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Nome: ness 1
NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE
CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI
SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI
VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,
E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE
SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE
PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.
OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)
Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.
OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)
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- Alzo una mano, sono responsabile. Chiudo gli occhi, sono responsabile. Fumo, sono responsabile. Sono infelice, sono responsabile... Io lo scordo, ma sono sempre responsabile.
- Siamo sempre responsabili di ciò che facciamo, e liberi.
Jean Luc Godard - Nanà, Vivre sa Vie
"... una parola in più sarebbe un'illusione gratuita, e una parola in meno una delusione senza motivo..."
"Le parole non possono intrecciare un legame, né evitarlo..."
Alcuni scrivono soltanto perché non hanno carattere sufficiente per non scrivere.
Hans Hermann Kersten
*
La pagina ha il suo bene solamente quando la volti e c'è la vita dietro che soffia e scompiglia tutti i fogli del libro.
Italo Calvino - Il cavaliere inesistente
Se un uomo mi tiene a distanza, la mia consolazione è il fatto che tiene a distanza anche se stesso.
Jonathan Swift
L'unica arma che abbiamo è la Verità, vi chiedo di aiutarci a diffonderla, poiché quando la Verità è in pericolo, è in pericolo l'uomo stesso ed il mondo intero.
XIV Dalai Lama
27 gennaio 2007 ore 22:00
Castelfranco Veneto (TV)
Circolo culturale Oficina di Buenaventura
L a D u r a M a d r e
nucleo resistenza poesia
in
TEATRO DEL DISASTRO
poesia e musica
Testi e voci: Gian Pietro Barbieri, Francesco Zanolla ed io
Musiche e chitarra: il sottoscritto
Zoom sulla catastrofe glocale, esterna ed intima.
Poesia come reazione ad un assedio prolungato e continuo.
Parola pirata, che preda navi immerse nell'oblio
e nella laguna putrescente dell'abbondanza.
Parole pensieri lumini lucciole, parole fiammiferi.
Per un recupero della realtà vera.
* * *
Quota ingresso: 2 Euro.
Tesseramento: 6 Euro
(validità: fine 2007).
Circolo Culturale OFICINA DI BUENAVENTURA
Via Circonvallazione Ovest, 23 - Castelfranco Veneto (TV)
Tel 0423 741484 - Fax 178 6007070
http://www.buenaventura.it
[...] L'educazione decisiva [...] è quella musicale, perché il ritmo e l'armonia penetrano fino in fondo all'animo, e lo toccano nel modo più vigoroso infondendogli eleganza, e rendono bello chi abbia ricevuto un'educazione corretta [...]. Chi possiede una sufficiente educazione musicale può accorgersi con grande acutezza di ciò che è brutto o imperfetto nelle opere d'arte o in natura, e se ne dispiace a buon diritto, mentre sa approvare e accogliere con gioia nel suo animo ciò che è bello, e nutrirsene e diventare un uomo onesto.
[...] non si possono mutare i modi musicali senza mutare le leggi fondamentali dello Stato.
[...] <La musica> quasi fosse un gioco innocente [...] continua ad insinuarsi e a penetrare gradualmente nei costumi e nelle abitudini. Da questi passa a prendere forza negli accordi privati, e dagli accordi nelle leggi e negli ordinamenti statali [...].
Platone - Repubblica (Libro III, 424c-e; Libro IV, 401d-402a)
Ma se tu vieni a contemplare lordo di cattiveria e non ancora purificato oppure debole, per la tua poca forza non puoi guardare gli oggetti assai brillanti e non vedi nulla, anche se ti sia posto innanzi un oggetto che può essere veduto. E' necessario, infatti, che l'occhio si faccia eguale e simile <all'oggetto> per accostarsi a contemplarlo. L'occhio non vedrebbe mai il sole se non fosse già simile al sole, né un'anima vedrebbe il bello se non fosse bella. Ognuno dnque diventi anzitutto deiforme e bello, se vuole contemplare Dio e la Bellezza.
Plotino - Enneadi (1, 6, 9, 26-34)
Se il cielo ti ha donato una fantasia viva, ti capiterà spesso di sedere per ore al pianoforte come incantato, e di voler esprimere il tuo mondo interno in armonie. Allora ti sentirai attratto in un cerchio magico da una forza tanto più misteriosa quanto meno chiaro magari è ancora per te il regno delle armonie. Sono ore felici della gioventù queste. Ma intanto guardati bene dall'abbandonarti troppo spesso a un talento che ti induce a dissipare forze e tempo seguendo una sorta di gioco di ombre cinesi. Il dominio della forma, la capacità di articolarla con nettezza si possono raggiungere soltanto grazie al preciso segno delle note. Preoccupati perciò più di scrivere che di improvvisare.
Robert Schumann
Cena coi parenti padovani, stavolta qua da noi (di quelle che una donna davvero mia finora ancora non c'è stata a condividerle, come invece desidero - da sempre). Finito il pasto, un po' brilli, si va a suonare in camera mia - io e il marito della mia unica cugina (gli altri di là a conversare): gli faccio sentire LaDuraMadre (è tra i brani del link sUono), e mi fa la più bella critica mai ricevuta finora (non ha lauree o altre scartoffie a decretarne la competenza: suona solo il piano, amatorialmente; e il fratello la batteria, altrettanto amatorialmente), dicendomi "Mi sembra di sentire come il vento...". E' così, gli rispondo suonando; poi viene la parte sostenuta (distorta) e si esalta dicendo che è bellissima veramente (ne sento la sincera emozione: proprio, la sento - fisicamente, lì). Questo è sufficiente e ripaga di ogni fatica ("La bellezza è fatica" mi scrisse una volta 'lei': ma non sapeva di riferisi all'arte, credeva invece di parlare della vita - insieme...). Sì, c'è vento dentro là: vien fuori dalle corde lasciate a vuoto negli accordi (tutti maggiori), soprattutto toni alti (mi cantino); ma anche toni bassi (mi, la, e tutta la scala discendente di Mi maggiore - col cambio di tonalità poi in Sol minore e infine in La maggiore ancora; senza contare tutte le settime aumentate che danno allegria). Uno t'ascolta: tu (ri)scopri chi sei.
Allora l'altro giorno vedo Bonolis che intervista Willy Smith (l'attore "comico" afro-americano di Man in black, per capirci) in una rete Mediaset sull'ultima uscita di Muccino nei cinema: "La ricerca della felicità". E insomma: ci son 'sti qua 2 che son là a raccontarsela citando compiaciuti Aristotele per sposarlo al più puro "american life style" (=volere è potere!), dicendo che l'importante nel titolo del film (che ne riassume il senso) è proprio la parola "ricerca": perché, appunto, uno si deve sbattere per ottenere la felicità, e non aspettar gli piova dal cielo (allucinante, gli americani che ci vengono a dare lezioni di vita: a noi - dopo genocidi di nativi, schiavismo, sopruso internazionale, Vietnam, Nicaragua, bomba atomica, protocollo di Kyoto snobbato, "guerre preventive" ovunque per interessi e potere, prozac ai bimbi fin sotto i 6 anni, psicosi, vana psicanalisi collettiva, happy end by Hollywood, Mc Donald's e Coca Cola)! Allora mando tutti a fare in culo che crepino se è quello che vogliono e dico: un film "Conosci te stesso", è forse una contraddizione in termini; eppure quel facciatonda di Smith che dice a milioni di italioti che lui, tra le forme di evoluzione umana (religione, filosofia e arte - e io aggiungo al primo posto l'autodistruzione!), da artista vuol portare la gioia - proprio facendo film - non si rende mica neanche un minimo conto che così non fa altro che al massimo guarnire artisticamente la torta di male della storia con le sue sovrastrutture pseudoartistiche, lasciando perfettamente inalterato il bilancio sociale generale dai tempi dei tempi: perché chi va al cinema a vederlo? Uno: chi ha i soldi, cioè chi ha tempo; cioè chi non ha bisogno di distruggersi di lavoro per sfamare sé e la propria prole, sproletariata ché ormai chi fa più figli - in questo mondo (a parte lui che ne ha ben 3 ed era tutto orgoglioso d'aver recitato con uno di loro in questo suo ultimo film)? Zero kills (0k)? Attenzione a cosa facciamo...
Ma dal punto di vista interiore, non credo di aver mai fatto una cosa più mia, più tagliata addosso a me del Vangelo, per le ragioni che dicevo prima: la mia tendenza a vedere sempre e in ogni cosa, anche negli oggetti e negli eventi più banali, ripetitivi, semplici, qualcosa di sacrale, mitico, epico.
P. P. Pasolini
REQUIEM
[...]
IV
Senza riguardo uno abbandona l'altro.
In vita come in morte.
Senza chiedere all'altro se ne ha piacere.
Se vuol restare solo.
Se non vorrebbe seguirlo.
Si era stabilito di rimanere insieme.
Brutalmente una parte vien meno al patto.
[...]
VII
Avverà che i viandanti ancora s'incontrino?
Là dove non è direzione?
Dove non è tempo?
E invece sulla terra il tempo trascorre!
E tutte le strade divergono!
Com'è possibile trovarsi?
[...]
X
Senza speranza. Forse ci passeremo
eternamente accanto,
ma non c'incontreremo mai più.
XI
Per il Signore mille anni sono come un giorno.
Un giorno che, per quanto essi si perdano,
egli dona a quelli che amano
per rivedersi,
per sempre ancora ritrovarsi.
XII
[...]
Se si può morire,
che è cosa difficile,
si può anche vivere.
A. Schönberg
"Ciao, sono i*** [minuscolo maxi-ego: falsità]. Ho telefonato a casa tua stamattina [senza presentarsi: falsità], chiesto di te [in 2 anni di nulla: falsità], chiesto tuo recapito [2 chiamate, perse: falsità]. Vorrei che ci parlassimo se possibile [il boja interroga il cadavere: falsità]. Tu credi lo sia [interlocuzione retorica: falsità]? Io sì [prevaricazione vittimistica: falsità]."
Che vergogna andare al cinema da solo
senza un amico, senza un'amica, senza moglie,
là dove tutti gli spettacoli sembrano tanto brevi
e tanto lunga la loro attesa.
Che vergogna
in questa interiore guerra dei nervi
davanti alle coppiette beffarde del foyer
in un angoletto, tutto rosso, masticare un pasticcino,
come se ci fosse di che restar confusi.
Noi,
fuggendo la solitudine
e l'angoscia
ci buttiamo in qualsiasi compagnia,
e così degli obblighi che fanno schiavi di amicizie senza senso
ti perseguiteranno fino alla tomba.
Le amicizie si formano in modo assurdo:
gli uni si danno al bere senza una ragione,
gli altri non sono interessati che ai fronzoli e alle donnacce,
e c'è pure chi
sembra occupare il tempo in discussioni astratte,
ma di fatto
si somigliano tutti tra di loro.
Molte son le forme della vanità!
O l'una,
o l'altra chiassosa compagnia.
Non saprei a quante di queste
io sia riuscito a sfuggire!
E come caduto in un nuovo tranello,
sono riuscito a sfuggire,
lasciandovi il pelo,
sono sfuggito!
Mi sei dinanzi, vuota libertà.
Perché diavolo mi sei necessaria! Mi sei cara
e insieme odiosa,
come una moglie non amata e fedele.
E tu, amata mia,
come stai tu?
Ti sei liberata delle tue vane preoccupazioni?
A chi adesso appartengono i tuoi occhi strabici
e le tue bianche, splendide spalle?
Pensi certo che io mi vendichi,
che in qualche parte mi precipiti in taxi,
ma se anche lo facessi
dove scenderei?
Eppure non potrei liberarmi di te!
Con me le donne si rinchiudono in sé,
perché sentono
d'essermi ora del tutto estranee.
Abbandono la testa sulle loro ginocchia, ma non a loro,
a te appartengo.
Or non è molto sono stato da una
in una brutta casupola di via Sennàja.
Ho appeso il paltò a un misero attaccapanni.
Sotto un abete spoglio da un lato, con le lampadine fioche,
rilucendo con le sue pantofoline bianche,
sedeva una donna, severa come una bambina.
Avevo così facilmente ottenuto il permesso
di venire,
che ero sicuro di me
e troppo inebriato, come oggi si usa
e le avevo portato non fiori, ma vino.
Ma tutto apparve molto più complicato.
Ella taceva
e modestamente due goccette trasparenti,
due orecchini,
brillavano sui suoi lobi rosati.
E, come sofferente, guardandomi confusa,
sollevando il suo corpo di fanciulla, mi disse con voce smorzata:
"Vattene.
È meglio di no. Lo vedo,
non sei mio, ma suo."
Mi amava una ragazzetta
dalle maniere rudi, da maschiaccio,
con un ciuffetto sbarazzino
e gli occhi trasparenti,
pallida di paura e tenerezza.
Eravamo in Crimea.
C'era di notte un temporale
e la ragazzina
al bagliore dei lampi
mi sussurrava:
"Mio piccolo!
Mio piccolo!"
e mi copriva gli occhi col palmo della mano.
Intorno tutto era spaventosamente solenne,
il tuono
e il gemito sordo del mare, quando all'improvviso ella,
con una lucidità tutta femminile, mi gridò:
"Non sei mio!
Non sei mio! »
Addio, mia amata!
Io sono tuo, cupo
e fedele,
e la solitudine
è la più fedele di tutte le fedeltà.
E non importa se sulle mie labbra non fonde più
la neve d'addio del tuo monchino.
Grazie alle donne
belle e infedeli
per tutto ciò che è durato un istante, per quell'addio!
che non è un "arrivederci!",
perché, fiere come regine nella loro menzogna,
ci regalano delle dolci sofferenze
e i magnifici frutti della solitudine.
Evgenij Aleksandrovic Evtusenko
Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettare risultati diversi.
Albert Einstein
[10] Gesù disse: Ho gettato fuoco sul mondo, ed ecco, lo custodisco fino a che divampi.
[91] Gli dissero: Manifestaci chi sei, affinché possiamo credere in te! Egli disse loro: Mettete alla prova la superficie del cielo e della terra, e non avete riconosciuto colui che è davanti a voi. Voi non sapete (come) mettere alla prova questo tempo.
[113] I discepoli gli domandarono: In quale giorno verrà il Regno? (Gesù rispose:) Non verrà mentre lo si aspetta. Non diranno: ecco, è qui! Oppure: ecco, è là! Bensì il Regno del Padre è diffuso su tutta la terra, e gli uomini non lo vedono.
Vangelo (gnostico/apocrifo) di Tommaso