagnoli, nella guerra contro la dittatura di Franco, ma mia nonna riuscì a fermarlo - appena in tempo: ormai era un padre di famiglia, doveva occuparsi dei loro figli! Aveva anche un fratello adottivo, il cui cognome era Naritti: anche lui militante comunista e partigiano; fu ucciso dai fascisti durante la guerra di liberazione nazionale italiana. Mira, il paese sulla riviera del Brenta in provincia di Venezia dove abitavano i miei nonni paterni e dove ancora abitano i miei genitori, ha intitolato col suo cognome la via dove c'era la loro casa: ora si chiama "Calle Naritti"... Insomma, una grande storia individuale dentro una grande Storia collettiva: mio nonno, Antonio detto "il Cesare"! Per ora mi fermo: dei miei nonni e parenti materni dirò con calma un'altra volta, intanto basti sapere che la mamma di mia mamma Maria Laura si chiamava Maria Giovanna Celeste Biasion, detta "Nina" (dal diminutivo: Giovannina) ed era una dei figli del fornaio del paese, Prozzolo (dal latino "Pratilium") di Camponogara (VE); invece mio nonno materno si chiamava Attilio Fabris, detto "Tilio" (sì: proprio come il bellissimo, magnifico, profumatissimo e coloratissimo albero)...
Ho appena visto in tv, al Tg1 o forse Tg2, un servizio sulla sentenza del Tribunale Europeo che dà ragione al ricorso dei genitori d'una bambina (mi pare in Veneto) che avevan chiesto di levar il crocifisso dall'aula, ma i vari TAR etc. italiani gliel'avevan negato. Siccome ritenevano tali tribunali italiani non abbastanza liberi dal Vaticano per poter decidere autonomamente e dar quindi una sentenza giusta, si son così rivolti al Tribunale Europeo che gli ha dato piena ragione! Ovviamente quelli italiani son subito ricorsi, ma non avran speranze - io auspico! Poi c'era un rappresentante della Kiesa che diceva che non vedeva in che modo un "simbolo passivo" come il crocifisso potesse indurre alla fede: ma dài, ma con che faccia vien fuori questo a dir simili imbecillità!?! Ma se son 2000 e passa anni che ci propinate codesto simbolo tutt'altro che passivo, come ogni simbolo del resto, quale segno stesso di riconoscimento del Kristianesimo/Kattolicesimo (e forse c'è pure stabilito, "infallibilmente" da qualche Papa in qualche dogma/Concilio/enciclica, che è proprio il segno distintivo e uno dei simboli e cardini fondamentali - se non proprio il principale - della dottrina Kattolika)! E comunque, se fosse davvero passivo (ma un simbolo è proprio l'esatto contrario: è anzi l'emblema d'una certa cosa, stracarico e grondante di significati iconici e anche storico-religiosi in questo caso!), allora cosa lo mettete a fare ovunque e pure nelle scuole laiche italiane, o perché volete a tutti costi tenerlo e lo difendente in questo modo (ridocolo, peraltro)? Se non serve davvero a niente, perché è un "simbolo passivo", allora perché non mettiamo in giro un bel po' di falce e martello e spargiamo per l'Italia una cospicua dose di bandiere rosse!?! Diceva poi ancora, questo rappresentante della Kuria Romana, che allora seguendo la logica del Tribunale Europeo dovremmo toglier di mezzo tutti i simboli Kattolici analoghi che costellano (io dico: impestano!) ovunque l'Italia: se magari fosse, dico io!!!
"Il potere politico dello stato moderno è soltanto un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese." [Ufficio ragioneria della finanza globale, scrissi anni fa.]
"La borghesia non può esistere senza rivoluzionare incessamente gli strumenti di produzione e quindi i rapporti di produzione, e quindi tutto l'insieme dei rapporti sociali. [...] L'incessante rivoluzionamento della prodizione, l'initerrotto sovvertimento di tutte le condizioni sociali, l'insicurezza e il movimento perpetui caratterizzano l'epoca della borghesia [...] tutti i rapporti che subentrano invecchiano prima di potersi consolidare." [Vi torna sì o no il quadro del precario, in guerra e in crisi permanente, mondo attuale?!]
"La borghesia ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi. [...] ha privato l'industria della sua base nazionale." [Capitali all'estero, manodopera estera sottocosto etc.]
"I prodotti spirituali delle nazioni diventeranno un patrimonio comune." [Questo è positivo...]
"[La borghesia] costringe tutte le nazioni, se non vogliono andare in rovina, ad adottare il modo di produzione borghese, le obbliga ad introdurre a casa loro la cosiddetta civiltà [...]" [Il pensiero unico che come un'immane colata di cemento livella tutte le differenze!]
"La borghesia ha sottomesso la campagna al dominio della città. [...] Essa ha ammassato la popolazione, centralizzato i mezzi di produzione, concetrato la proprietà in poche mani. Come conseguenza necessaria, ne è risultata la centralizzazione politica." [Crisi ambientale/sociale.]
[...] la moderna società borghese, che ha destato come per incanto mezzi di scambio e produzione così portentosi, assomiglia allo stregone che non riesce più a controllare le potenze sotterranee da lui evocate. [...] Nelle crisi si diffonde un'epidemia sociale, che sarebbe apparsa un controsenso in tutte le epoche precedenti: l'epidemia della sovrapproduzione. [...] I rapporti borghesi sono diventati troppo angusti per contenere la ricchezza da essi prodotta. Come riesce la borghesia a superare le crisi? [...] Preparando crisi più vaste e più devastanti, e riducendo i mezzi per prevenirle. [...] Ma la borghesia non ha soltanto forgiato le armi che devono recarle la morte; essa ha anche prodotto gli uomini che useranno queste armi - i moderni [...] proletari." [I mezzi sono i fini, contrariamente a come pensava qualcuno, che non è certo Machiavelli dato che non era un gaglioffo qualsiasi, lui...]
Marx - Engels, "Manifesto del Partito Comunista", 1848.
Meditate gente, perché questo è solo l'inizio - e noi lo sappiamo bene...