m u s i c a

Pre-testo

Scrivo perché
per la telepatia
è ancora presto.

Eccomi

Utente: situo
Nome: ness 1

NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE

CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI

SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI

VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,

E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE

SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE

PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.


OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)



Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.

OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)

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mercoledì, 15 marzo 2006
Voto

Una sola domanda, per dissipare in toto ogni dubbio in merito alla natura del comunismo in Italia: perché mai quando il precedente governo Prodi decise di appoggiare i bombardamenti su Belgrado (i cui danni sugli stessi militari ancor oggi continuano...) il rinfondante comunista Bertinotti fece addirittura scoppiare una crisi in seno alla coalizione, con conseguente caduta del governo, a causa delle sue nette posizioni non "buoniste", ma pacifiste nel suo senso autentico?

Se i comunisti in Italia fossero i pedofagi (mangiabambini, sinistra patologia!) che servono alla destra come nemici per depistare l'attenzione dal suo disastro politico, storico e sociale, perché mai non hanno messo in atto nessun pogrom né mai legiferato pro domo propria, come fa invece Berlusconi (solo riguardo le leggi, ma se va avanti così e lo si lascia fare arriverà presto allo sfacelo di un Mussolini; anche se credo e spero di no, dato che s'è già provato dove porta!).

Ed ora una piccola analisi del primo ministro attuale: in seguito anche all'ultimo episodio del suo "Me ne vado!" da una trasmissione-intervista su Rai 3, è stato rilevato che ha chiari disturbi inerenti sofferenze da "personalità autistica" (ed i deliri di persecuzione lo confermano!); mi chiedo come possa tale persona star a capo del governo di un paese democratico senza causare più danni che altro. E' segno della miseria di quest'epoca storica, che capo politico sia un mercante.

Berlusconi ha una chiara personalità dittatoriale-autoritaria, la cui repressione è dovuta solo al fatto che non gli è stato ancor permesso di sfogarla pienamente nelle attuali condizioni democratiche dell'Italia: che vengono dalla Costituzione tra i cui padri ci furono pure i comunisti, e del tutto assenti furono i fascisti, non per "cattiveria" ma per semplice e necessario effetto storico e a tutela di libertà (quella libertà di cui nessun partito unico può vantare il monopolio come fa FI!).

Tutto ciò che a livello politico deriva da queste premesse umane e sociali, si deduce facilmente.

Postato da: situo a 16:16 | link | commenti |

lunedì, 13 marzo 2006
Invito concerto: Erba matta!!!

Attenzione: primissimo concertino col nuovo gruppo, dall'ex Kekko oggi Ai Kankari a Marano di Mira (VE) via Fossa Donne (o Trescievoli ché a metà cambia nome), mercoledì 15/3/06 ore 21!

Ci siamo naturalmente noi (Ulisse Fiolo - chitarra; Gianluca Zanin - batteria; Stefano Bertoldo - tastiera; Marco Stocco - basso) che suoniamo per 15-20 minuti, poi "Terre Rare" e "Elias Mengwee".

VENITE E BEVETEVI TUTTI!!!!!!!

Postato da: situo a 23:04 | link | commenti |

domenica, 12 marzo 2006
Ciao. Nevica. E' marzo.

[Da una mail di oggi...]

Ciao. Nevica. E' marzo. Come nel '96: ero a lezione di francese, a Venezia, ricordo molto bene. E come peggio ancora nel 2003 (vedi i versi qui sotto*). Un bel clima: da cui l'umanità si "pensa" aliena. Va beh, Tsunami a parte (vedi altri versi qua di seguito**) si accorgerà presto di che fa!

Tu Anna vorresti ti mandassi delle poesie, dei versi nuovi magari nati sull'onda dei nostri incontri: mi spiace deluderti ma confesso che dalla poesia non mi è mai venuta altra poesia, solo parole e cioè strumenti; ma la materia prima, e la prima passione, è sempre e solo la realtà della vita vera e quotidiana (continuativa, non sporadica); sicché posso dirti che ho avuto il piacere di conoscer persone nuove e interessanti con la "scusa" della poesia, ma non ho un solo verso che venga dal leggere Emily o l'Achmatova etc. O meglio: ne ho in concordanza coi loro temi, ma sono passati.

Da qualche tempo le parole non bastano più. Da quando ho consatato (con un dolore che non è appunto dicibile), che tradiscono e non dicono assolutamente nulla se slegate dalla realtà vissuta, dalle persone e dal contesto. I testi sono solo pre-testi d'incontro: nel momento in cui ciò manca, il loro senso è nulla. Inutile mandare messaggi nel vuoto intestellare per intercettare altre forme di vita, se non riusciamo neanche a com-unicare davvero tra noi qua sulla Terra! In certo senso, mi pare che l'arte debba presto finire in quanto tale: quando la cornice cadrà, vedremo veramente il quadro della realtà. E potremo aggiungervi la nostra pennellata personale, non giustapporvi altre "opere" il cui senso porta spesso l'artista stesso alla pazzia e alla morte. Quando Rossini visitò il già vecchio e sordo Beethoven, gli disse con commozione: Maestro, lei è un genio. Alché il genio rispose come un semplice, grandissimo essere umano: Sono solo un infelice. Serve commentare?

Per esempio: qui, ora, cade la neve - la vedo io, anzi la sento e la percepisco con un eco interno di ricordi e esperienze-emozioni personali; ma chi è qui con me, ora, per poter condividere tutto questo (la vita)? Ecco, il luogo da (anzi in) cui si scrive: un'assoluta solitudine. Chi è più solo, più va oltre la comunicazione "normale": fa poesia (arte)? Ha bisogno (per restare in vita) di varcare infiniti deserti comunicativi, cui infine si riduce ogni forma precostituita-storica di comunicazione?

Come passi il tempo? Il tempo non passa, passiamo noi. Ecco perché un tramonto strugge: fine di un altro giorno, passo verso la morte. Sentimento del tempo, diceva qualcuno. Qualcun altro, diceva che la poesia (meglio: la musica) è un riorganizzare il tempo: dargli senso quando sembra non averne più nessuno - forse. Certo è che cantiamo quando siamo soli. Oppure quando siamo insieme a qualcuno che sentiamo, che ci consente (di essere, prima ancora di far qualsiasi cosa).

Ora, per esempio, tutta questa mail sarebbe stato molto più bello scambiarla con qualcuno, vivo! Come se i libri fossero delle specie di funerali, intorno a cui si riuniscono tutti ma quando ormai il poeta (l'uomo) è ormai morto (altrove, e/o altroquando). Tutti più buoni, da morti. Ecco perché tanti mezzi di comunicazione, ma niente di comunicato: niente intercomunicato al massimo grado!

"Nel -mezzo- del cammin di nostra vita | mi ritrovai per una selva oscura", dice che è proprio nel mezzo che si tende a perdersi: perché esso fa selva/labirinto/babele e oscura/nasconde/soppianta la verità/realtà/vita che semplicemente indica e niente di più. Perché finito uno spettacolo tutti son contenti ma non gli cambia minimamente la vita? Perché il teatro conserva l'interazione diretta di cui l'arte ha ormai quasi perso ogni esperienza! Ma non basta, perché c'è la cornice a contenere: si esce dal teatro, si torna nel pantano della selva infrnale della "normalità". Ma se è proprio nella straordinarietà miracolosa della "normalità" che l'arte cerca di riportarci! Come uscire dagl'inferi?

Altrimenti, a che serve (che senso ha) l'arte? E' solo un bel rivestimento (compensativo, ma non solutivo) per una vita che va al macello? Così sembra: anzi così si è imposta e impera qui da noi. Ritratto di uomo che affoga? Chiaro che non può essere questo! Non può nel senso d'impotenza che altrimenti frustra qualsiasi tentativo di cambiare, di modificare, di dare un'altra forma alla vita. Ecco, questo è piuttosto l'arte: un'altra forma di vita! Spesso, però, gli stessi artisti non la vivono.

Erri De Luca ha scritto di recente che oggi è necessario opporre alla generale volontà di potenza e di possesso una singolare volontà di impotenza e di spossessamento (anche qua, vedi i versi di seguito***): mi capita di frequente di vivere (comprendere, e eventualmente scrivere) in anticipo o comunque in contemporanea certe -verità- che poi ritrovo simili (anche nella forma) in autori la cui "esposizione" pubblica è, fortunatamente (per il pubblico, non per loro!), più ampia della mia.

Ho scritto, evidenziandola fra trattini, la parola "verità" - non a caso: è di questo che si tratta, per me, quando si scrive o in generale si crea. Un mio amico dice che la sua poesia è come un acido che corrode la ruggine depositata sulle cose riportandole in evidenza per come sono in realtà. E' esattamente questo, quel che accade nel creare. Allora la "forma" non è altro che la sub-stanzia: l'abisso è superficie, la pelle è il cuore! E torniamo al contatto, alla contaminazione, e al contagio.

A me non interessa niente l'estetica in quanto bella forma in sé, m'interessa (mi piace, m'occorre, m'è necessaria, vitale!) in quanto forma sostanziale d'esistenza. Allora non ci possono esser due mondi, perfettamente autonomi e separati per quanto con rari scambi, quali appunto invece oggi nel mondo occidentale esistono: l'arte da una parte, e la vita reale da tutt'altra. E' un'esperienza il cui valore sta proprio nel suo senso in quanto tale, in quanto appunto esperienza di vita concreta: non esiste arte che non sia tale. Eppure l'artista non è riconosciuto quale essere umano che porta quest'esperienza nella realtà, ma semplicemente è "disinnescato" affiancandolo agli altri prodotti (la sua "produzione", come viene chiamata oggi; e esso stesso, così se osa protestare la propria umanità sarà subito reinscatolato nel contenitore di contenimento "arte": De Saint Exupéry diceva che gli artisti li metton sotto vetro durante le guerre per poi consumarli con calma a guerra finita).

L'arte non è un prodotto: è un produrre, è un processo (un procedere). E non sta in una "bolla" a sé: è anzi il "di dentro" (cuore) del mondo (realtà). Allora bisogna riportarla al suo operare vitale: riconsegnarla all'esistenza, non a "supporti" la cui momentanea durata e duraturo decadimento la destinano a una sicura separazione dalla concretezza della vita reale, qui e ora; cioè: per sempre.

Per questo il senso "alla Gesù Cristo" di Pasolini è l'unico vero modo d'essere artefice di cui oggi c'è reale necessità. Cosa sarebbe "chiesa" se ci fosse stata non scrittura del Vangelo ma pratica? Ecco il punto: scriviamo con la nostra esistenza molto più di quanto non si faccia con tutti i mezzi.

Tra i cosiddetti "selvaggi" c'è una persona che chiamano lo "sciamano" del villaggio, ch'è insieme poeta-medico-geografo-storico-politico-psicanalista-sacerdote e quant'altro da noi c'è.: perché? Perché noi siamo separati, scissi, schizofreici (divisi mentalmente, prima ancora che in concreto). L'arte aveva il senso di una "terapia" - sociale: non di un onanismo individualistico compensato a suon di Nobel e premi vari! Cazzo me ne fotte del riconoscimento, se non ho riconoscenza
vera! Se non imparate a osservare, comprender e interagire, attraverso di me, con voi stessi e gli altri?

C'è un film, "Vincent e Theo" (Van Gogh) in cui i due fratelli d'arte (chiamiamoli così) mostrano il carattere opposto della loro esperienza artistica (e estetica): Theo, guardando un quadro (non di Vincent) che ritrae una camera con una donna sdraiata nuda sul letto e attorniata da drappi rossi e con una porta sul fondo, dice che vorrebbe entrar nel quadro per chiudere la porta per sempre (quindi una fuga in quella finzione che l'arte rappresenta specie oggi che tanto è propinata a tutti); invece Vincent è in mezzo a un campo di grano (solo, con la tela e la pistola) e urla disperato di non poter mettere in un quadro tutto quel che vede-sente: poi c'è lo sparo, corvi nel sole, nuvole.

Non so se avete esperienza di realtà Zen, ma è qua la questione: un koan ("indovinello sacro") ti pone di fronte a una scelta di vita, a una realtà pratica (da praticare) e non si "risolve" se non con un salto di consapevolezza che riporta immediatamente all'esperienza quotidiana; il contrario del nostro filosofeggiare meramente intellettuale, perché ti riguarda direttamente e ti interroga intero, nel profondo, chiedendoti una risposta reale, fattiva, nella vita. In tal senso la poesia (arte) è fare.

(E allora ecco delle cose sparse ormai passate, che forse son sempre valide però insomma boh:)

*

Eccoci (tempo perso)

E' l'otto aprile del duemilatre,
ore undici - in casa con la tosse:
fuori, la neve fiocca in abbondanza -
ma non è manna e neanche qualche piaga,
è esattamente ciò che noi vogliamo -
la nostra vana smania che abolisce
il tempo e ogni passaggio, era di mezzo:
grazie Signore, perché ci esaudisci.

Un quarto a mezzogiorno, mal di testa -
è finita la neve, splende il sole;
passa un uccello in cielo, dalla fabbrica
continuano imperterrite le nuvole:
vorrei sapere dove stiamo andando,
e chi se lo domanda e fa qualcosa;
invece, sono qua - malato e chiuso
in una stanza che ricorda il mondo.

Lunedì 7 aprile 2003 (il testo è un giorno avanti!)

**

Inondazione (in kajak)

Divoro rive come un fiume in piena,
travolgo umani come uno Tsunami:
come essi erodono argini reali,
così io smangio i limiti mentali.

(18/12/05)

***

Veri (reietti)

Oggi i poeti
hanno un solo dovere:
essere poveri.

Postato da: situo a 16:16 | link | commenti |

sabato, 11 marzo 2006
Incontri

Un giorno Rossini fece visita al vecchio Beethoven (già sordo), e commosso gli si rivolse dicendogli: "Maestro, lei è un genio.". Alché lui gli rispose da quel semplice e grandissimo essere umano che era: "Sono solo un infelice...".

Postato da: situo a 14:17 | link | commenti (1) |