![]()
Nome: ness 1
NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE
CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI
SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI
VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,
E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE
SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE
PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.
OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)
Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.
OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)
situo in "Facciamo fuori" Mer...
situo in Saviano: cultura, co...
situo in Sentenza storica: li...
situo in Vita Nova
situo in Vita Nova
00 - L a D u r a M a d r e .Sito
01 - s U o n o .Blog
02 - E l e m e n t o 9 3 .MySpace
03 - Per (semplice) respiro.Poesia
04 - Sarà -jevo?.Viaggio
05 - Werther.Teatro
06 - Elias Mengwee.Sito
07 - Edizione dell'Autrice.Sito
08 - La forza propulsiva....Blog
09 - 30 e Lode
10 - Images Of Me.Blog
11 - Una vignetta.Blog
12 - Ti presto i miei libri.Blog
13 - E-Mule. Sito
14 - Etimologia online.Sito
15 - Corano on-line.Sito
16 - Bibbia on-line.Sito
17 - Commedia di Dante.Programma
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
giugno 2005
agosto 2004
febbraio 2004
visitato *loading* volte
Non cercare mai
Non cercare mai di dire il tuo amore.
Amore che mai può esser detto.
Il soffio gentile si muove
in silenzio, invisibile.
Dissi il mio amore, dissi il mio amore,
dissi a lei tutto il mio cuore.
Tremando, fredda di paura
ah, lei, se ne andò.
Appena mi lasciò,
un viandante passò,
in silenzio, invisibile,
un sospiro gli bastò, e la prese.
W. Blake
*
Carme LXX
Con nessun altro farei l'amore, dice la mia donna,
solo con te, neppure se Giove in persona mi volesse.
Lo dice: ma quello che dice una donna al suo amante impazzito
devi scriverlo nel vento e sull'acqua che rapida fugge.
G. V. Catullo
*
Un giovanotto amava
Un giovanotto amava una ragazza
di un altro innamorata.
Ma lui un'altra ne amava
e l'ha sposata.
La ragazza, delusa
il primo che la chiese
per rabbia lo ha sposato.
E ora il giovanotto è disperato.
Questa è una storia vecchia
e sempre nuova.
Ha il cuore infranto
chi ne fa la prova.
H. Heine
Sciupati
i fiori del giardino gemono
sui tetti
tanti camini a schiera fumano
la pioggia ne fece lo scempio
caduta la notte il cielo
che è rimasto buio
con la faccia di chi si è vendicato.
(Trento, maggio 1943)
R. Scotellaro - "Tutte le poesie 1940-1953"
La vita è come un dente
all'inizio non ci si pensa
felici di masticare
ma poi ecco che d'improvviso si guasta
fa male, e preoccupati
lo si cura non senza fastidi
e per essere veramente guariti
bisogna strapparlo, la vita.
B. Vian - "Non vorrei crepare"
[...]
Abbiamo bisogno di continuità, di somiglianza, di reciprocità, come di pane fresco.
L'uomo è, per l'uomo, allo stesso tempo l'origine e il suo oltre.
[...]
Si muore sempre per una parola che è stata delusa.
[...]
E. Jabès - "Il libro della sovversione non sospetta"
E' tutto così semplice, sì, era così semplice,
è tale l'evidenza che quasi non ci credo.
A questo srve il corpo: mi tocchi o non mi tocchi,
mi abbracci o mi allontani. Il resto è per i pazzi.
P. Cavalli - "Pigre divinità e pigra sorte"
[...]
Di nuovo la paura del dialogo, l'obbligo di dire qualcosa affinché l'altro dica qualcosa. Un minuetto meccanico e previsto. Tocca a me inchinarmi. Tocca a me fare la riverenza e niente è facile come sembra.
[...]
R. Fresàn - "Esperanto"
[...]
IL DOLORE
Il dolore ha senso, non ha significato.
Il dolore è sfruttato ai fini del dominio. L'operazione consiste nel dargli un significato, far nascere la compassione, la rassegnazione.
*
NIRVANA
Chi ha provato orrore per l'uomo avrà orrore della vita. Agognerà la liberazione.
Sono aumentati i tempi di autocoscienza; l'uomo ha orrore dell'uomo. Fuggendo la realtà sfugge al bisogno di annullamento.
*
MORTE
Ognuno muore come è vissuto. La morte è l'ultimo atto della vita.
La morte non è più un evento sociale; è un fatto personale.
Poiché l'individuo non esiste più, anche la sua morte non ha più significato.
Gli applausi al morto negano la Sua morte.
[...]
C. Lombardi 'Orsenigo' - "Breviario postmoderno - Dio è morto; gli altri, per il momento, stanno bene."
Un secondo assioma di Maria l'Ebrea - derivante dalla già citata asserzione sull'unità del Tutto - costituisce un altro motivo ricorrente della letteratura alchemica ed è così formulato: "Unisci il maschio e la femmina e troverai ciò di cui si va in cerca [la Pietra Filosofale]" (Zosimo, p. 196).
A. Schwarz - "Cabbalà e Alchimia"
[...]
essere del tutto uno scemo
mentre la primavera è nel mondo
il mio sangue approva
e i baci sono un migliore destino
che la saggezza
signora io lo giuro su tutti i fiori.
[...]
E. E. Cummings - "In un luogo dove non ho mai viaggiato"
Io scrivo. Ma quello
contro cui scrivo
non sa leggere.
Arnfrid Astel
Nell’800 Nietzsche profetava
la venuta del Superuomo, ed ecco
invece che oggi c’è il Supermercato:
dove se ne sia andato l’uomo resta
ancora da chiarire, quel che è certo
è che al Supermercato Superuomini
finora ancora non se ne son visti –
ma il conto aumenta, e i soldi non ci bastano.
Co' gèro bòcia, un mùcio
de volte un Dio el me ga tirà fora
da'e criàe e da'e bòte de 'sti òmani,
al sicuro e tranquìo mi zogavo
co'i fioreti del campo,
e 'l fià dólse de l'aria
el zogava co' mi.
Sól! Pare mio,
che te ghe scaldi 'l cuor
a'e piante co'e te alsa incontro
i so' brasseti ténari,
anca 'l me cuor
te ghe scaldà, e ti santa
Luna! mi gèro 'l to' moroso,
nóvo Endimione.
Ah sì, de v'altri cari
dèi mii, mi me fido!
Se savéssi 'a me ànema
che amor no grando che 'a ve ga portà!
Sì mi no' ve ciamavo incóra
par nome, e gnanca v'altri me ciamavi
co'l nome che 'sti òmani se dà,
che par che 'i se conóssa.
Ma mi vi'altri ve conósso mèjo
che no' fa 'i òmani:
el siénsio del ciéo mi 'o go capìo,
'e paròe de'i òmani no - mai.
Mi me ga tirà su,
'a musica de'i àlbari
e go imparà l'amor
in mezo 'i fiori.
In brasso de 'sti dèi mi so' cressùo.
*
Giusto in questi giorni stavo scrivendo qualcosa come "mi fido più dei boschi che degli uomini" (variante: credo agli alberi più che non agl'uomini) e, giuro, non avevo mai letto Hölderlin - se non alcuni stralci antologici, però questo suo frammento giovanile proprio mai. Mi ci sono imbattuto tramite un altro libro, che ne citava in italiano i versi: "Comprendevo il silenzio del Cielo, le parole degli uomini non le compresi mai." Ho sentito (come al solito) di doverne farne una mia versione (libera, sempre): ma stavolta è venuta in dialetto: perché quest'esperienza è stata anche la mia, quand'ero piccolo, nei campi dei miei nonni materni (a Prozzolo di Camponogara); dunque non potevo dirla se non nella lingua più vicina alle mie 'radici verbali'/esperienziali originarie. Sempre in questi giorni ho riletto (rileggo spesso) anche il nostro grande poeta di Treviso Ernesto Calzavara: molto vicino a Hölderlin su questi temi. Insomma (con quel vecchio detto, di non ricordo chi), è vero che: i maestri arrivano solo quando l'alunno è pronto. Il succo di tutto questo è che: se non c'è pace in vita, soprattutto tra gli uomini, almeno in natura si può far esperienza di qualcosa che le si avvicina davvero molto e, forse, recuperare un po' di quelle energie positive che ci rendono migliori pure tra gli stessi umani come noi (a Recanati e Assisi ho sentito che un paesaggio come quello ha il potere di render santo anche il più 'cattivo' degli uomini)...
Un prete, appena usciti dalla chiesa
edificata dove un tempo c’era
la casa in cui è nato San Francesco,
sale alla piazza ed a gran voce invita
la truppa dei fedeli suoi turisti
a fare “un po’ di shopping” per Assisi;
io dico, è questa l’altra – vera – vita?
E continuo a suonare per il vento.
Intanto passa un bimbo coi parenti,
si ferma affascinato dalla musica
(soltanto i piccoli ancora stupiscono?) –
gli fa suo padre: “Che c’è? La chitarra,
vuoi comprarla?” – ecco il mezzo per cui passa
tutto il nulla che resta a questo mondo.
Il mercimonio delle ‘cose’ sacre –
denaro, il dio tangibile a ogni misero.
(Assisi – suonando in piazza – 7.30 di sera del 24 giugno 2006)
D'io boja (schèetri che se sassina)
'A bissa nera 'a strissa zó pa'i fossi,
'a pare 'na paura che se strussa
dosso de'e gambe e 'a córe su pa'l cuore –
'a bissa nera 'a te sassina 'a vita,
'a magna i sentimenti de beéssa,
'a te inveéna 'l mondo, 'a te stramassa:
se dapartuto te cati scoasse,
spussa de sangue e morti che se cópa.
§
D'io boia (scheletri che si macellano)
Il serpe nero striscia giù nei fossi,
somiglia a una paura che si struscia
contro le gambe e corre su nel cuore;
il serpe nero ti schianta la vita,
si mangia i sentimenti di bellezza,
ti fa veleno il mondo, ti sfinisce –
se dappertutto t'imbatti in rifiuti,
lezzo di sangue e morti che si ammazzano.
(Il titolo è un verso dai Capitoli burleschi di Francesco Berni: lì si riferiva al suo stimatissimo contemporaneo Michelangelo, con una punta di ironia per i parolai dell'epoca; ma vale pure per Dante, che era diciamo della stessa famiglia di quelli che prima sono grandi uomini, e poi anche grandi artisti.)
Corteggiare, cortese, cortesemente, cortesia...
Verbi, nomi, aggettivi a indicare una gentilezza...
Tratto dell'animo, che proviene da molto lontano.
Da un'antichissima profondità, una diffusa cultura.
Risalente ormai a secoli e secoli fa, migliaia d'anni.
Remotissima nelle sue origini, che sono le nostre...
Remota perché oggi ormai quasi del tutto perduta.
Di certo nel suo senso più vero, antico e profondo.
Tutta un'altra epoca: tutta un'altra etica, e uomini.
E però ancor presente sottotraccia, ad agire in noi.
Per quanto sbiadita, e quasi fossile, inconsapevole.
E badate che si tratta di gesti, di comportamenti...
Non semplici (e vane) parole, immagini: ma opere!
Non pur ammirevoli oggetti, esterni/estranei a noi.
Azioni che ancora continuano a prodursi in/tra noi.
Fino a quando resisteranno questi resti di umanità?
Che lasceremo in eredità noi postmoderni ai futuri?
Che mai d'altrettanto profondo e vivo così a lungo?
L'ecologia, ché ormai è dubbio se avremo posteri...
Come passar alla storia per l'arte dell'amputazione.
Dopo aver inventato e utilizzato le mine antiuomo...
Non oggettualizzazioni esterne, da venerare e amen.
Non appendici verbali della vita, in tutte le sue logìe.
Opere, allora: gesti-azioni-comportamenti quotidiani.
Che faccian davvero cultura e culto: ritualità attuali...
"Sappiamo come uccidere, non come vivere.".
Sigitas Perulskis, "Tre secondi di cielo", ISBN.