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Nome: ness 1
NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE
CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI
SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI
VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,
E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE
SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE
PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.
OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)
Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.
OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)
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situo in Sentenza storica: li...
situo in Vita Nova
situo in Vita Nova
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Domenicale
Nell'altra stanza
mastica la morte
morso per morso
la vecchia carne.
Qui cuoce la polenta,
un bambino fa i compiti;
ancora per un bacio
ci sarebbe spazio dietro la porta.
Lontano vanno i pensieri
della carne morsa, finché
pensiero non c'e più.
Nell'altra stanza
il bambino lotta con la poesia:
morire, dice il poeta,
è pace serale,
una sublime arte.
Per lui è soltanto un grugnire
mentre la madre gira la polenta.
§
Sonntäglich
Im andren Zimmer
kaut sich der Tod
Bissen um Bissen
altes Fleisch zurecht.
Hier kochen Würste und Polenta,
ein Kind macht Schularbeiten;
für einen Kuß noch
wäre Platz hinter der Tür.
Ins Freie gehen die Gedanken
der Zerbissenen, bis
kein Gedanke mehr ist.
Im andren Zimmer
kämpft das Kind mit einem
Gedicht, das Sterben heißt es da,
sei abendlicher Friede,
eine hohe Kunst.
In Wirklichkeit
ist's aber nur ein Grunzen,
dazu die Mutter Mittagessen kocht.
Cela te stesso con maschere e con trucchi,
stringi gli occhi come chi vede male,
che dal tuo volto mai si distingua
dove sono il tuo essere, il tuo crollo.
Ultime luci lungo bui giardini,
il cielo un rovinio di notti e incendi -
celati: dove lacrimi o resisti,
la carne ove ciò si compie non si veda.
Le scissioni, la crepa ed i passaggi,
il nocciolo dentro cui vieni annientato
celali, come se i tuoi canti di lontano
venissero da una gondola vicina.
G. Benn - Frammenti e Distillazioni
Casomai non ve ne foste accorti, tutti i miei libri parlano di una persona solitaria che cerca un modo per entrare in contatto con gli altri.
E' un po' l'opposto del Sogno Americano: diventare tanto ricco da poterti tirar fuori dalla marmaglia, da tutta quella gente in autostrada o, peggio, sull'autobus. No, il sogno è una grande casa, isolata in capo al mondo. Un attico, come quello di Howard Huges. Un castello in cima a una montagna, come quello di William Randolph Hearst. Un qualche nido isolato dove invitare solo la marmaglia che ti piace. Un ambiente controllabile, lontano dal conflitto e dal dolore. Dove sei tu a decidere.
Che sia un ranch nel Montana o un appartamento in un seminterrato, con diecimila DVD e accesso a Internet a banda larga, non c'è eccezione: arriviamo lì, e ci ritroviamo soli. Isolati.
E, arrivati a un certo grado di alienazione - come il narratore di Fight Club nel suo condominio, o la narratrice di Invisible Monster, isolata dal suo splendido viso - distruggiamo il nostro delizioso nido e ci autocostringiamo a far ritorno al mondo esterno. A ben vedere, è così che si scrive anche un romanzo: fai progetti, ricerche, trascorri del tempo in solitudine, costruendo questo mondo delizioso dove controlli, controlli, controlli tutto.Lasci squillare il telefono. Le e-mail si affastellano. Resti nel tuo mondo di narrazione finché non lo distruggi. E ne riemergi per ritornare a stare tra gli altri.
Se il tuo mondo narrativo venderà a sufficienza, t'imbarcherai in un tour promozionale. Rilascerai interviste. Ti ritroverai proprio in mezzo alla gente. Un mare di gente. Gente, fino a che della gente non ne potrai più. Fino a che non impazzirai dalla voglia di scappare, di rifugiarti in...
In un altro delizioso mondo narrativo.
E così via. Da soli. Insieme. Da soli. Insieme.
Proprio voi che state leggendo, probabilmente conoscete questo ciclo. Leggere non è un passatempo da comitiva. Non è come andare a vedere un film o assistere a un concerto. E' il margine più solitario dello spettro.
[...]
Da soli. Insieme. Realtà. Narrazione. E' un ciclo.
Commedia. Tragedia. Luce. Oscurità. Si circoscrivono a vicenda.
Funziona, ma solo se non rimani bloccato troppo a lungo in uno stesso luogo.
Chuck Palhaniuk - La scimmia pensa, la scimmia fa (Quando la realtà supera la fantasia)
Io non è che ce la faccio mica tanto bene a vivere in questo mondo. Anzi. Sono andato, sono dovuto-voluto andare all'Ikea a prender questi sgabelli per le letture che facciamo, e io me li sarei anche fatti così venivano personalizzati ma va bene lo stesso. A parte il baraccone gigantesco di lamiera blu piazzato nel deserto di strade intasate di altra lamiera stavolta fetidabonda e con le ruote, a parte che per andare da qua a là ci metti un percorso obbligato di 4 rotonde 6 semafori e 200 idioti davanti a te, a parte che siam giusti all'uscita dell'autostrada e allora che bello andiamo a far spese ché è così ben fornita di servizi Padova diobono che merda io dico, a parte tutto ciò che mi tocca suonarescrivere per rimetter in pari la disarmonia devastante di questa specie di marchingegno per soffrire che chiamano post-modernità e che invece è solo postremità estrema e stremata senza più uomini ma solo merci e funzioni, insomma io all'Ikea anche ci vado sembrando un normale consumatore-acquirente ma invece non vedo che uomini mentre tutti vedono merci: e allora vedo le camice gialle tutti bianchi istruiti efficienti snelli sorridenti benpagati schiavifelici, vedo poi le tute blu dei negroni a scaricar roba tirar su roba spostare roba magari ingegneri ma chissenefrega immigrati, e vedo infine la più triste camicia verde delle pulizie che nessuno guarda e anzi è lì così proprio perché nessuno veda grassocci sformati invisibili trasparenti asettici depressi. Non lo so, io non devo andar a far spese. Sento mi svendo l'anima. Mia e di tutti.
Se qualcosa vuole diventare immagine non è per durare, è per sparire meglio... Tramite l'immagine il mondo impone la sua discontinuità, il suo frazionamento, la sua instantaneità artificiale... L'intensità dell'immagine è commisurata alla sua negazione del reale, all'invenzione di un'altra scena... E' a prezzo di questa disincarnazione che l'immagine acquista questo potere di fascinazione, che diventa medium dell'oggettualità pura, che diventa trasparente a una forma di seduzione più sottile...
Più si va avanti nell'orgia dell'immagine e del vedere, meno ci si può credere. La visione "in diretta" non fa che aggiungere irrealtà alle cose. I due parossisimi, quello della violenza dell'immagine e quello del discredito dell'immagine, crescono secondo la stessa funzione esponenziale... E' quando tutto è dato a vedere (come nel Grande Fratello, i reality shows, ecc..) che si percepisce che non c'è più niente da vedere...
Tutta l'arte moderna è la storia di una scomparsa, di una destrutturazione, di una decostruzione dell'arte. Ma adesso è finita, il processo è arrivato al di là del suo termine e siamo anche al di là della fine. Adesso non facciamo altro che riciclare le forme passate, ma il vero problema del passaggio oltre l'estetica è questo: che cosa c'è al di là dell'estetica? C'è ancora altra illusione che l'estetica?...
Jean Baudrillard - Patafisica e arte del vedere
L'immagini dei bambini che soffrono e muoiono di fame in Africa è lo specchio impietoso del nostro egoismo e della nostra indifferenza. A cui non si può rimediare con qualche aiuto, ma con la trasformazione radicale dei rapporti commerciali ed economici tra il mondo industriale avanzato e i paesi più poveri. Problemi di cui si discute più o meno solo nelle accademie. Smettiamola di usare delle immagini di sofferenza soltanto per mascherare con qualche lacrima la nostra impotenza.
Massimo Cacciari
*
Ogni ruggito
ha il suo barrito nascosto.
Quando le foglie
sono tenere
le giraffe tendono al cielo.
Potrà mai perdonarci
l'Africa?
Quasi tutti devolvono tutto
alle catastrofi personali.
Alberto Casiraghi
*
http://www.piccolofratello.it/home.html
Sabato 21 ottobre 2006 - ore 21.00
Teatro Groggia di Venezia
Cannaregio, 3161
Tel. 041.5244665
"In viaggio per rubare
da Heine a Celan
poeti senza patria"
detti da Riccardo Held.
In viaggio per rubare, con la voce recitante di Riccardo Held, poeta-traduttore di lingua madre tedesca, è lo spettacolo che andrà in scena sabato 21 ottobre, alle ore 21, al Teatrino Groggia, per la serie Voci d'autore. Il programma è diviso in due parti: la prima da Heine a Celan, poeti senza patria, la seconda su alcuni testi tratti dalla prossima raccolta di Held, ancora non pubblicata, La Paura.
"Le figure dello spaesamento e del furto, racchiuse nel titolo della serata - scrive in una nota di presentazione il direttore artistico Mario Perez - stanno a dirci che la poesia è il luogo che si definisce proprio al di là di ogni possesso e confine, come viaggio dunque e appropriazione di ciò che non ci appartiene ma a cui, propriamente, apparteniamo: la lingua, la tradizione, i maestri, la terra, la città e molto, molto altro".
Biglietto: intero 6 euro, ridotto (ragazzi fino a 18 anni, anziani sopra i 65 anni, operatori con richiesta di accredito) 3 euro.
Pagine Sonore: nuovi percorsi fra musica, letteratura e poesia.
Una serie di serate di lettura saranno organizzate dai comuni di Silea, Carbonera, San Biagio di Callalta. A Silea le "Sonate bibliche" di R. Queneau per organo, accompagnate dai testi dello scrittore Dino Buzzati; a Carbonera da "Il fascino del teatro e la suggestione del salotto" a "CERCHI NELl'ACQUA" accompagnati dai testi poetici per soprano, voci e chitarra. L’iniziativa prevede anche due appuntamenti, il 10 Novembre e il 17, a San Biagio di Callalta con “I racconti del terrore da Poe a Lovecraft", una lettura polifonica, a dimostrazione che musica e letteratura si arricchiscono vicendevolmente e concorrono a creare cultura.
10 novembre ore 20.30 CARBONERA (TV)
Sala Aldo Moro
"CERCHI NELL'ACQUA" - Poesia, voce e chitarra
Voci: Francesco Zanolla e Giulia Pozzobon
Chitarra: il sottoscritto
Testi: Gianpietro Barbieri, Francesco Zanolla e il sottoscritto
http://www.comuneweb.it/SileaHome/pagineStatiche/attivita_biblioteca/index.shtml
http://ilpianetalibro.sbn.it/meselibro/index.php?controller=ricerca&action=read&id=275
Un giorno finiremo muti
a forza di comunicare:
alla fine diventeremo uguali agli animali,
che non hanno mai parlato
ma hanno sempre comunicato benissimo.
Solo il mistero del parlare ci separa da loro.
Alla fine diventeremo animali:
ammaestrati dalle immagini,
inebetiti dallo scambio di ogni cosa,
tornati a essere divoratori del mondo
e materia destinata alla morte.
La fine della storia è senza parola.
UMANAMENTE ASCOLTARE
(A. Zanzotto – 85° compleanno)
In questi giorni, qua è là, sulla stampa locale e su qualche TG regionale si è parlato del Maestro Andrea Zanzotto e del suo 85° compleanno. Il 13 e 14 ottobre, poi, a Pieve di Soligo ed a Venezia, si sono tenuti alcuni importanti convegni ed incontri sulla sua opera. Il territorio trevigiano, il suo sostrato antropologico e sociale, sembrano sproporzionatamente più piccoli rispetto agli spazi che l’Autore ne ha tracciato: spazi esigui in superficie, ma attraversati da forre, anfratti, grotte, ma anche stelle, pianeti o, ancora, dall’infinitamente piccolo di erbe, fiori, fino ai quarks, ecc. Soprattutto, non sembra esservi una grande attenzione nei confronti della Sua opera... Ma non ascoltiamo la nostra coscienza, figuriamoci se ascoltiamo la Poesia! Quella di Zanzotto poi, per definizione “difficile”, densa, stratificata come gli strati geologici sopra i quali sempre più velocemente scivoliamo.
Perciò, forse, è il caso di parlare della Sua attenzione nei confronti del Paesaggio e dell’umanità (residuale) che contiene. C’è qualcosa di religioso, di sacrale, ma anche di umanamente pietoso nello sguardo che egli rivolge a quanto gli accade intorno: per quanto urticante e brutale possa essere quello che vede, dallo sfacelo della Bellezza alle fulminee regressioni culturali, non distoglie gli occhi. E scrive. Scrive di amore, è stato detto, sempre, anche quando il suo voler significare amore per il mondo si muta in ironia, in derisione per l’Essere e per le sue malsane azioni.
E’ rassicurante sapere che gli occhi del Maestro sono all’opera, stanno guardando intorno, dentro: la sua capacità di ridurre la confusione moltiplicatasi all’ennesima potenza alla sua radice, ci autorizza a pensare che è possibile fare qualcosa, passare “dall’accorgerci di...” al fare o, più spesso, meglio al non fare e preferire la contemplazione, la perlustrazione della Bellezza e delle possibilità che si offrono all’uomo di esservi compreso in armonia.
Sbilanciandoci, possiamo immaginare tanto intensamente da sfiorare la certezza che quello sguardo continuerà ad esserci vicino per il nostro bene, sottoforma di stelle, di lucciole o salto d’acqua in un ruscello.
GIAN PIETRO BARBIERI
Il vecchio è venuto, ieri l'altro. A Pieve, per la sua festa. Però non al mattino, come da prevedibile programma (stava maluccio): ma nel pomeriggio, al teatro (credo per la Valduga, che in effetti sfoggiava un paio di gambe in calze nere e tacchi a spillo - da me mai viste prima - davvero niente male, per la sua non più tenera età). Tutti lo chiamavano "il maestro" (in ogni senso, direi). C'era un affetto che riverberava l'aria, raccogliendosi intorno a lui in mille piccoli e grandi gesti. Lui barcollava piano, tremolava un po': pareva un vecchio leccio malandato. E' sceso dalla sua montagna-casa-pericolante-(in)cantata e s'è concesso - in tutta la sua debolezza, come sempre ha fatto: per questo è così forte, grande. Lamentava la sua sordità, e la voce scarsa. Qualcuno sul palco gli ha risposto che sente benissimo, anche troppo. Ha detto cose, come sempre, di una lucidità e umanità immense. Un paio di volte mi sono anche commosso (lo sapevo). Ha fatto passare i suoi soliti 2-3 messaggi/testimoni neanche troppo in codice, che chi lo conosce decifra e raccoglie senza dubbi. Che dire: bisognava esserci. Bisogna, sempre, esserci. E c'era anche Ferruccio (Brugnaro) arrivato da Spinea, che ho salutato. E il mio amico Gian Pietro, che poi in un bar davanti a un prosecco m'ha confessato: mi sa che questa è l'ultima volta che lo vediamo. Io ho pensato, zitto: forse è l'ultima volta che appare in pubblico, ma io voglio andarlo a trovare. Dopo una prima pausa per sgranchirsi le gambe con una passeggiatina fuori, ha interrotto un momento di nuovo il convegno per dire: Putroppo, devo andarmene... Prima di tornarsene a casa, ha fatto ciao ciao stringendo e aprendo entrambe le mani, come i bambini. Poi s'è avviato piano, accompagnato dalla sua badante (ucraina, con famiglia lontana?), verso il fondale nero del teatro. Soligo ha continuato a intossicarsi di traffico. Noi abbiamo mangiato un kebab. La notte cantava qualcosa di nuovissimo ed antico. Ciao, Andrea.
Volevo solo segnalarvi questa cosa (basta un pc coi diffusori audio, si può seguire in diretta qua: http://www.radio.rai.it/radio3/ascolta.cfm) a cui tengo davvero moltissimo:
Lunedì 9 ottobre, 22.00, Radio Tre, serata dedicata ad Andrea Zanzotto.
Il 10 ottobre compie 85 anni quello che da qualche tempo è il decano dei nostri poeti ma che non da ora di essi è il maggiore. Non per questo, però, può lasciare indifferenti la questione dell'età con ciò che essa comporta.
Dei segni, cioè, che il tempo lascia sull'uomo e di quelli che lui, sempre più profondi, intravede nella storia e nel paesaggio: nel tempo, appunto.
Introdotte da una conversazione col poeta, che legge anche una poesia inedita dalla nuova raccolta in fase di allestimento, si avvicenderanno registrazioni di sue letture storiche e interventi di amici e interpreti - dal coetaneo Mario Rigoni Stern a Carlo Ossola, da Giosetta Fioroni a Marco Paolini - che si uniscono a noi nel fargli gli auguri di cento di questi futuri. Conducono la serata Andrea Cortellessa e Guido Zaccagnini. Un programma a cura di Monica D'Onofrio.
In più:
Il 13 e il 14 ottobre, a Pieve di Soligo suo paese natale e alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, si terrà in sua presenza un convegno internazionale sull'opera di Andrea Zanzotto, dal titolo A.Z. tra Soligo e laguna di Venezia. Critici italiani, francesi e statunitensi analizzeranno i diversi paesaggi scandagliati da questa poesia, il suo senso della geografia e della storia: della geostoria, anzi, di cui Zanzotto si può legittimamente considerare l'archimandrita. Allieteranno le giornate di studio letture di testi del poeta (da parte di scrittori amici come Patrizia Valduga e Giuliano Scabia) e la proiezione della videointervista-concerto Viaggio musicale con Andrea Zanzotto.
Altre due giornate di studio e festeggiamento per Andrea Zanzotto sono in preparazione: il 7 novembre alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia e il 23 dello stesso mese all'Università di Bologna.
*
Persone come lui le si dovrebbe metter nel consiglio dei saggi del mondo...
[Otto@Zn.it: http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=190277!]