m u s i c a

Pre-testo

Scrivo perché
per la telepatia
è ancora presto.

Eccomi

Utente: situo
Nome: ness 1

NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE

CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI

SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI

VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,

E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE

SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE

PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.


OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)



Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.

OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)

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sabato, 30 dicembre 2006
Sachalin o l'Inferno

L'isola della deportazione era
una striscia di nebbia nell'oceano.

"Si direbbe che là finisca il mondo
e che oltre non ci debba esser più niente.
Un sentimento simile doveva
pervader l'animo di Ulisse quando
navigava in un mare sconosciuto
e presagiva in sé inquietanti incontri
con creature insolite e tremende..."


Liberamente tratto da: "Scarpe buone e un quaderno di appunti" - Cechov.

Postato da: situo a 13:16 | link | commenti (1) |

venerdì, 29 dicembre 2006
Fa' la tua parte, e poi fatti da parte.

Ciascuno fa la sua parte in tragedia,
qua il contegnoso Amleto, e là c'è Lear,
ed ecco Ofelia, e poi laggiù Cordelia;
ma tutti quanti, nell'ultima scena,
quando il grande sipario sta per scendere,
se hanno avuto dei meriti nel ruolo,
non fanno a pezzi i versi con le lacrime.

W. B. Yeats

Postato da: situo a 19:59 | link | commenti (2) |

martedì, 26 dicembre 2006
Apoteosi (deicidio)

Passiamo sopra i resti di un gattino
tritato sull'asfalto dalle auto,
con la stessa incoscienza che al mattino
ci trascina al lavoro – senza volto...

(21.12.06)

Postato da: situo a 15:41 | link | commenti (5) |

lunedì, 25 dicembre 2006
Hospitality Club

Dimenticavo di dirvi che, a fine novembre, son riuscito a ospitare per un paio di notti qua a casa una ragazza, Katie (che saluto e a cui faccio gli auguri!), che ha voluto far una sorpresa a suo moroso venendo dal Belgio fiammingo in Italia (lui è italiano: ciao Andrea!) per assistere allo spettacolo Zio Vanja (di Cechov, con regia di César Brie), in programma al teatro di Mira e in cui recitava anche lui, dopo aver partecipato a un laboratorio la scorsa estate.

Postato da: situo a 18:29 | link | commenti |

Testimoni di vita

In realtà, è ogni (santo?!) giorno così - anche se lo si vede meglio solo in situazioni estreme, com'è stata per es. questa di Welby (che mi sono accorto suona come dire, in inglese, le 2 parole: well be; come ci fosse, anche nel suo nome, un germe di vita - buona!): cioè le persone, quello che davvero sono e sentono e pensano e di cui hanno bisogno veramente, e persino il loro semplice ma primario essere biologico, e non ultimi i bisogni psicologici elementari quali l'autorealizzazione esistenziale secondo i dettami della propria natura (ecco in cosa consiste veramente la libertà, alla fine dei conti...) etc. etc. etc., non sono minimamente considerate; quindi è come se fossimo tutti quanti sempre già morti e sepolti, per gli altri - e in fondo anche a noi stessi: visto che accettiamo appunto quotidianamente la situazione in modo più o meno passivo, supino, inconsapevole e, diciamo, anestetizzato (in varie forme e gradi, ovvio: con valvole di sfogo previste ad hoc perché si rimanga comunque succubi e inerti - la cosiddetta Arte compresa, sia ben chiaro: produciamo quantità letteralmente spaventose di idoli in forma di parole o immagini e quant'altro, sopra altre parole o immagini e quant'altro, in modo che tutto resti come prima o addirittura peggiori: che delirante agglomerato di spreco e vanità è la psiche umana, che per alimentare finzioni sopra finzioni sottrae, epoca dopo epoca, energia vitale alla realtà fino al suo completo annientamento o quasi...); insomma: tu, essere umano, non esisti - se non e solo in quanto servi al sistema, al complotto sociale, a qualsiasi regolamento dell'esistenza (potere!) in vigore al momento in cui ti trovi a vivere; ecco: noi in realtà non viviamo per niente - la verità è che sopravviviamo soltanto, entro le logiche imperanti su di noi (anche per il nostro bene?! Che assoluto, assurdo paradosso... Ma se non mi stai a sentire, in ogni modo possibile, per te io non esisto punto e fine! Inutile far finta di sanarsi la coscienza coi più alti principi, se non diamo ascolto e comprendiamo le persone per come loro sono in realtà e per quel che davvero cercano e vogliono e chiedono e tentano di essere...); e infine: nessuno può dettar legge su qualcun altro, sorattutto chi, al contrario di lui, non è disposto a morire non solo per le proprie idee e convinzioni o principi astratti, ma proprio per la propria (e altrui, perché umana e universale...) esperienza di vita, che ha fatto e maturato per prova diretta! Welby, vicino a morire (ma avendo vissuto sul serio, da essere umano autentico fino in fondo!), ha detto questa cosa che anch'io condivido e reputo fondamentale, vitale: "Restituite l'uomo alla natura!" - ecco la via...

Postato da: situo a 10:48 | link | commenti (1) |

giovedì, 14 dicembre 2006
ASCOLTATE QUEST'UOMO

Andrea Zanzotto









(Treviso, 13 dicembre 2006: vedi due post prima di questo.)

Postato da: situo a 23:52 | link | commenti (5) |

martedì, 12 dicembre 2006
Mancanze

Acquistiamo il diritto di criticare severamente una persona solo quando siamo riusciti a convincerla del nostro affetto e della lealtà del nostro giudizio, e quando siamo sicuri di non rimanere assolutamente irritati se il nostro giudizio non viene accettato o rispettato. In altre parole, per poter criticare, si dovrebbe avere un'amorevole capacità, una chiara intuizione e un'assoluta tolleranza.

Gandhi

Postato da: situo a 22:56 | link | commenti (3) |

Tra storia e poesia (ci sarò!)

Mercoledì 13 dicembre 2006 alle ore 21.00
"Amelia Rosselli tra storia e poesia"
Incontro con l'autrice Silvia De March
Partecipano Andrea Cortellessa e Andrea Zanzotto


In occasione dell’uscita del libro “Amelia Rosselli tra storia e poesia”, edito da l’ancora del mediterraneo, l’autrice Silvia De March dialogherà con il critico letterario Andrea Cortellessa e con il poeta Andrea Zanzotto in un incontro volto a far luce sulla vicenda umana della poetessa Amelia Rosselli, figlia del martire antifascista Carlo, morta suicida nel 1996.

«Ciò che si sperimenta qui è l’incontro di una realtà umana che, formatasi in una famiglia al centro della lotta antifascista, ne interpretò nella vita e nella poesia le caratteristiche fondanti. Tutta l’opera di Amelia resterà in un certo senso carica di mistero perché, passata per varie fasi relativamente corrispondenti al mutare di situazioni storiche, si esplica ben al di là dei limiti di un’indagine pur necessariamente basata su questi dati...
Si deve essere grati a Silvia De March che ha saputo darci un ritratto “quasi” completo di Amelia nelle sue varie prospettive, mettendone in rilievo la “lotta contro il male del mondo”.»
Dalla prefazione di Andrea Zanzotto.

INFORMAZIONI
Ingresso libero
Palazzo Bomben
tel. 0422.512200
fax 0422.512229
e-mail:
info@palazzobomben.it
web: http://www.palazzobomben.it/pbomben/iniziative/rosselli_06/scheda.shtml

SILVIA DE MARCH
Silvia De March (Treviso, 1979) attualmente insegna italiano e storia presso una scuola superiore. Collabora con “La Tribuna” di Treviso nelle pagine di cronaca, economia, cultura. Collaborazioni varie on-line con “Peacereporter” e “Eurasia”.

ANDREA CORTELLESSA
Andrea Cortellessa, (Roma, 1968), studioso di Andrea Zanzotto e Amelia Rosselli, è dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università “La Sapienza”. Tra le sue pubblicazioni il volume “Le notti chiare erano tutte un’alba. Antologia di poeti italiani nella prima guerra mondiale” (Bruno Mondadori, 1998).

Postato da: situo a 00:49 | link | commenti |

sabato, 09 dicembre 2006
(Sim-patie letterarie)

La mia anima è come un pastore,
conosce il vento e il sole
e va per mano alle stagioni
a seguire e a guardare.

La mia tristezza è quiete
perché è naturale e giusta
ed è ciò che deve essere nell'anima
quando essa pensa che esiste.

Il mio misticismo è non voler sapere.
È vivere e non pensarci.
Non so cosa sia la natura: la canto.

Che leggendo i miei versi pensino
che io sono una cosa naturale
:
quell'albero antico, per esempio,
sotto la cui ombra si sedevano da bambini.


Fernando Pessoa

Postato da: situo a 14:29 | link | commenti (3) |

giovedì, 07 dicembre 2006
LaDuraMadre: intervista + video

Clicca per ascoltare
sul sito di Radiobase
Intervista a LADURAMADRE 

§

Clicca per vedere 
Video della serata a San Pelajo (TV)
Fiume Cervello (parte 2)

[Inserita sottotiolazione nel video di Fiume Cervello (parte 2): è così ora possibile seguire i versi ascoltando e anche leggendoli via via che son detti!]

*

L A D U R A M A D R E
Nucleo Resistenza Poesia
Infoweb:
http://laduramadre.blogspot.com
Infomail:
laduramadre@gmail.com

Postato da: situo a 18:48 | link | commenti |

martedì, 05 dicembre 2006
Scrivere per la vita

"un'incapacità quasi ridicola di tradurre in azione i propri ideali e i propri principi; un uomo dedito alla bellezza morale, al benessere della sua gente, al benessere dell'universo, ma incapace di concludere alcunché di utile nella sua vita privata; un uomo che spreca la sua esistenza provinciale in una caligine di sogni utopici; che sa con esattezza che cosa è bene e per che cosa vale la pena vivere, ma nello stesso tempo sprofonda sempre più nel fango di una monotona esistenza, infelice in amore, disperatamente inefficiente in tutto - un uomo buono che non sa agire bene. [...] E' infelice quest'uomo, e rende infelici gli altri; non ama i propri fratelli, neanche le persone che gli sono più vicine, ma solo le più remote." (Vladimir Nabokov).

La vita è una marcia verso il carcere. La vera letteratura deve insegnare come fuggire, o promettere la libertà.

è difficile unir la voglia di scrivere con la voglia di vivere.

Non si finisce col fracassarsi il naso in terra perché si scrive ma al contrario si scrive perché ci si fracassa il naso e non resta più altro dove andare.

C'è persino un detto: "La fiaccola della verità brucia la mano di chi la porta".

usiamo il linguaggio del discorso tra gli uomini per affrontare sul serio i problemi della condizione umana.

Prendi qualcosa dalla vita reale, d'ogni giorno, senza trama e senza finale.

Meglio di tutto, non descrivere lo stato d'animo dei personaggi e fare in modo che scaturisca dalle loro azioni.

Rinfinisci, e non pubblicare [...] prima d'esser sicuro che i tuoi personaggi sono vivi e che tu non pecchi contro la realtà.

Scrivi e vigila su ogni riga per non sgarrare.

La luna [...] la si può capire solo se si capiscono anche le altre stelle.

Ecco cosa: un romanziere, un artista, deve tralasciare tutto quello che ha un significato transitorio.

La brevità è la sorella del talento.

Io debbo cercare solamente d'aver talento, cioè di saper distinguere le deposizioni importanti dalle non importanti.

non si tratta di quello che ho veduto, ma di come l'ho veduto.

nell'arte, come nella vita, non accade nulla per caso.

Mai si deve mentire. [...] nell'arte non si può mentire.

Perdonate tutti quelli che v'hanno offeso, lasciate correre e, ripeto, mettetevi a scrivere.

Il mio sancta sanctorum è il corpo umano, la salute, l'intelletto, l'igegno, l'ispirazione, l'amore e la libertà più assoluta, l'essere liberi dalla violenza e dalla menzogna, sotto qualunque aspetto si manifestino. Ecco il programma al quale mi atterrei, se fossi un grande artista.

Odio la violenza e la menzogna sotto tutti i loro aspetti.

Io non credo [...] perché è ipocrita, falsa, isterica, maleducata, oziosa, non le credo neppure quando soffre e si lamenta, giacché i suoi persecutori provengono dalle sue stesse viscere.

il concetto del dramma è che noi ci comportiamo verso la vita troppo formalmente, e che le convenzioni, dalle quali ci lasciamo abbindolare o ipnotizzare, sono sovente più forti della nostra volontà. [...] nel dramma tutti hanno torto, perché tutti sono stati abbindolati.

Volevo solo dire alla gente in tutta onestà: guardate, guardate come vivete male [...] L'importante è che le persone comprendano questo; se lo comprendono inventeranno sicuramente una vita diversa e migliore. L'uomo diventerà migliore quando gli avremo mostrato come è.

Gli scrittori [...] procedono in una data direzioni e v'invitano a seguirli, e voi sentire [...] con tutto l'essere che hanno uno scopo [...] per il fatto che ogni loro riga è impregnata, come da un succo, dalla consapevolezza dello scopo voi, oltre a sentire la vita com'è, la sentite anche come dovrebbe essere, ed è questo che vi avvince.

Voi e io amiamo le persone comuni; noi, invece, ci amano perché vedono in noi degli uomini straordinari. [...] Nessuno vuole amare in noi l'uomo comune. [...] E questo è un male. E' un male anche che amino in noi quello che sovente noi stessi non amiamo e non stimiamo.


Anton Pavlov Č
echov: "Senza trama e senza finale: 99 consigli di scrittura".

Postato da: situo a 20:18 | link | commenti (1) |

sabato, 02 dicembre 2006
L'indifferenza (continua)

L'indifferenza è il peso morto della Storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perchè inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.

Antonio Gramsci

Postato da: situo a 11:09 | link | commenti (4) |