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Nome: ness 1
NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE
CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI
SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI
VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,
E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE
SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE
PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.
OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)
Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.
OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)
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E' il mio amore, non io, ad essere egoista.
Il mio amore per te ama più se stesso che te;
ahi, anche più che me, per cui esso stesso esiste,
e mi fa vivere perché di me nutrire si possa.
Infatti in terra di ponti è il ponte a essere
più reale delle sponde stesse che egli unisce...
F. Pessoa
Il peggior peccato contro i nostri simili non è l'odio, ma l'indifferenza: questa è l'essenza della disumanità.
G.B. Show
Da giorni vigilo sulla mia terra
e scruto l'orizzonte. Sono incerte
le notizie che giungono: si dice
di delitti obbrobriosi che distruggono
famiglie insospettabili,
di civiltà in declino e nuovi popoli
oppressi in una guerra
non dichiarata (fuggono
ovunque e allignano, araba fenice,
i traditori) Inerte
ascolto. Ma non credo
alla quiete apparente.
Mi parlano di lingue senza scopo,
di mestieri perduti (carpentiere
o scalpellino) e niente
che arresti l'emorragia di sapere:
certo è solo il tuo assalto, e non ti vedo
Mai sarò pronto al grido di vittoria
che scaglierai con ferocia inaudita.
Mi crolleranno le armi dalle mani.
Ti guarderò innocente e insanguinato
giacere sull'altare
del corpo che ti sarà dato in pasto,
premio per la tua gloria
mio amore martoriato.
Ma sarò io, non tu, a schiudere l'anima
davanti alla ferita
per la scienza del bene
di vivere, e del male,
all'immediato oblio (Il regno è vasto
ed inseguendoci ci perderemo
all'infinito) Fermerò il pugnale,
ti salverò. Berremo
ad una sola fonte a mani piene
E sarò io, non tu, a rendere onore
scorgendo nel tuo passo da straniero
l'oscura somiglianza nella sorte
che prossimi ci vuole ed avversari.
Tu mi fronteggerai
con il giovane sesso, con il morso
di drago ed il vigore
della presa. Magari
mi aiuterai a rialzare il capo, forte
del tuo gioco. Il pensiero
della gioia è una fitta
che riconoscerai
quando cadrò felice e sul mio dorso
pianterai la bandiera. Non mi tentano
gli anni che ruberai:
diventerò la tua patria redenta.
Già mi preparo alla grande sconfitta
Andrea Temporelli - "Il cielo di Marte"
Domenica 26/11/2006 ore 20
Da una parte
gli aguzzini tra noi
ci separano come un muro.
d'altra parte
questo cuore sciagurato
mi ha fatto un brutto scherzo,
mio piccolo,
mio Mehmet
forse il destino
m'impedira' di rivederti.
Sarai un ragazzo, lo so,
simile alla spiga di grano
ero cosi' quand'ero giovane
biondo, snello, alto di statura;
i tuoi occhi saranno vasti come quelli di tua madre,
con dentro talvolta uno strascico amaro
di tristezza,
la tua fronte sara' chiara infinitamente
avrai anche una bella voce,
- la mia era atroce -
Le canzoni che canterai
spezzeranno i cuori.
Sarai un conversatore brillante
in questo ero maestro anch'io
quando la gente non m'irritava i nervi
dalle tue labbra colera' il miele.
ah Mehmet,
quanti cuori spezzerai!
E' difficile allevare un figlio senza padre
non dare pena a tua madre
gioia non gliene ho potuta dare
dagliene tu.
Tua madre
forte e dolce come la seta
tua madre
sara' bella anche all'eta' delle nonne
come il primo giorno che l'ho vista
quando aveva diciassette anni
sulla riva del Bosforo
era il chiaro di luna
era il chiaro del giorno,
era simile a una susina dorata.
Tua madre
un giorno come al solito
ci siamo lasciati: A stasera!
Era per non vederci mai piu'.
Tua madre
nella sua bonta' la piu' saggia delle madri
che viva cent'anni
che Dio la benedica.
Non ho paura di morire, figlio mio;
pero' malgrado tutto
a volte quando lavoro
trasalisco di colpo
oppure nella solitudine del dormiveglia
contare i giorni e' difficile
non ci si puo' saziare del mondo
Mehmet
non ci si puo' saziare.
Non vivere su questa terra
come un inquilino
oppure in villeggiatura
nella natura
Vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre
credi al grano al mare alla terra
ma soprattutto all'uomo.
Ama la nuvola la macchina il libro
ma innanzitutto ama l'uomo.
Senti la tristezza
del ramo che si secca
del pianeta che si spegne
dell'animale infermo
ma innanzitutto la tristezza dell'uomo.
Che tutti i beni terrestri
ti diano gioia
che l'ombra e il chiaro
ti diano gioia
ma che soprattutto l'uomo
ti dia gioia.
La nostra terra, la Turchia
e' un bel paese
tra gli altri paesi
e i suoi uomini
quelli di buona lega
sono lavoratori
pensosi e coraggiosi
e atrocemente miserabili
si e' sofferto e si soffre ancora
ma la conclusione sara' splendida.
Tu, da noi, col tuo popolo
costruirai il futuro
lo vedrai coi tuoi occhi
lo toccherai con le tue mani.
Mehmet, forse moriro'
lontano dalla mia lingua
lontano dalle mie canzoni
lontano dal mio sale e dal mio pane
con la nostalgia di tua madre e di te
del mio popolo dei miei compagni
ma non in esilio
non in terra straniera
moriro' nel paese dei miei sogni
nella bianca citta' dei miei sogni piu' belli.
Mehmet, piccolo mio
ti affido
ai compagni turchi
me ne vado ma sono calmo
la vita che si disperde in me
si ritrovera' in te
per lungo tempo
e nel mio popolo, per sempre.
Nazym Hikmet - da "Poesie sulla Morte".
Conosciuto Michele Zanetti. Conosciuto, sì, insomma: una pizza con l'autore. Tra amici, così se andava male Ugo della libreria di Mira ha detto che era paraculato! Ma insomma, sì dài: conosciuto - e m'è parso persona degnissima. Stasera, prima di partir per andar in pizzeria lì, dicevo ai miei che è uno che ha fatto altro e ha scritto non per professione ma solo per divulgare scoperte fatte nella vita: la scrittura come mezzo, e non come fine. La vita come fine: le parole come veicoli di comunicazione, e niente più. Non le belle statuine letterarie. Anche se è vero che i poeti (i facitori, i creatori delle sensibilità future...) le scoperte le fanno anche grazie alla lingua stessa. Ma non so, ci sento sempre quel che di falso, di posa, di bell'imbustamento, nello scrittore di mestiere: mi par assurdo, che uno viva e non reputi più importante la propria vita delle parole che solo la riportano o riferiscono. Benché spesso capiti l'anticipino, anche. Se è poeta. Ma questa è un'altra specie, si diceva. "Ti che te piaxe scrivare, vién qua che te conto sta storia!", diceva Zanetti che è sempre un gusto quando qualcuno gli si fa incontro dicendo così. E ti credo. E' la vita che ha bisogno di comunicarsi, e lo fa attraverso di te: non perché tu ci metti del tuo, ma solo perché sei tramite e canale di passaggio di essa: solo perché maneggi parole e hai la passione di metterle giù per iscritto. Cosa che altri non fanno, preferendo dirla in diretta: sul vivo. E torna sempre il rapporto con la morte dello scrittore: quella parte di lontananza dalla vita che permette tuttavia ad essa di durare oltre l'istante che si dà nel momento del vissuto immediato. Questa zona di deserto, anzi proprio di morte, in particolare il poeta attraversa per tornare tra gli uomini e alla vita, riconsegnando scoperte che non son altro che la pura semplicità delle cose più quotidiane, osservate e comprese da una posizione e con un trasporto che però normalmente è impossibile, essendo in tal caso implicati troppo strettamente in esse, nella vita, per potersene distaccar tanto quanto serve a scriverle, a trasmetterle.
(19.10.06)
RIME TAGLIATE
Rime tagliate,
frasi tagliate,
sono alberi abbattuti:
hanno tagliato il bosco.
Permane un gemito,
disperati
i rami si spezzano in pianto.
Ma non è tutto:
le foglie hanno bruciato!
Versi non vi scrivete
o scrivetevi in cielo.
E' rosso di sangue
il foglio.
*
CHI SONO IO?
Di chi gli occhi con ci guardo il mondo?
Di amici, di parenti, di alberi, di uccelli?
Di chi le labbra con cui da una foglia caduta
colgo la rugiada?
Di chi le braccia con cui abbraccio il mondo,
così impotente, fragile?
Di boschi, campi, piogge, tormente, notti
nelle voci smarrisco la mia voce.
Ma dunque chi sono io?
Dove cerco me stessa?
Alle voci della natura
come rispondo?
*
PARLIAMO IO E TE
Parliamo io e te
lingue diverse.
Stesse lettere,
parole straniere.
Viviamo io e te
su isole diverse,
e la stanza è la stessa.
Nika Turbina - Yalta (Crimea), 17 dicembre 1974.
Da: "Quaderno di appunti" (Ediz. del Leone, 1984).
dice a un bimbo cinese, pensieroso –
fuori dal ristorante in cui lavorano
(suppongo) i genitori e alla cui porta,
intanto, s’è affacciata quella che
(dal sorriso) intuisco sia sua madre:
“Pare proprio che qua ci sia un problema:
me lo vuoi dire, che problema hai?”.
Alché il cinesino alza la testa,
ma solo per mostrare che la scrolla –
come a dire: ma cosa vuoi saperne,
se credi che il pensiero sia un problema
e riduci ogni cosa a matematica...
Basta un bòcia, all’Oriente: a dar lezioni
di vita a un vecchio idiota – l’Occidente.
Che fine ha fatto il Verbo dell’amore?
Era meglio, semmai, se gli chiedeva:
“Mi sembri triste, che c’è che non va?
Posso fare qualcosa per te? Dimmi…”
– ma forse quell’anziano (e dunque: il Tempo),
per ‘integrarsi nel mondo moderno’,
ha rinunciato a Storia e Geografia
– e, con esse, all’intera Umanità.
Piazzale Roma: non è un parco giochi.
(6.9.06)
Ultimi libri letti:
Beppe Salvia - Un solitario amore
Silvia Bre - Le barricate misteriose
Josif Brodskij - Poesie italiane
Gottfried Benn - Morgue
Gottfried Benn - Frammenti e Distillazioni
Oggi, 3 cose (2 serie e una comica) che ritengo di dover segnalare (a parte la ricerca della casa, che prosegue con esiti e incontri per ora veramente interessanti: sempre a livello umano, naturalmente, più che oggettuale in sé e per sé; magari poi dirò meglio, quando avrò del tempo - se mai ne avrò...):
1. In italia, dal '95 ad oggi (10 anni circa), i suicidi sono aumentati ben del 10% (riportava oggi il Gazzettino commentando l'ennesimo caso nel bellunese - la causa, a detta di non so chi, se "esperto" o del luogo: "il carattere chiuso" di quella gente?!): ciò concorda con le mie 'impressioni' personali (circa 10 anni che raccolgo articoli sul crescente diagio e i suicidi, specie giovanili: col Prozac dato addirittura ai bambini di 6 anni nei competitivi&agguerritissimi/civilissimi USA - Dio benedica l'America, amen...);
2. Oggi un Tg-boh ha dato la notizia che la Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per insulti, emessa da un giudice di pace, contro un condomino che li rivolgeva a un inquilino perché lasciava il proprio cane scagazzare libero in giro per gli spazi comuni - e la motivazione della Cassazione è stata: perché la (giusta) ira, puramente verbale (peraltro), è stata provocata da comportamenti ossia da veri e propri fatti (stavolta sì!) ingiusti (anche questo concorda con la mia critica delle forme a favore della sostanza delle cose: la bestemmia è nell'azione, non nella parola - sempre!);
3. Ieri sera Ezio Greggio su Striscia, riferendosi alle labbra siliconate di non ricordo che "pupa" dello show-business cui avevan fatto un servizio, ha detto en passant una frase/battuta in veneto (che immagino pochi abbian capito, e lì per lì neanch'io) - la frase in questione era: "xe stanchessa..." (è stanchezza); alché mio padre mi fa: Ma lo sai il seguito? Rispondo: No... E lui: -Xe stanchessa. -No, xe sta-'n-casso! (No, è stato un cazzo!) - e mi spiega che viene da una barzelletta, questa: una signora porta la figlia dal dottore perché un po' fiacca e lui, visitandola e accorgendosi ch'è incinta, risponde alla madre che appunto gli diceva pensava fosse solo stanchezza (xe stanchessa): No no signora stavolta no' xe stanchessa, xe sta 'n casso!