m u s i c a

Pre-testo

Scrivo perché
per la telepatia
è ancora presto.

Eccomi

Utente: situo
Nome: ness 1

NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE

CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI

SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI

VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,

E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE

SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE

PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.


OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)



Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.

OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)

 Il mio profilo Contattamisituo
 Il mio profilo Contattamidzikr

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

giovedì, 27 agosto 2009
Da Tangentopoli a Videocracy: l'Italia in fumo.

L'internazionalmente riconosciuto architetto, nonché stimato filosofo e docente uniersitario francese Paul Virilio ha definito quello di Berlusconi, fin dal suo primo governo, un "colpo di stato mediatico" (contro il cui degrado antropologico Pasolini metteva in guardia già 50 anni fa, putroppo senz'ottenere ascolto). Il film "Il caimano" di Nanni Moretti evidenzia uno stato d'assedio mentale mediatico, una dittatura catodica e una degenerazione umana attraverso televisioni e mezzi non d'informazione, ma di deformazione di massa. Il primo ministro italiano attualmente in carica e la gran parte dei suoi ministri e alleati della maggioranza, se la nostra fosse una Repubblica Democratica e non un regime totalitario spacciato per democrazia, starebbero da tempo in carcere per attentato ai fondamenti stessi della Costituzione Italiana. Il condizionamento psichico e socio-politico dei telecomadamenti è attuato, prima ancora che attraverso i contenuti, proprio col mezzo in sé: Marshall McLuhan, già negli anni '60, sottolineava come un medium di massa conformi alle sue regole di funzionamento chi ne fruisce quotidianamente: lo schermo televisivo, tra gli altri non minori danni come ad esempio il livellamento superficializzante della consapevolezza della realtà attraverso la centrifugazione meramente giustappostiva della sua rappresentazione, dà l'illusione della partecipazione proprio finché di fatto allontana e tiene separato dal contatto col reale, disarticolando in tal modo sia la psiche individuale che il corpo sociale, e minando il senso concreto/pratico di chi ne subisce gli effetti, fino a una gravissima dipendenza: al pari d'una sostanza stupefacente - letteralmente micidiale, a tutti i livelli. Si può continuare a non finire, ma è utile solo a chi è già fuori da questi meccanismi e sta agendo per annientarli. "Matrix" e "V for venge".

Postato da: situo a 23:28 | link | commenti (1) |

martedì, 25 agosto 2009
Il posto giusto

Alice Pietrobon

Dev'esserci, lo sento,
in terra in cielo o un posto
dove non soffriremo
e tutto sara' giusto.
La mia canzone.
Amo.


§


Ness Uno

Ma quel posto già c'è:
sei proprio tu, è in te;
solo, non puoi fermarlo -
né volerlo per sempre;
lo puoi solo cercare,
ascoltarlo succederti.

Postato da: situo a 17:13 | link | commenti (1) |

In fondo

Ho un portatile nuovo: è questa, forse,
la più importante - e la chiavetta wireless -
delle ultime notizie a mio riguardo.

No, c'è anche che ormai peso talmente
tanto che quasi stento a respirare -
ma v'importa davvero, tutto questo?

Il lavoro, ogni giorno, è scandaloso;
la donna dei miei sogni non mi sveglia
e la musica tace - senza amici.

Così, vago nei giorni - senza mappe, 
perseguo un vento che mi dà respiro 
e confido, ora e sempre, nella fine.

Oggi ho letto, su un libro che mia mamma
ha comperato in spiaggia da un moretto,
un proverbio africano - loro, poveri?

Ma se "Nessuna strada porta a un albero 
senza frutti.": ecco, non dico poi grandi
cose; ma questo - straordinario - tutto.

Postato da: situo a 00:58 | link | commenti |

domenica, 16 agosto 2009
In viaggio (a velocità vita)

Bei tempi quelli in cui, prendendo un treno,
già si era partiti per il cuore;
ogni distanza era bugia del mondo:
si sconfinava, in volo - nell'amore.

Postato da: situo a 13:43 | link | commenti (1) |

sabato, 15 agosto 2009
R. M. Rilke

"Io credo che tutto quel che realmente accade non tema la morte." (da: Appunti sulla melodia delle cose): è per questo, che si ha tanta paura di morire al giorno d'oggi - perché in realtà non si vive davvero, e si vuol conservarsi per poter un qualche giorno iniziare finalmente a farlo realmente; ma ciò che si conserva, di fatto, è la morte: mummie imbalsamate, in attesa di che giorno della resurrezione?

Postato da: situo a 13:17 | link | commenti (3) |

venerdì, 14 agosto 2009
Ciao Les...

Postato da: situo a 00:55 | link | commenti |

mercoledì, 12 agosto 2009
Blu bambino

Chissà perché
c'è sempre un bimbo
che tiene il filo
del palloncino?

Lo vorrebbe seguire
per volare e volare
più lontano, lassù:
galleggiare nel cielo
fino a dove le nuvole
si perdono oltre il sole.

Ma la terra lo chiama,
e la mamma, per nome:
perché l'aria non ha
né parole, né abbracci -
e il bambino ha bisogno,
ha bisogno di baci!

Chissà perché,
c'è sempre un bimbo
che tiene il filo
del palloncino.

(12/8/09)

Postato da: situo a 20:13 | link | commenti (2) |

Il destino nel nome

Diventare nessuno, forse ci può far credere di poter evitare di morire. O anche, al contrario, si può convincersi di poter sfiorare Dio nella proliferazione infinita dei nomi. Mi vengono in mente il Tetragramma sacro e impronunciabile del nome di Dio degli ebrei, di contro (o meglio complementare) ai cento nomi di Allha dei musulmani. Ma soprattutto, per restare nell'umano: il fatto che il poeta (e l'artista in genere, ma non solo: forse perché più consapevole e vicino all'origine, alla fonte primordiale e primigenia) riceve il proprio reale battesimo solo dalla e proprio nella sua opera, in quel che fa/crea ossia nel nome che dà così al mondo, il quale diventa in tal modo il suo mondo e lo designa/denomina/identifica quasi come nome proprio aggiunto, attributo essenziale e imprescindibile della sua identità personale, spesso ben più importante del nome originario che comunque non dà conto di ciò che un uomo fa, ovvero dell'ambito dell'essere entro cui decide di (o si lascia) rivelare (sia agli altri che, soprattutto, a se stesso). Un esempio lampantissimo di ciò è quello che, proprio perché non identificabile in quanto anonimo, sulla sola scorta della sua opera è detto/ribattezzato: il "Maestro della Madonna di Macereto", ricevendo così il proprio vero nome/identità in/da ciò che fa (ha fatto, in questo caso - dato che è già morto) e lascia all'umanità nei secoli a venire. Quasi che la reale impronta personale, e quindi il nome/vibrazione fondamentale che ci contraddistingue e manifesta nel tempo e nel mondo, sia proprio e solo il nostro agire: ciò che facciamo, la traccia che iscriviamo sul suolo della storia (e a volte anche della Storia) e, in fondo, negli altri. Annissimi fa ho scritto: "Ma che importa dei nomi a questa vita?", e successivamente ancora: "Viene voglia di essere [...] una foglia tra mille senza nome": non è sempre questo silenzio preoriginario (preverbale, prerazionale, prementale: elementare, minimo perché massimo, semplice perché infinitamente complesso ma d'un organicità in cui tutto è in relazione con tutto ed esplica la sua funzione fondamentale nel suo piccolo/immenso) che ci chiama  di continuo all'ascolto essenziale dell'essere nella sua/nostra pura presenza assoluta, indefinita, illimitata, incommensurabile, infinita?

Postato da: situo a 12:27 | link | commenti |

martedì, 11 agosto 2009
Altri libri letti ultimamente

- J. Kristeva, "Bisogno di credere: un punto di vista laico";
- E. Cassirer, "Linguaggio e mito: un contributo al problema del nome degli dèi";
- R. Pausch, "L'ultima lezione: la vita spiegata da un uomo che muore".

Postato da: situo a 19:50 | link | commenti |

Star Lady Dust

Signore e Signori, nuntio vobis: è davvero con grande e profonda gioia che posso dire d'aver finalmente avuto l'enorme e specialissimo piacere di conoscere "ufficialmente", ieri sera io e lei da soli in un caffé in centro a Piove di Sacco (ammetto che da fuori, ma anche a me così a posteriori può sembrar un'astuzia e un trucco per ottener appuntamenti privati diretti e personalizzati come questo, quella d'esser timido fin quasi al ridicolo: invece non lo è per niente, son proprio io imbranato  perso così, senza speranze) una donna che letteralmente scintilla e fa scintillare insieme l'aria e le persone (io di sicuro) intorno a sé, come una fantastica e meravigliosa stella che viaggia nel firmamento notturno portando luce e sogni dove l'uomo non immagina neanche di poter arrivare (e fatalità, ieri sera era proprio il 10 agosto: ossia la notte di San Lorenzo, delle stelle comete e dei desideri umani affidati al le potenze celesti...): ieri ho parlato per oltre 3 ore e condiviso il piacere intimo e fondamentale della musica e della poesia, che sono la nostra vita, con niente popò di meno che la luminosissima e scintillante  e cuorvibrante Cantante Alice "blues" star-lady-dust Violato, che intanto s'è dimostrata disponibilissima, teneramente affabile e così alla mano che ero  (e sono) davvero molto ma molto felice di poterle esser amico, e starle vicino a parlar del senso stesso della nostra vita (e direttamente e spontaneamente in dialetto, per tutto il tempo: che per me è come un idioletto, un gergo-vezzeggiativo di estrema confidenza e grande vicinanza spirituale, una lingua del cuore e degli affetti, la lingua natìa della madre e del padre, della vita quotidiana e della spontaneità e sincerità massime perché non premeditate, ormai istintive e irriflesse); e insomma questa donna è assolutamente, senz'ombra di dubbio e ve lo posso garantir anche per iscritto come sto facendo ora, più che speciale: ha in sé ancora forte e potente quella fiamma vitalissima e alta oltre i cieli dell'infanzia, quell'autoriconoscimento che proclama il destino, la direzione della propria vita un bel giorno, quando diventiamo grandi e c'avviamo alla maturità più piena e vera: è una persona che non ha mai usato una sola parola negativa in tutta la sera, pur parlando anche d'esperienze difficili e frustranti, senza però mai dare la colpa a nessuno men che meno a se stessa, tenendo sempre alimentato (quasi da solo) quel fuoco che è davvero sacro, divino e intangibile perché non è un possesso ma continua a scaldarci e illuminarci per tutta la vita, se gli stiamo accanto alla giusta distanza; è una ragazza, una donna di gran cuore (e quando canta te lo dà tutto,  lo senti e non è quindi smentibile da nessuno né alcunché): sensibile ma non melensa, sincera senza malizia, è una persona pura - perché ha cura di sé e degli altri; ha una magia che forse ancora non conosce né sfrutta appieno, ma percepisce senz'ombra di dubbio in sé, di certo quando canta e compone la sua musica; ché poi a fine serata m'ha pure chiesto di darle una delle mie pubblicazioni (dunque s'interessa a me): e io avevo giusto in tasca una copia di "Sarà-jevo?", ma non me la son sentita di far l'egocentrico tirandola fuori così dal giubbetto come un prestigiatore dal cilindro - e sì, ho "finto" di non averne con me e le ho promesso di dargliele la prossima volta che ci vedremo: perché in fondo tutto questo è per dire che ho voglia di rivederla ancora, molto presto, ma senza passare per assilante, senza mandar a male un rapporto che forse è già per lei pienamente soddisfacente col fidanzato attuale, senza crear danni ma, è così, la folgorazione non è controllabile: e io brucio, e le devo restituir la luce che mi dà...

Postato da: situo a 12:42 | link | commenti (2) |

domenica, 09 agosto 2009
Marghera Live project...

Sì, questo e molto altro (anche di personale a livello famigliare)... Aggiungo solo il tragico paradosso che all'epoca quest'inferno fu comunque necessario a dar di che mantenersi a un mucchio di famiglie proletarie e ad incrementare lo sviluppo industriale ed economico dell'Italia del dopoguerra (che già Pasolini distingueva nettamente dal reale progresso della specie umana!): così anche la fabbrica Mira Lanza (a me più vicina e nota, avendone respirato per più di 30 anni l'aria saponata) fu un altro punto nodale del poi ribattezzato "triangolo della morte", e fu abbattuta la villa Cinque Torri (unica nel suo disegno, pur se simbolo di un altro tipo di patriziato, veneziano: quello terriero) per far posto all'orrore chimico-industriale che, appunto, è però servito a sfamare un sacco di gente all'epoca... Mio nonno c'ha lavorato e sputato sangue, s'è pure battuto per i diritti dei lavoratori finendo perseguitato politico costretto a scappare dall'Italia per non finire ammazzato: poi è morto lui pure di tumore. (Mia risposta a Andrea Facchin.)

Postato da: situo a 11:07 | link | commenti (1) |

giovedì, 06 agosto 2009
Confida nella fine

Un fiore, un solo fiore può davvero
esser rosso, fra i tanti che profumano
quel giardino che è tutta la tua vita:
saprai qual è solo chiudendo gli occhi.

Postato da: situo a 23:08 | link | commenti |

mercoledì, 05 agosto 2009
LaDuraMadre: Live at Porto Marghera!

Vado senz'ordine: come mi vengon le riflessioni già fatte, e le nuove idee.

L'altro giorno ho finalmente VISTO cosa possiamo fare a Porto Marghera! Sono ormai anni che ne parliamo, con Gian Pietro etc., e alcune incursioni poetiche le abbiam già pure sperimentate, sempre io e lui (LaDuraMadre).

Bisogna darci una scadenza, tipo la primavera prossima (massimo estate: maggio o settembre): con LaDuraMadre vorrei riuscire a far qualcosa per e IN Porto Marghera - con te, Ferruccio, Anna e magari pure Jack e altri interessati/disponibili; modalità da pensare e definire e realizzare insieme.

L'idea è quella di un "Live at Porto Marghera" con poesia e musica; come i Pink Floid fecero a Pompei: anche perché tra non molto sarà uno dei più grossi siti archeologici post-industriali d'Italia e Europa (il Polo Chimico...).

Il fascino alla "Blade Runner" di Porto Marghera visto da Venezia o Ponte della Libertà: l'inferno chimico dove però s'è costretti a travagliare per 2 lire, campare; dopo il purgatorio al contrario di Mestre, nel postmoderno percorso di CADUTA/DECADENZA nel paradiso, ma disertato, di Venezia.

Quest'assurda commistione di morte e vita, di pullulare vivo e vitale in un luogo ordito per la mera sopravvivenza e quindi di fatto deturpante sia a livello fisico (morti sul lavoro...) sia psichico e antropologico: cos'è lavoro?

La fascinazione fantascientifica, e la contropartita della violenza tecnica: il degrado ambientale come macro-riflesso di quello umano, l'oro e il nero.

Dante e la sua Commedia come guide a un senso nella deriva attuale, nel capovolgimento nichilistico di tutti i valori; dato lo sregolato imbrigliamento di tutti i significati passati e, di conseguenza, anche futuri; qui/ora: oltre.

Per una risignificazione del passato, e quindi del futuro: nel luogo chiave (come simbolo) della locomotiva Nord-Est (fu Repubblica Serenissima!)...

Per ora basta, anche perché devo andare: fammi sapere che ne pensi e in che modo vedi tu la cosa (anche in senso proprio pratico/realizzativo)!

Se vuoi possiam vederci e inziare a parlarne di persona e fare un "piano".

Diffondi l'idea tra chi ti pare possa contribuire! Buona estate, a presto!!!


(Mail ad Antonella Barina, per il suo "Madre Marghera" e la coscienza di Mestre...)

Postato da: situo a 22:19 | link | commenti |

Pasolini immortale

"Il successo è l'altra faccia della persecuzione [...] è sempre una cosa brutta per un uomo." - "Non possiamo parlare, in realtà, di 'poesia' come di 'merce': cioè io produco, tu dici, ed è vero; ma produco una 'merce' che è in realtà inconsumabile [...] morirò io, morirà il mio editore, moriremo tutti noi, morirà tutta la nostra società, morirà il capitalismo, ma la poesia resterà inconsumata." - sempre da quell'intervista condotta da Biagi in tivù nel 1971 (Pasolini ucciso; Biagi cacciato).

Postato da: situo a 22:04 | link | commenti |