Insomma, avete presente l'impasse de "La società dello spettacolo" di Guy Debord, il situazionista francese che in tale libro rovescia tutti i punti di vista attuali? O anche la moltitudine di stolti che guarda sempre e solo il dito che la indica, e mai invece appunto l'indicata luna? O, idem, la teo/tecnocratica società occidentale, verticistica e a modello/pensiero unico? O il catodismo esistenziale di veline&reality, mendicanti apparenza in sostituzione dell'identità: che è relazione, e quindi oggi non può che cercarsi nella piazza del piccolo o grande schermo (rete) che sia? E ancora Marshall McLuhan, il suo famoso e a tutt'oggi ancora incompreso e quindi inutilizzato ma strarivoluzionario "il mezzo è il messaggio"? O la moltitudine di Cristi e Buddha e quant'altro, infine tutti autosacrificati appositamente (malgrado le varie sette e chiese sotto cui son stati poi seppelliti da altri stolti dito-attenti e quindi luna-disattenti)? O i 99 nomi di "Dio" nella religione islamica e il nome impronunciabile di "Dio" in lingua ebraica (il famigerato tetragramma sacro: altro che i cattolici, che prima dicono Dio spropositatamente senza problemi, ma si cautelano dandosi il comandamento di non pronunciarne il nome invano)? O ancora l'albero che cade nella foresta, ma senza nessuno che lo veda? O il koan zen del "suono d'una mano sola"? O l'immenso poeta suicida Paul Celan, che scriveva nella "lingua della morte" cioè il tedesco dei nazisti che gli avevan sterminato la famiglia, smontando così quell'arma di distruzione di massa e ricomponendola cercando di ridarle un senso per la vita (esattamente come un tempo si fondevan le campane per fabbricar cannoni, lui invece fondeva cannoni per fabbricar campane)? Ecco, quindi, come se ne vien fuori: la risposta viene, tipo, anche da Del Piero che alla sua 'veneranda' età (avanzata, per un calciatore) e con tutti contro perché si ritiri, semplicemente piazza una punizione da antologia e spiazza tutti nel silenzio del puro gesto - invece di sprecar energie nel contrastare chi lo osteggia, lui che fa: gioca, e basta. Voglio dire, che se ne esce non indicando proprio più niente di niente (ovvero non incrementando più i mezzi del caos e quindi del male), ma solo e direttamente continuando semplicemente a guardar noi per primi e senza far altro la luna, in presenza di coloro con cui s'intende condivider tale ritorno d'attenzione all'inesprimibile grazia dell'essenzialità della vita. Unica via all'umano...
Pensavo a come si saluta da bambini, ché poi da 'grandi' si perde quel modo che appunto c'appare infantile (anzi proprio quasi scomodo come gesto in sé) e così basta agitar la mano o anche solo alzarla e mostrarla a chi si saluta; che è comunque sempre meglio di niente: ma che miseria, in confronto al ciao ciao con la manina dei bambini, apri e chiudi, apri e chiudi - a significar: ti tengo qui, con me, ma insieme ti lascio libero d'andar dove vuoi/devi. Son quei gesti che un bel giorno, in uno speciale momento, capisci che son costruiti e tramandati da generazioni e generazioni in quel preciso modo proprio perché quello e non altro è il senso che devon trasmettere: come anche il saluto militare, che vorrei saper quanti sold-idioti san che storia e quindi senso ha - vien addirittura dal Medioevo, è il gesto con cui i cavalieri in armatura sollevavan la visiera e scoprivano il volto per mostrarsi e farsi riconoscere dall'amico (da cui non avevan niente da temere: perché chi si combatte non solo si corazza ma proprio non si guarda neanche in faccia, al contrario di chi si conosce ed ha anzi bisogno di questo e altri contatti).
Alcuni giorni fa in tv incappo per caso e fortuna in un'intervista allo scrittore israeliano Yeoshua, in cui alla fine il giornalista gli dice che mai come oggi c'è stata una tale fioritura letteraria in Israele, alché lui gli fa - con uno sguardo immensamente dispiaciuto che diceva più d'ogni parola (riporto a memoria il senso, non ricordo la frase esatta): Come tra le due guerre in Europa ci fu una sorta di intensa e fiorente resistenza culturale alla barbarie e alla violenza dell'epoca, così accade oggi anche in Israele; ma preferirei che la letteratura tacesse un po', perché e purché finalmente i popoli vivessero in pace tra loro... Tregua, e silenzio.