m u s i c a

Pre-testo

Scrivo perché
per la telepatia
è ancora presto.

Eccomi

Utente: situo
Nome: ness 1

NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE

CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI

SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI

VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,

E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE

SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE

PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.


OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)



Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.

OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)

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venerdì, 25 aprile 2008
Incipit Comoedia

18 aprile 2008, teatro ex GIL di Mestre - VE (angolo di via Sernaglia): Riccardo Held, note di poesia (appunti di po-etica).

"La vita è piena di cose molto più importanti dell'arte, qualsiasi persona reale è infinitamente più importante della poesia: l'arte è importante solo se riconosce il proprio posto, dopo l'amore e la vita."

"Consolazione" è stata una parola (e una cosa) aborrita dalla sua generazione (in epoca d'impegno e militanza comunista, come nel suo caso), era un tabù: in realtà oggi l'ha rivalutata, ma in una nuova accezione e cioè come "aiuto nella vita", che però stimola insieme anche una sana irritazione per l'esistente, che spinge quindi a desiderare e a voler rendere questo mondo un posto migliore di com'è ora.

La poesia è fuori dai grandi centri/circuiti della 'comunicazione' del nostro tempo; ma proprio perché sta fuori dalle cose pratiche e vantaggiose, "ci allarga l'aria", lo sguardo e la mente.

Kafka è, in senso generale, il poeta più grande del Novecento, per lui.

L'udito è un tema molto delicato, oggi: perché è ormai diventata periferica un'attività così centrale per tanti secoli, come la poesia. A partire dalla seconda guerra mondiale s'è iniziato a concentrare sulla vista le informazioni e la comunicazione, incrementando il bombardamento degli stimoli visivi, prima distribuiti su tutti e cinque i sensi.
Oggi non distinguiamo più ben 8 suoni su 100: in 50 anni abbiamo quindi perso 8 significati su 100! Tutto è concentrato sulla vista perché è il senso con la soglia critica più bassa: e siccome si vuol poter controllare gli uomini (riducendoli ad automi lobotomizzati consumanti e consumati), allora si punta sui loro occhi - questa (come la precedente, e in realtà tutto ciò che dice), lo ammette, è una sua teoria (e ha molti avversari, anche tra i suoi amici).

Pur parlando due lingue dalla nascita (italiano materno e tedesco paterno) e una lingua appresa cioè il francese, lui è e si sente italiano perché c'è Dante e la sua Commedia (opere di simile grandezza non esistono in nessun'altra letteratura e lingua); inoltre c'è Monteverdi, che inventa la musica contemporanea: l'opera; e inventa anche l'Italia, completa l'idea dell'Italia che parte dalla Commedia dantesca. Per lui, la più grande disgrazia culturale compiuta dall'Italia è stata la prevalenza assoluta della lingua di Petrarca su quella di Dante.

Dice di sé che è un "idiota mimetico": perché impara a memoria tutto ciò che ha in sé del ritmo. Il tavolo da falegname di un poeta, dove tova tutti i suoi attrezzi con cui fare qualsiasi cosa, è la memoria:
bisogna conoscere e imparare a memoria le opere dei grandi autori, "per non essere parlati da qualcuno che non sappiamo chi sia".

Viviamo in un'epoca con più sollecitazioni che mai ad esser originali, unici, autentici: ma questa è un'enorme, spaventosa fregatura. "Nel Medioevo non contava firmarla col proprio nome, ciò che importava era soltanto fare la cattedrale."

"L'unico modo per entrare nella propria voce, che si faccia poesia o meno, è conoscere la voce degli altri e ricordarsene". "L'unica cosa davvero rivoluzionaria e contemporanea in arte è conoscere bene tutto ciò che sta prima". "Per la poesia è essenziale la ripetizione esatta dei suoni con cui è fomulato ciò che un poeta ha detto." (Una delle linee maledette della traduzione è italiano => francese: perché l'italiano si affloscia come un sufflé venuto male.)

Dice d'aver sempre scritto solo su due temi: paura e amore, con avvicinamenti e disgiunzioni. "La paura" (tra l'altro, titolo del suo prossimo libro) non è però tanto biografica. Come si fonda la civiltà? Togliendo la paura agli uomini, levandogli le superstizioni. Questo processo parte da Omero, che prende i Miti e "li fa fuori" perché li struttura dentro il racconto e il discorso razionale.
Quando la sostanza mitica entra nel discorso, è de-mitizzata, addomesticata: diventa racconto, epica. E li "fa fuori" anche perché li spazializza, li fissa in luoghi precisi e li incatena, li frena e quindi li ridimensiona (per esempio: Scilla e Cariddi). L'immensa capacità di esistenza che hanno dèi, semidei, ninfe etc. dipende dal fatto che non hanno bisogno di giustificazione, sono totalmente infondati e gratuiti; inoltre la parola del dio è già cosa fatta, è azione: ma solo la violenza garantisce questa cosa, la violenza appunto della natura. L'Ulisse di Omero parla a parti di sé, e ciò è impensabile per una psiche unitaria come quella odierna: solo dopo l'ultima visita alla madre, Ulisse diventa individuo, anzi è il primo individuo dell'Occidente, lo fonda (lo fonda Omero attraverso il suo racconto). E Ulisse (in Omero) può contemplare l'incanto delle sirene solo perché qualcun altro rema per lui e lo tiene legato e ne argina eventuali anzioni nefaste, obbedendo esattamente ai suoi ordini: ma ciò può farlo solo perché lui è il signore, il sire, il re che comanda - in pratica Omero fonda con Ulisse l'organizzazione del lavoro così com'è concepita e praticata ancor oggi in Occidente. Omero inotre divarica le parole e le cose: questo è il prezzo che si paga per voler dominare la natura, ci si separa da lei.

"Che tremenda fatica sia essere Io e stare dentro la lingua" oggi lo si sa tutti molto bene: ciò che ci fa tornare indietro, uscire da questa condizione (occidentale) dell'individuo ci dà quindi un grande piacere. L'arte richiude, ricuce questo strappo/ferita tra parole e cose: con essa s'allentano i vincoli dell'identità, e si fonda il 'principio speranza' (si veda Ernst Bloch, 1885-1977).

Postato da: situo a 12:33 | link | commenti (2) |

domenica, 20 aprile 2008
L'umanità del genio

Allora, son andato venerdì a sentire questa lezione di Held al nuovo teatro ex GIL in via Sernaglia (angolo via Dante, praticamente davanti al cinema omonimo) a Mestre: faceva parte della due giorni culturale (che fa eco alla Giornata Mondiale della Poesia, 21 mazo) finita ieri e a cui ho partecipato anch'io, leggendo 2 testi in dialetto davanti a una botta di vecchiotti che, comunque, m'ha pure fatto i complimenti alla fine (per la sferzata che ho tirato, e ci voleva)! Riccardo, come saprà chi è suo amico (io lo conosco anche personalmente ma, purtroppo, non ho avuto ancora la fortuna, il modo e il tempo per poterlo frequentare come vorrei), è una persona "orissimo" (come diciamo noi di queste parti, veneziani in special modo). Insomma, venerdì arrivo un po' prima dell'orario d'inizio e lui è là davanti al teatro che aspetta: ci salutiamo con una stretta di mano e parliamo un po' (mi racconta della Casa delle Parole: quest'associazione che ha fondato a Venezia per dar spazio alla cultura degli immigrati, politicamente scorretta dato che non dà aiuti umanitari, che già ci sono in giro, ma vuol anzi portar a conoscenza degli italiani non la povertà quanto la ricchezza dei valori delle culture da cui provengono queste persone!). Poi mi dice che ci son delle scolaresche (superiori, là fuori in attesa) e che dovrà quindi modular l'incontro non andando troppo a fondo. Entriamo, si comincia: presentazioni di rito da parte di una tizia sconosciuta (in cui, per ignoranza o mero errore, Raboni torna miracolosamente in vita in un progetto editoriale che starebbe conducendo con Held), e finalmente la temperatura si alza, partiamo a bordo della navicella interdimensionale Poesia... Riporterò qua alla fine gli appunti/citazioni presi nel semibuio del teatro finché accadeva tutto, per ora anticipo solo che una ragazzina delle scuole alla fine ha commentato, più rivolta a sé che agli altri: "Ha scosso proprio le fondamenta!". Magistrale, letteralmente: è esattamente questo, l'effetto che fanno i maestri con la M maiuscola, i veri trasmettitori della passione della conoscenza; chi ti porta al centro di te stesso, e insieme del mondo e della vita, perché è stato al centro di sé attraverso l'esperienza di tutti coloro che hanno fatto analogo viaggio prima di lui. Quando tutto è finito, mi tremavano le mani (ho solo potuto salutarlo frettolosamente con un'altra stretta di mano e andarmene: era che parlava con un altro tizio arrivato solo alla fine e beccato là fuori dall'ingresso), anzi: mi tremava la vita intera, tutti gli atomi del corpo erano in vibrazione sintònica... Mi ricorda Pasolini, per la capacità straordinaria di penetrare nel nostro tempo e nel cuore stesso della cultura, della letteratura, della poesia, dell'uomo: la sua è una critica (una scelta, giudiziosa) culturale e antropologica, prima ancora che estetica e artistica. Il tutto con una umiltà assoluta, fino ad aerrivare ad autodefinirsi (senza scherzare eh!): un idiot savant, un imitatore di ritmi, una scimmia sonora (cito praticamente testualmente, anche se a memoria). Posso allora espormi dicendo che per me quest'uomo è prima di tutto un grandissimo essere umano, ma in particolare credo proprio di poter dire (e senza sbagliarmi di molto, anzi per niente) che è un autentico e grandissimo genio. E meno male che ancor oggi ce ne sono, dato il bisogno che ne abbiamo! Ultima dritta, prima d'iniziar con gli appunti/citazioni dell'incontro: è in uscita, mi par d'aver capito l'anno prossimo, il suo ultimo libro (ne ha pubblicati solo altri 2 o 3, prima: e per scelta, mica perché non abbia niente o poco da dire - bisognerebbe anzi avesse minimo tipo un giornale, per il bene che ci farebbe starlo a sentire e capir come tutto quel che dice ci riguarda profondamente e ci richiama a far ciascuno la propria parte nel mondo!) dal titolo "La paura", edizioni Scheiwiller - e naturalmente consiglio molto caldamente a tutti d'andarselo a leggere! (Vedo però che il post s'è allungato troppo: metterò allora gli appunti/citazioni in un altro momento, in un altro post...)

Postato da: situo a 16:33 | link | commenti (2) |

sabato, 12 aprile 2008
Armonia: figlia di Guerra e Bellezza...

La parola è, per sua natura, imprescindibilmente e irrevocabilmente ambivalente: per questo, comunque e in ogni caso, comprendersi è un processo che va ben oltre le (e proviene da molto prima delle) parole: anzi, forse a parole non possiamo che fraintenderci (come dice anche il poeta Umberto Fiori)... Forse la comprensione verbale (cioè, in fondo, razionale) non è che un grande fraintendimento? Per questo, a un certo punto, quando ho subìto l'esperienza del massimo fraintendimento (quello con la persona amata), ho perso ogni fiducia nelle parole: o almeno usate in quanto poesia, ossia forzate verso la musica... E' la musica sola, che davvero comunica (e salva): non a caso, difatti, anche la poesia va a pescare là - se e quando ha davvero 'qualcosa' da 'dire'... Ora, credo nelle parole solo se univocamente chiarite tra gl'interlocutori nel loro significato: ci credo come veicoli di verità, e non posso più creder ad esse in quanto velleitari quanto fumosi sognincubi poetici - del tutto inconsapevoli della propria forza e verità essenzialmente musicale (e guai a intender la musica come "bei suoni"...).

Postato da: situo a 17:47 | link | commenti (5) |

venerdì, 11 aprile 2008
Mondi di dire (Tiziano Scarpa)

"Siamo a cavallo!" o "Il mio regno per un cavallo!"... Ma quanto hanno da dire, i modi di dire, sul mondo e gli uomini che li hano espressi! Insomma, pensare che ci son stati tempi in cui un Re era addirittura disposto a ceder tutto il suo potere e le terre su cui lo esercitava, pur d'aver la possibilità d'affrontare vis à vis, in sella a un cavallo, il nemico in battaglia... Oggi, tipo, non possiamo più dire con lo stesso senso di riuscita, la stessa fierezza e allegria d'allora, che ne so: Siamo in automobile (o in macchina)! Ma che schifezza, e che tristezza... Bisognerebbe come minimo esser in viaggio per la Luna, in navicella spaziale o qualcosa di simile, per poterci permetter un sentimento analogo quanto a intensità, se non propriamente simile circa il mezzo di trasporto (e si veda, qua giù nei post, quello dove parlo del vero trasporto - altro che mezzi!). Oggi, massimo si va a puttane...

Postato da: situo a 19:01 | link | commenti (2) |