m u s i c a

Pre-testo

Scrivo perché
per la telepatia
è ancora presto.

Eccomi

Utente: situo
Nome: ness 1

NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE

CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI

SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI

VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,

E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE

SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE

PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.


OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)



Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.

OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)

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venerdì, 30 giugno 2006
I N V I TO: PAESAGGIRE - CERCHI NELL'ACQUA

AAAttenzione: oggi, con partenza dal molo del fiume Santa Maria ad Altino (occhio, non Quarto d'Altino: proprio e precisamente Altino) alle ore 16:45 circa, faremo una lettura musicata (poesie di Gian Pietro Barbieri, che leggerà con Giulia Pozzobon, e musiche mie) niente popò di meno che in barca, un bragosso con cui usciremo in laguna facendo una breve tappa all'Isola del Paradiso per un rinfresco; tutto quanto il giro con lettura dura 3 ore (rientro previso entro massimo le 20:00 - per chi vuole vedersi l'Italia...).

Siete naturalmente tutti invitati: al di là della nostra piccola esibizione, anche per la nuova esperienza che potrete fare, dato che ci sarà pure una guida di Legambiente che parlerà lì in loco della natura e della cultura relative ai posti che percorreremo.

Ciao, e a presto!

Postato da: situo a 10:37 | link | commenti |

martedì, 20 giugno 2006
Questo sia il verso

Ti fotton bene, mamma e papà.
Senza volerlo, ma così è.
Ciascuno il peggio di sé ti da
con un bell'extra giusto per te.

Ma pure loro furon fottuti
da tonti in tiro di vecchio stampo,
ora compìti ed educati
ed ora pronti a farsi lo scalpo.

L'uomo si scambia la sua miseria.
Così sprofonda come gli scogli.
Esci da qui tu appena ci riesci,
e non sognarti d'aver mai figli.

*

Ho fatto questa versione di Philip Larkin, da "Finestre alte" (Einaudi): lo cita Magrelli nel suo ultimo "Disturbi del sistema binario" (Einaudi). Ma è un testo che mi aveva già "preso di mira" quando lo lessi qualche anno fa. Credo d'averci messo qualcosa in più rispetto alla sua versione della sola ultima quartina. E qui provo a dirne a te, un padre.

Partiamo dalla metrica, che a me aiuta sempre ad imbrigliare i segni e quindi i significati e così il senso (in tutti i vari sensi): nell'originale i versi sono novenari, ma solo perché in inglese le parole son tronche e quindi quinario tronco+quinario tronco dà un novenario; sicché in realtà il doppio accento che ho usato mantiene il ritmo cantilenante e marziale (ta-tàn + ta-tàn) dell'originale. Poi ho mantenuto anche lo schema delle rime incrociate, e diverse per ogni quartina (ho fatto rime esatte dove son riuscito, dove proprio non ne andavo fuori ho dovuto ripiegare su assonanze e consonanze). Tutto questo, restituisce il clima e l'atmosfera generale della poesia: un serio monito, ma in tono ironico; come il titolo stesso sembra suggerire, additando in controluce al doppiosenso di "verso" quale appunto contro-sberleffo e parodia - qui, sembrerebbe della vita stessa: o dei precetti morali di matrice biblica, sbeffeggiati e ribaltati apertamente e con decisione da Larkin.

Veniamo al succo: mi piace come ho reso la prima quartina più burattinesca ancora dei versi originali, con rime tronche che dan sempre l'effetto di sentenza ma anche di gioco - e mi è venuto anche bene, forse più marcato che nell'originale anche se più ampio nel significato (o forse proprio per questo più marcato), quel "peggio di sé". E' fottendo, in fondo, che l'uomo genera - e da qui nasce: mi piace come Larkin usa il verbo 'animale' rovesciandone così il senso in negatività. Poi al 2° verso c'è l'inconsapevolezza di quel che si fa, da cui probabilmente origina proprio quel fottersi quasi da sé, di generazione in generazione! Ed ecco poi questo "peggio di sé", che nell'originale è la colpa, l'errore. Infine l'extra, quell'in più del peggio che è di tua stretta competenza e proprietà! Giusto qua io lo uso impropriamente, traducendo sbagliato "just": però mi piace che sia giusto, in questa logica perversa (perché inconsapevole) di auto-fottimento intergenerazionale, che ciascuno abbia la propria parte in più di 'sfiga cosmica'! E' comico, nella tragedia...

Passiamo alla seconda strofa e risaliamo indietro nella genealogia dell'inconsapevolezza fino ai genitori (che si possono a loro volta ricondurre ai nonni e così via all'infinito): c'è un punto in cui questa catena può essere spezzata e ci si può liberare dal passato, così liberando insieme anche tutto il passato in (attraverso di) noi e, si spera, anche il futuro. In questa seconda strofa mi piacciono i suoni rigidi del 2° verso, a rénder in mimesi le menti e i corpi inamidati e ingessati di questi avi (definiti tonti, però la bonarietà è mia!). L'ingessatura fonetica (oltre che semantica in senso stretto) si prolunga nel 3° verso, e sfocia poi in un atto di ferocia 'animale' al 4° verso: in una contraddizione dell'essere il cui sfogo è appunto questo, data la (auto-)costrizione cui si riduce; e quindi: origine del male, sembrerebbe... (Ah, nell'originale usa un'altra immagine: dice pronti a saltarsi alla gola - per questioni di rima ho optato per lo scalpo, che ammetto è più americanoide).

Infine siamo alla terza strofa, che apro con un verso ad almeno 3 sensi/livelli di lettura, modificando leggermente l'originale per adattarlo a un impianto economicistico sotteso a questo apparato psichico da cui originano inconsapevolezza e male etc.: lo scambio, appunto, è sia genetico sia economico sia 'culturale' etc. Larkin qua scrive che l'uomo passa all'uomo la sua pochezza, penuria etc. Io ho usato miseria, perché rende meglio quel che credo volesse dire anche lui: comprendendo e accennando alla sfera appunto economica, e quindi riducendo a cosa/oggetto (Marx) tutta la profondità degli scambi. E infatti il 2° verso della strofa finale è chiaro: Larkin usa un'immagine che non potevo rendere qua, per via delle rime; ma ho trovato qualcosa che ci somiglia e porta in una direzione simile: lui parla di insenature tra gli scogli, che si vanno approfondendo con l'erosione del mare; io ho tenuto lo scoglio (quindi un rimando all'ostacolo) e ho fatto in modo che questo scoglio venisse mangiato dal mare (come accade del resto in realtà e addirittura per certe isole intere), il mare della miseria umana che inghiotte gl'individui... Ed ecco finalmente il monito, la possibilità di 'fuga', al penultimo e poi ultimo verso: non so se Larkin avesse in mente tutti i sensi che poi mi son venuti fuori in questa versione, fatto sta che ho trovato il modo di non renderla una fuga ma anzi un atto consapevole, e di consapevolizzazione (che parola esageratamente lunga, questa!). Un solo accenno ai suoni: nella terza strofa ci son le sibilanti, e qualche B e P - a me suona tutto come il sibilo finale di un palloncino che si sgonfia, ma non so cosa voglia dire di preciso! Il 3° verso usa uno stratagemma lessicale che però rimanda a un nesso psicologico forte: il riuscire dipende dall'uscire e viceversa, nel senso che però bisogna provarci, agire per questo e non aspettare aiuto esterno (come gl'ignavi danteschi, che mai furon vivi: ché mai scelsero di vivere, mai agirono, mai presero parte all'esistenza) magari nella totale inconsapevolezza. Appena riesci, esci: sembra una tautologia (e forse lo è, perché non ci riesci/esci se non lo fai e ci stai invece solo a pensare su!), ma così il cervello andrà giustamente in tilt logico per lasciar spazio alla comprensione attiva (ciò mi rende molto orgoglioso di questo verso, che cedo d'aver reso anche meglio di Larkin stesso: come un koan zen, gl'indovinelli sacri della tradizione filosofica buddhista!). Infine il verso che chiude il discorso, che sembra chiuder i conti con la vita sottraendovisi definitivamente - invece io credo che in fondo Larkin non intendesse far passare questo messaggio, in questi termini almeno no; credo che volesse farla finita con un certo tipo di vita, e non con la vita in senso ampio: uscire dall'inconsapevolezza e non dalla vita in sé, questo sì. Infatti ho tradotto inserendo una parola che non c'è nell'originale: sognarti. Questo mi serve come segnale per un'ulteriorità: non fermarsi al/nel sogno, ma svegliarsi e andare oltre, nella realtà, nella vita vera. Quindi qui il monito è chiaro, è questo: finitela di fare figli in questo modo degenerativo, lesivo, malefico e micidiale. Finiamola tutti. Usciamo da questo sogno della realtà, e entriamo nella realtà vera: quindi continuiamo a far dei figli, ma non più come si son sempre fatti e allevati finora! Così, mi piace pensare fosse questo il senso che Larkin aveva davvero in mente. Non posso saperlo, ma ce lo sento ed è uscito fuori praticamente da sé nella mia versione. Quindi c'è, magari in potenza...

Dico: non male, per non conoscere l'inglese (se non per un corso di 40 ore in 7 giorni)! Fammi sapere che te ne pare. Questa del tradurre è una cosa che faccio spesso, se ne ho il tempo: forse è un po' come suonare cover delle canzoni che mi piacciono di più... Bon, questo è tutto... Ti consiglio comunque l'ultimo di Magrelli: che finisce nel silenzio.

(da una mail di oggi a un mio caro amico)

Postato da: situo a 16:40 | link | commenti |

S(tr)ambetta

Postato da: situo a 12:01 | link | commenti (1) |

lunedì, 19 giugno 2006
Mi pulito

Postato da: situo a 22:15 | link | commenti (1) |

Ora (Idrovia - Mira, VE)

 

Era Natale (2005, mi pare).

Postato da: situo a 11:36 | link | commenti (4) |

Sinfodia

Postato da: situo a 11:13 | link | commenti (1) |