Stanotte ho fatto un sogno, come un film: ne ricordo però solo il finale, verso mattina prima di svegliarmi. C'era questo bambino bengalese, con gli occhi scuri e ardenti come il fuoco. Forse ero io, o forse ero suo padre: può anche darsi fossi entrambi, insieme. Lo vedevo da fuori, era felice: stava seduto in un banchetto, a scuola, in prima fila, ed imparava a scrivere il proprio nome nella propria lingua, fatta di ghirigori divertenti. La maestra, o la madre (una bellissima giovane indiana, o comunque dell'est), vedendone l'impegno calligrafico di perfezione quasi giapponese, a un certo punto gli dice gentile: "Ricordati, a metà, di guardar fuori", facendo cenno alla finestra aperta. E qua mi pare d'essermi svegliato: la sensazione era di gran benessere, sollievo da uno sforzo troppo grande. Mentre scirivi il tuo nome, nella tua lingua madre, intima e vera; quando scrivi il tuo nome, come un quadro, o fai una qualsiasi cosa autentica, ricordati, talvolta guarda fuori. Rimani concentrato nello scopo finale, ma distrai l'attenzione dal punto in cui ti trovi in quel momento: scollegati dal momentaneo sforzo, per ricongiungerti con la tua grande forza - che sta ben oltre te, pur se anche in te. Sii, contemporaneamente, qui ed altrove: là dove prendi vita. Concentrati ed espanditi, inspira ed esala: non limitare il cerchio dell'attenzione allla difficoltà, o può anche darsi che non riesci a scrivere il tuo nome, a viver la tua vita bene come vorresti, pur mettendoci tutto l'impegno che nemmeno serve.
Premettendo che sono un "fan" di Gesù, in quanto straordinario personaggio umano e letterario e quindi metafora universalmente condivisibile al di là di qualsiasi credo e latitudine, dico solo che (come già argomenta qualcuno, anche in rete) se tutti ci mettiamo a pregar che il cancro, l'aids, le guerre e la fame spariscan oggi stesso, ciò purtroppo non accade: questo, contrariamente a quanto sostiene il Gesù dei Vangeli, ma così come son arrivati (tradotti, falsati etc.) fino a noi oggi (e però non contraddice ciò che davvero dice e fa il Gesù autentico, "Figlio dell'Uomo", da sempre e per sempre: non a parole ma con la propria opera); e qua s'apre l'unica vera gigantesca questione voraginosa e paradossale, che tutti e la Kiesa Kattolica in primis investe e deflagra e spazza per potenza e chiarezza immediata, ossia: perché mai dovrei creder a ciò che è SCRITTO SU Gesù, e non invece creder in ciò che ha realmente FATTO senza MAI scriver niente, se non per così dire nelle vite stesse delle persone che ha incontrato via via nel proprio cammino umano e spirituale su questa Terra; cioè, perché dovrei prestar fede alla lettera morta dei Vangeli e non - al contrario - praticarli e farli veri e viventi in me così come Gesù ha incarnato Dio nella propria vita?
Il centrodestra ha fatto tabula rasa per le generazioni future, condannandole a precariato a vita e zero prospettiva inclusa la difficoltà estrema di metter su famiglia e far figli; così come ha fatto terra bruciata nella memoria passata delle ultimissime generazioni creandosi le condizioni per dominare. Il palinsesto riscrivibile della Tv pare aver vinto su tutta la linea, per questi esseri abominevoli: tutto è già pianificato, inchiodar l'Italia in croce e scappar via col bottino, ecco l'unico vero programma del centrodestra di BerlusKaiser, del nazionalista Fini e dei secessionisti/xenofobi della Lega (tutti assieme solo per i loro scopi criminali). Il problema della scarsa differenza col centrosinistra è che ormai la politica è solo l'ufficio ragioneria della finanza globale: il capitalismo mondiale è il solo vero nemico e affamatore di tutti i "ceti meno abbienti". Il comunismo internazionalista l'unica posizione possibile, pena il suicidio collettivo di tutto il pianeta.
"Colpo di stato mediatico": così l'architetto, antropologo e filosofo francese Paul Virilio ha definito la GUERRA mediatica di BerlusKaiser, già dalla sua prima surreale (purtroppo con effetti fin troppo reali) "vittoria" nel 1994.
Analisi analoga all'apocalittica quanto lucidissima visione, prospettata dallo scrittore inglese George Orwell in "1984": profeticamente edito nel 1948.
Scenario poi ripreso anche nel film "Il caimano" da Nanni Moretti (del 1996): che si rifa comunque, con richiami stretti, al degrado antropologico presagito con angoscia ed allarme ancora più di mezzo secolo fa dal "cuore cosciente" dell'Italia d'allora, il mai troppo oggi rimpianto poeta Pier Paolo Pasolini.
Già negli anni '60 seppe evidenziare e metter in guardia dalla tragedia che la televisione, e i mass-media in generale, stavano attuando con la persuasione occulta: che in realtà è mera manipolazione, inconscia, e pertanto molto più subdolamente violenta d'ogni altra forma di coercizione; perché agisce sulla programmazione mentale dei cittadini: inducendoli ad una passività supina, e letteralmente "schermandoli" dalla partecipazione e dall'intervento attivo (è del 1964 "Gli strumenti del comunicare" dell'americano Marshall McLuhan: qui dimostra, con precise analisi socio-mediatiche, che "il mezzo è il messaggio" cioè che il mezzo usato per comunicare riconfigura la percezione della realtà).
I media di massa realizzano, quindi, senza che quasi ce ne si possa accorgere, proprio quella massificazione e quell'uniformità illiberale pilotata dalle più o meno scoperte veline di regime, che il fascismo non era riuscito ad attuare con la violenza esplicita del manganello e della persecuzione socio-politica.
"Cernobyl politica": recentemente c'è anche quest'altra scandalosa definizione di questa nostra derelitta Italia, data dai giornali francesi, per quanto sta succedendo attualmente con questi pseudo-governi; ma, più a fondo ancora, per colpa di questo pseudo-popolo che li ha eletti e che ne deve rispondere, ora.
Personalmente, infatti, trovo tale richiamo alla memorabile catastrofe della centrale atomica russa un po' troppo semplicistico e in fondo giustificativo: perché, di fatto, tende a infonder un senso di fatalistica rassegnazione allo status quo; come fosse una qualsiasi irrimediabile tragica fatalità o calamità naturale addirittura: ce lo fa sembrar imprevisto e quindi impreventivabile, e pertanto lo dovremmo subir buoni buoni e a testa bassa, da perfetti italioti.
Non individua affatto, insomma, le precise cause e le enormi responsabilità di questo stato di fatto: ma chi appunto l'ha fatto? Esse sono, al contrario, ben evidenti e pesantissime; oltre che perfettamente "rimediabili": secondo me con un'azione socio-politica profonda e intensa, a livello culturale e informativo.
Perché non si può eludere il fatto e fingere di non comprendere che non d'una semplice disgrazia si tratta, ma d'un progetto economico-politico di controllo e sfruttamento di massa: attuato con consapevole perfidia e finalità di lucro.
Già nel 1967 il situazionista scrittore francese Guy Debord rilevava, nel suo "La società dello spettacolo", che "la democrazia spettacolare non intende essere giudicata in base ai propri meriti ma in base ai propri nemici. La storia del terrorismo è scritta dallo stato": dall'Occidente/Uccidente, col nostro sangue.
Questo processo di riprogrammazione mentale del popolo italiano, attuato dalla maggioranza ora al governo prima tramite bombardamento di spot e palinsesti e ora con decreti legge autoprotettivi di fatto esautoranti la vita democratica, rientra in piani mafioso-P2isti ampiamente documentati, e mina alla radice la Costituzione della Repubblica Italiana: portando così a una Monarchia elettiva.
Va, quindi, non solo affrontato a livello culturale, ma smantellato tramite la magistratura e la giustizia penale: tenendo anche conto dell'eventuale rischio di vero e proprio colpo di stato armato, poiché l'esercito è ormai mercenario (quindi probabilmente bisogna prevedere di dover resistere anche in tal senso).