m u s i c a

Pre-testo

Scrivo perché
per la telepatia
è ancora presto.

Eccomi

Utente: situo
Nome: ness 1

NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE

CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI

SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI

VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,

E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE

SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE

PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.


OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)



Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.

OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)

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domenica, 30 luglio 2006
Da "100 poeti" di Berardinelli

Non cercare mai

Non cercare mai di dire il tuo amore.
Amore che mai può esser detto.
Il soffio gentile si muove
in silenzio, invisibile.

Dissi il mio amore, dissi il mio amore,
dissi a lei tutto il mio cuore.
Tremando, fredda di paura
ah, lei, se ne andò.

Appena mi lasciò,
un viandante passò,
in silenzio, invisibile,
un sospiro gli bastò, e la prese.


W. Blake


*


Carme LXX

Con nessun altro farei l'amore, dice la mia donna,
solo con te, neppure se Giove in persona mi volesse.
Lo dice: ma quello che dice una donna al suo amante impazzito
devi scriverlo nel vento e sull'acqua che rapida fugge.


G. V. Catullo


*


Un giovanotto amava

Un giovanotto amava una ragazza
di un altro innamorata.
Ma lui un'altra ne amava
e l'ha sposata.

La ragazza, delusa
il primo che la chiese
per rabbia lo ha sposato.
E ora il giovanotto è disperato.

Questa è una storia vecchia
e sempre nuova.
Ha il cuore infranto
chi ne fa la prova.


H. Heine

Postato da: situo a 11:55 | link | commenti |

sabato, 29 luglio 2006
Ballata paesana

Sciupati

i fiori del giardino gemono

sui tetti

tanti camini a schiera fumano

la pioggia ne fece lo scempio

caduta la notte il cielo

che è rimasto buio

con la faccia di chi si è vendicato.

(Trento, maggio 1943)

 

R. Scotellaro - "Tutte le poesie 1940-1953"

Postato da: situo a 20:24 | link | commenti (1) |

La vita è come un dente

La vita è come un dente

all'inizio non ci si pensa

felici di masticare

ma poi ecco che d'improvviso si guasta

fa male, e preoccupati

lo si cura non senza fastidi

e per essere veramente guariti

bisogna strapparlo, la vita.

 

B. Vian - "Non vorrei crepare"

Postato da: situo a 20:20 | link | commenti (5) |

Abbiamo bisogno

[...]

Abbiamo bisogno di continuità, di somiglianza, di reciprocità, come di pane fresco.

L'uomo è, per l'uomo, allo stesso tempo l'origine e il suo oltre.

[...]

Si muore sempre per una parola che è stata delusa.

[...]

 

E. Jabès - "Il libro della sovversione non sospetta"

Postato da: situo a 20:18 | link | commenti (1) |

Il resto è per i pazzi

E' tutto così semplice, sì, era così semplice,

è tale l'evidenza che quasi non ci credo.

A questo srve il corpo: mi tocchi o non mi tocchi,

mi abbracci o mi allontani. Il resto è per i pazzi.

 

P. Cavalli - "Pigre divinità e pigra sorte"

Postato da: situo a 20:15 | link | commenti |

Esperanto

[...]

Di nuovo la paura del dialogo, l'obbligo di dire qualcosa affinché l'altro dica qualcosa. Un minuetto meccanico e previsto. Tocca a me inchinarmi. Tocca a me fare la riverenza e niente è facile come sembra.

[...]

 

R. Fresàn - "Esperanto"

Postato da: situo a 20:10 | link | commenti |

(Nel cuore di un libro)

[...]

IL DOLORE

Il dolore ha senso, non ha significato.

Il dolore è sfruttato ai fini del dominio. L'operazione consiste nel dargli un significato, far nascere la compassione, la rassegnazione.

*

NIRVANA

Chi ha provato orrore per l'uomo avrà orrore della vita. Agognerà la liberazione.

Sono aumentati i tempi di autocoscienza; l'uomo ha orrore dell'uomo. Fuggendo la realtà sfugge al bisogno di annullamento.

*

MORTE

Ognuno muore come è vissuto. La morte è l'ultimo atto della vita.

La morte non è più un evento sociale; è un fatto personale.

Poiché l'individuo non esiste più, anche la sua morte non ha più significato.

Gli applausi al morto negano la Sua morte.

[...]

 

C. Lombardi 'Orsenigo' - "Breviario postmoderno - Dio è morto; gli altri, per il momento, stanno bene."

Postato da: situo a 20:08 | link | commenti |

L'amore, agente trasmutativo

Un secondo assioma di Maria l'Ebrea - derivante dalla già citata asserzione sull'unità del Tutto - costituisce un altro motivo ricorrente della letteratura alchemica ed è così formulato: "Unisci il maschio e la femmina e troverai ciò di cui si va in cerca [la Pietra Filosofale]" (Zosimo, p. 196).

A. Schwarz - "Cabbalà e Alchimia"

Postato da: situo a 20:02 | link | commenti |

Da quando il sentimento è primo

[...]

 

essere del tutto uno scemo

mentre la primavera è nel mondo

 

il mio sangue approva

e i baci sono un migliore destino

che la saggezza

signora io lo giuro su tutti i fiori.

[...]

 

E. E. Cummings - "In un luogo dove non ho mai viaggiato"

Postato da: situo a 19:58 | link | commenti (1) |

Now is life?

Io scrivo. Ma quello

contro cui scrivo

non sa leggere.

 

Arnfrid Astel

Postato da: situo a 19:55 | link | commenti (1) |

giovedì, 20 luglio 2006
Supermedia per l’ultimo OltrE(g)uomo

Nell’800 Nietzsche profetava

la venuta del Superuomo, ed ecco

invece che oggi c’è il Supermercato:

dove se ne sia andato l’uomo resta

ancora da chiarire, quel che è certo

è che al Supermercato Superuomini

finora ancora non se ne son visti –

ma il conto aumenta, e i soldi non ci bastano.

Postato da: situo a 19:48 | link | commenti (1) |

domenica, 16 luglio 2006
Friedrich Hölderlin (1770-1843)

Co' gèro bòcia, un mùcio
        de volte un Dio el me ga tirà fora
               da'e criàe e da'e bòte de 'sti òmani, 

                           al sicuro e tranquìo mi zogavo
                                    co'i fioreti del campo, 
                                               e 'l fià dólse de l'aria 
                                                           el zogava co' mi.

Sól! Pare mio,
che te ghe scaldi 'l cuor
a'e piante co'e te alsa incontro
i so' brasseti ténari,

anca 'l me cuor
te ghe scaldà, e ti santa
Luna! mi gèro 'l to' moroso,
nóvo Endimione.

Ah sì, de v'altri cari
dèi mii, mi me fido!
Se savéssi 'a me ànema
che amor no grando che 'a ve ga portà!

Sì mi no' ve ciamavo incóra
par nome, e gnanca v'altri me ciamavi
co'l nome che 'sti òmani se dà,
che par che 'i se conóssa.

Ma mi vi'altri ve conósso mèjo
che no' fa 'i òmani:
el siénsio del ciéo mi 'o go capìo,
'e paròe de'i òmani no - mai.

Mi me ga tirà su,
'a musica de'i àlbari
e go imparà l'amor
in mezo 'i fiori.

In brasso de 'sti dèi mi so' cressùo.

 

*

 

Giusto in questi giorni stavo scrivendo qualcosa come "mi fido più dei boschi che degli uomini" (variante: credo agli alberi più che non agl'uomini) e, giuro, non avevo mai letto Hölderlin - se non alcuni stralci antologici, però questo suo frammento giovanile proprio mai. Mi ci sono imbattuto tramite un altro libro, che ne citava in italiano i versi: "Comprendevo il silenzio del Cielo, le parole degli uomini non le compresi mai." Ho sentito (come al solito) di doverne farne una mia versione (libera, sempre): ma stavolta è venuta in dialetto: perché quest'esperienza è stata anche la mia, quand'ero piccolo, nei campi dei miei nonni materni (a Prozzolo di Camponogara); dunque non potevo dirla se non nella lingua più vicina alle mie 'radici verbali'/esperienziali originarie. Sempre in questi giorni ho riletto (rileggo spesso) anche il nostro grande poeta di Treviso Ernesto Calzavara: molto vicino a Hölderlin su questi temi. Insomma (con quel vecchio detto, di non ricordo chi), è vero che: i maestri arrivano solo quando l'alunno è pronto. Il succo di tutto questo è che: se non c'è pace in vita, soprattutto tra gli uomini, almeno in natura si può far esperienza di qualcosa che le si avvicina davvero molto e, forse, recuperare un po' di quelle energie positive che ci rendono migliori pure tra gli stessi umani come noi (a Recanati e Assisi ho sentito che un paesaggio come quello ha il potere di render santo anche il più 'cattivo' degli uomini)...

Postato da: situo a 15:59 | link | commenti |

giovedì, 06 luglio 2006
Il dio meschino – a portata di tutti

Un prete, appena usciti dalla chiesa
edificata dove un tempo c’era
la casa in cui è nato San Francesco,
sale alla piazza ed a gran voce invita
la truppa dei fedeli suoi turisti
a fare “un po’ di shopping” per Assisi;
io dico, è questa l’altra – vera – vita?
E continuo a suonare per il vento.

Intanto passa un bimbo coi parenti,
si ferma affascinato dalla musica
(soltanto i piccoli ancora stupiscono?) –
gli fa suo padre: “Che c’è? La chitarra,
vuoi comprarla?” – ecco il mezzo per cui passa
tutto il nulla che resta a questo mondo.
Il mercimonio delle ‘cose’ sacre –
denaro, il dio tangibile a ogni misero.


(Assisi – suonando in piazza – 7.30 di sera del 24 giugno 2006)

Postato da: situo a 23:03 | link | commenti (3) |

'A bissa nera (Il serpe nero)...

D'io boja (schèetri che se sassina)

'A bissa nera 'a strissa zó pa'i fossi,
'a pare 'na paura che se strussa
dosso de'e gambe e 'a córe su pa'l cuore –
'a bissa nera 'a te sassina 'a vita,
'a magna i sentimenti de beéssa,
'a te inveéna 'l mondo, 'a te stramassa:
se dapartuto te cati scoasse,
spussa de sangue e morti che se cópa.


§


D'io boia (scheletri che si macellano)

Il serpe nero striscia giù nei fossi,
somiglia a una paura che si struscia
contro le gambe e corre su nel cuore;
il serpe nero ti schianta la vita,
si mangia i sentimenti di bellezza,
ti fa veleno il mondo, ti sfinisce –
se dappertutto t'imbatti in rifiuti,
lezzo di sangue e morti che si ammazzano.

Postato da: situo a 23:02 | link | commenti (1) |

domenica, 02 luglio 2006
Ei dice cose, e voi dite parole.

(Il titolo è un verso dai Capitoli burleschi di Francesco Berni: lì si riferiva al suo stimatissimo contemporaneo Michelangelo, con una punta di ironia per i parolai dell'epoca; ma vale pure per Dante, che era diciamo della stessa famiglia di quelli che prima sono grandi uomini, e poi anche grandi artisti.)



Corteggiare, cortese, cortesemente, cortesia...

Verbi, nomi, aggettivi a indicare una gentilezza...
Tratto dell'animo, che proviene da molto lontano.
Da un'antichissima profondità, una diffusa cultura.
Risalente ormai a secoli e secoli fa, migliaia d'anni.
Remotissima nelle sue origini, che sono le nostre...
Remota perché oggi ormai quasi del tutto perduta.
Di certo nel suo senso più vero, antico e profondo.

Tutta un'altra epoca: tutta un'altra etica, e uomini.
E però ancor presente sottotraccia, ad agire in noi.
Per quanto sbiadita, e quasi fossile, inconsapevole.
E badate che si tratta di gesti, di comportamenti...
Non semplici (e vane) parole, immagini: ma opere!
Non pur ammirevoli oggetti, esterni/estranei a noi.
Azioni che ancora continuano a prodursi in/tra noi.

Fino a quando resisteranno questi resti di umanità?
Che lasceremo in eredità noi postmoderni ai futuri?
Che mai d'altrettanto profondo e vivo così a lungo?
L'ecologia, ché ormai è dubbio se avremo posteri...
Come passar alla storia per l'arte dell'amputazione.
Dopo aver inventato e utilizzato le mine antiuomo...

Non oggettualizzazioni esterne, da venerare e amen.
Non appendici verbali della vita, in tutte le sue logìe.
Opere, allora: gesti-azioni-comportamenti quotidiani.
Che faccian davvero cultura e culto: ritualità attuali...

Postato da: situo a 19:52 | link | commenti (3) |

(Servono titoli?)

"Sappiamo come uccidere, non come vivere.".

Sigitas Perulskis, "Tre secondi di cielo", ISBN.

Postato da: situo a 10:59 | link | commenti (1) |