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Nome: ness 1
NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE
CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI
SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI
VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,
E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE
SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE
PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.
OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)
Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.
OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)
situo in "Facciamo fuori" Mer...
situo in Saviano: cultura, co...
situo in Sentenza storica: li...
situo in Vita Nova
situo in Vita Nova
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A volte l'umanità assomiglia a una ragazzina. Se le si accosta un grand'uomo cade nell'imbarazzo, corre nella sua stanza e riprende a giocare con le bambole.
Schnitzler - "Il libro dei motti e delle riflessioni"
La donna compare ai primi posti nelle graduatorie sia delle cose migliori, sia di quelle peggiori al mondo: tra le prime spicca per la bellezza del suo corpo, purtroppo tra le seconde rientra per l'astioso solipsismo della sua mentalità.
Anonimo (veneziano)
Le parole uccidono più delle pallottole. Ma le pallottole arrivano prima.
Raffaele Cutolo
[...]
Tutti Mi credo e spero che a tracia più importante che gabbia eassà qua sé il vuoto.
Mi spero de no aver messo nessuna idea de società,
de bene,
de male
de Dio, ecetera.
Nessuna ideologia, questo sé ben, questo sé mae,
questo se ga da far, questo no se ga da far,
questo se Dio,
questo invesse sé el demonio,
questa sé l’idea del quartier. Oviamente raporti umani, afetivi, de amicissia: va ben!
vegner qua a far un pranso, ‘na conferensa, ‘na gita;
ma come idee, come struture, contenuti,
come sostansa
il vuoto,
in modo che e persone e meta el suo,
e che sia libere, che sia se stesse.
Questo mi eo spero veramente, ea presenza come afetività, e ea asenza come che no ea sia impedimento.
Ea presenza parché vivemo in ‘sto teritorio, vivemo su ‘sto tempo, quindi ti ga da esserghe presente,
senò bisogna che me daga fogo pa no esser presente,
però l’asenza su tuti i valori,
perché ognuno ga da cercar el proprio valore, e mi no voio esser de impedimento.
Sandra Mangini - "GRASPO D’UVA: el pensiero de poder fare una società giusta", dalle parole dei cittadini del quartiere Graspo d’Uva di Spinea (VE)
Un classico diventa un classico, Publio, grazie al Tempo. Non il tempo che passa dopo la sua morte: dopo la vita o durante, per lui il tempo è sempre la stessa cosa. Già durante la vita, bada bene, è la stessa cosa. Perché il poeta ha sempre a che fare con il Tempo. Giovane o vecchio, non ha importanza. Perfino quando scrive dello spazio. Cos'è infatti la poesia, cos'è il canto, se non un riordinare il Tempo?... Qualsiasi canto. Perfino quello degli uccelli. Perché un suono, o una nota, occupa un secondo all'interno del Tempo, e il successivo un altro secondo. I suoni, si sa, sono diversi, ma i secondi - sono sempre identici. Eppure è a causa dei suoni, Publio, proprio a causa dei suoni che anche i secondi diventano diversi. Chiedilo alla tua canarina - tu con lei ci parli, no? Di cosa credi che canti? Del Tempo. E quando non canta - è sempre del Tempo che non canta.
J. Brodskij - "Marmi"
La penna che scrisse il tuo nome,
il bicchiere del brindisi a te
li ho gettati via.
Dopo di te le cose non possono altro uso,
un uomo anche.
Erri De Luca, "Solo andata: righe che vanno troppo spesso a capo", Feltrinelli, 2005
ecco un aliante
ha attraversato
il sole
e allarga
le sue ali
sopra i campi
io sfreccio
su una strada
già tracciata
lui ha
la piena libertà
del cielo
Mio programma per oggi:
16:00 - Cristoph Wilelm Aigner, "Prova di stelle", Palazzo Gregoris;
16:00 - Aldo Nove et alii, "Generazione a progetto. La scrittura e il lavoro", Palazzo della Provincia;
17:30 - Franco La Cecla, "Riscoprire il mondo cento anni dopo Jules Verne", Saletta del Convento di San Francesco;
18:00 - AA. VV. "Fight reading", Loggia del Municipio;
19:00 - Peter Singer, "Lezione magistrale", Convento di San Francesco;
20:00 - "Diabolik party. Aperitivo e buffet per tutti", Palazzo della Provincia;
20:30 - Emidio Clementi, "L'ultimo dio. Concerto reading", Loggia del Municipio.
Ultimo libro letto:
- Josif Brodskij, "Marmi", Adelphi, 1984
*
Ultimo film visto:
- C. Comencini, "La bestia nel cuore"
La prima vittima di una guerra è la verità.
R. Kipling
"Ce qui me fait de la peine, ce n'est pas que tu m'as menti mais que désormais je ne peux plus te croire."
"Ciò che più mi fa male, non è che tu mi abbia mentito ma che io ormai non ti possa più credere."
Jean D'Ormesson - "La Douane de Mer".
Molte dottrine
sono come il vetro
di una finestra.
Ci mostrano la verità
ma ci dividono
dalla verità.
Ghibran - "Le parole non dette"
In pratica, è eticamente inammissibile sacrificare la specie umana invocando in modo demenziale la vigenza di un modello socioeconomico con una galoppante capacità distruttiva. E' suicida insistere nel disseminarlo e imporlo come rimedio infallibile per i mali di cui esso è, precisamente, la principale causa.
Dal discorso del Presidente del Venezuela Hugo Chavez alla sessione per 60° anniversario dell'ONU (19 settembre 2005)
Oscura oscurità del buio. Tutti entrano nel buio,
il vuoto degli spazi interstellari, il vuoto dentro il vuoto,
e capitani, mercanti di banca, eminenti uomini di lettere,
i generosi patroni dell'arte, gli statisti e i governanti,
distinti funzionari, presidenti di molti comitati,
i grandi industriali e i piccoli appaltatori, tutti entrano nel buio,
e buio il sole e la luna e l'Almanacco di Gotha
e la Gazzetta della Borsa Valori, il Direttore dei Direttori,
e freddo il senso e perduto il motivo dell'azione.
e tutti noi andiamo con loro, nel funerale silenzioso,
funerale di nessuno, dato che là non c'è nessuno da seppellire.
Da: "Quattro quartetti" di Thomas Stearn Eliot - n° 2.
Ultimo libro letto:
- Wystan Hugh Auden, "Lo scudo di Perseo", Adelphi, 2000
*
Ultimo film (musicale) ri-visto:
- Led Zeppelin, "The Sogn remains the same: in concert and beyond", 1976
QUINTO ORAZIO FLACCO
Odi - Libro I, 11
Non domandare mai (saperlo è male)
quando per me, per te, verrà la fine;
e non dare mai retta a alcun oroscopo:
è meglio esser capaci di avvenire.
Altri inverni ci restino, o sia l'ultimo
questo che spossa il mare e le sue rive,
tu sii saggia: il liquore della breve
vita distilla, e stronca la remota
speranza. Noi parliamo, e intanto fugge
l'avido tempo: dunque, cogli l’attimo;
e al domani non dare troppa fede.
GAIO VALERIO CATULLO
Canti - V
Viviamo, anima mia, viviamo e amiamo;
e i severi rimproveri dei vecchi
ci valgan, tutti, un soldo fuori corso.
Muore ogni giorno il sole, e poi risorge;
noi, quando ha fine il nostro breve giorno,
per un'eterna notte dormiremo.
Dài: dammi mille baci, e quindi cento,
e dopo ancora mille, ed altri cento,
e quindi mille sempre, e cento ancora.
Poi quando saran molte le migliaia,
per non saperle, le confonderemo:
sì che qualche maligno non c'invidi
per un così alto numero di baci.
"Noi viviamo, non viviamo per qualcosa." - ancora B. Lee (lo so, e basta: senza come, perché o dimostrazioni; lo sento, fine. Per fede, come chiunque. Sai il cartello del mio anno nascita, ma ti manca tutto il resto! Vuoi che ammetta che hai ragione? Ce l'hai, la tua: e non è mia. Qua finisce tutto. Io ora sto solo giocando a rimpiattino con le parole finché non te n'accorgi. Finché non ti rendi conto che parli di senso pratico della vita e non c'è un unico riferimento concreto alla tua vita, ma solo una serie di formulazioni astratte: se la domanda è universale le risposte sono personali, ecco il senso della frase sul sole e i suoi raggi. E quando ho citato quella sugli alberi e il cielo, non è per innescare vuote reazioni a catena di parole, ma azioni; non è una bella frase che ispira speranza: chiama in causa in modo diretto e personale; perché non è metafisica ma realtà concreta, attuale: il cielo ci sta già crollando addosso perché noi lo abbiamo deciso e continuiamo a perpetrarne la rovina: i rami non ci dicono più che voce ha il vento, l'ossigeno che ci danno gli alberi scarseggia e il nostro respiro, la nostra anima è stretta in angustie mai prima conosciute; sappiamo tutto ma non facciamo nulla, e dunque non sappiamo nulla illusi solo del sapere teorico e astratto; le radici che eliminiamo dalla terra non la tengono più unita e basta un temporale per provocare inondazioni e smottamenti inauditi; la cura del cielo è la cura della terra, non è solo metafora spirituale: attività concreta; è che il cielo ha il senso che gli diamo noi operando quaggiù! E ora basta con queste parole che amplificano soltanto il nulla.)
Ultimo libro letto:
- Simone Weil, "Lettera a un religioso", Adelphi, 1996
*
Ultimo film (d'animazione) visto:
- Hayao Miyazaki, "Il castello errante di Howl"
[Quest'uomo continua a stupirci di poesia...]
Il segno
La poesia che dimenticò
il nome del poeta
fluì da quel momento
dalla carta e
viaggiò lungo le strade
e le menti finché raggiunse il Tempo.
Gli eredi del poeta
vennero tutti in furia per provare
che quella poesia gli apparteneva:
con data, luogo,
ispirazione e manoscritto:
però la poesia
s'era scordata di ogni cosa,
l'idea del poeta, il senso - tutto.
Era soltanto un segno, adesso,
fatto e lasciato da un linguaggio in fuga:
un tremore fra i rami,
un'ombra buia sopra
rocce assolate, un'eco
sempre più flebile d'un frullo d'ali,
una penna caduta
su foglie secche.
K. Satchidanandan - "I riti della terra", Castelvecchi, 2005.
Ultimo libro letto:
- J. M. Garcìa, "La vita di Gesù nel testo aramaico dei Vangeli", BUR, 2005.
*
Ultimo film visto:
- R. Howard, "Cinderella man: una ragione per lottare".
U - 18 anni in musica: coi Bad Inside.
U - 2° compleanno
I, 3
Un dio lo può. Ma, dimmi, un uomo come
lo seguirà sulla sua lira semplice?
Scissura è il senso. Al crocevia di due
strade del cuore Apollo non ha templi.
Quel canto che tu insegni, non è brama
o appello ad ottenere finalmente;
canto è essere. Facile ad un dio.
Ma quando siamo, noi? Quando lui fa
che a noi gli astri e la terra si rivolgano?
Non è niente, ragazzo, amare, pure
se in bocca fremono parole – impara
a scordare il tuo canto. Esso trapassa.
In verità, cantare è un altro anelito.
Spirare a niente. Soffio nel dio. Vento.
Rainer Maria Rilke - dai "Sonetti a Orfeo"
Il mio dovere verso Dio è di essere felice; il mio dovere verso il mio prossimo è di fare del mio meglio per dargli piacere ed alleviarne le sofferenze. Nessun essere umano può farne felice un altro.
Auden - "Lo scudo di perseo"
"Gli alberi sono le braccia che sorreggono il cielo. Quando avremo tagliato l’ultimo albero, il cielo ci cadrà addosso."
Il passato non va preso sul serio (lasciate che i morti seppelliscano i propri morti), e neppure il futuro (non darti pena per il domani), solo l'attimo presente: e questo non per il suo estetico contenuto emotivo, ma per il suo ruolo decisivo nella storia (questo è il momento voluto).
Auden - "Lo scudo di Perseo"
BIBLIOTECA DEL PIAVE
Serata Open Air
STORIE DI PIAVE DI GENTE E DI ACQUA
lette da
LUIGI MARDEGAN
del Satiro Teatro
GIOVEDI' 15 SETTEMBRE 2005
alle ore 20.30
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAN POLO DI PIAVE
Testi di Autori vari scelti da
Gian Pietro Barbieri
Lio Gemignani, Fausto Pozzobon
Stacchi musicali alla Chitarra Classica
scritti ed eseguiti da Ulisse Fiolo
In caso di maltempo l'incontro si terrà comunque all'interno presso la Sala Conferenze attigua alla Biblioteca Comunale
Ingresso Libero
BIBLIOTECA COMUNALE DI SAN POLO DI PIAVE
Via Papa Luciani, 12 - 31020 S. Polo di Piave (TV)
Tel. 0422.855609 - Fax 0422.855760
Noi non andiamo da nessuna parte, ci accontentiamo solo di partire, di separarci da ciò che è vivo a profitto del vuoto della rapidità.
[...]
I mezzi di comunicazione appariranno per quello che non hanno mai smesso di essere: delle armi, dei mezzi di sterminio.
[...]
La verità è la prima vittima della celerità.
Paul Virilio, "L'orizzonte negativo: saggio di dromoscopia", Costa & Nolan, 2005
[...]
Da uomini
non sappiamo spiegare perché
la donna è sempre nominata
al momento. Della nostra morte
sappiamo soltanto
che Dio è dalla nostra parte.
[...]
Oh la storia
di Gesù è la storia
di noi due
inutile sentirsi soli
io sono te che cerchi libertà.
[...]
La storia d'un amore
è ciao e addio
finché non ci ritroveremo.
Mia versione - in haiku - da Eschilo (Eleusi 525 a.C. - Gela 455 a.C.).
Ultimo libro letto:
- Aa. Vv., "I padri del deserto: Detti", Mondadori, 1997
*
Ultimo film rivisto:
- M. Gondry, "Eternal Sunshine of the spotless mind (Se mi lasci ti cancello)"

Il mio rackkone nuovo!!!

Ma quanto siamo buoni: su, mangiamoci! (Non si vede molto ma l'adesivo a sinistra, oltre al bambino denutrito, ha una scritta che dice: Dieta del Terzo Mondo. Meditateci, gente, meditateci...)- Accademia di belle arti - Venezia

D'istruzione pubblica - scuola media statale G. Leopardi - Mira Taglio (VE)

Chi tristezza compra (the shopping-therapy!?! Aiuto!!!) - Mira Taglio (VE)

8 marzo (con la neve!): fiori veri e fiori finti in vendita al 'crocicchio della morte' (luogo tristemente noto per incidenti anche motali) + Che donna (per fortuita occasione riferito alla 'fantastica' passante del momento)! + Rima indicativa (Dante Alighieri vs. carabinieri: tempi moderni?) - Mira Taglio (VE)
Sapete perché l'arte, la poesia ci piace (ci tocca, ci commuove, ci sconvolge, ci travolge) così profondamente? Perché ci fa sentire di quale 'materia' veramente siamo fatti, noi esseri umani: mortalità e spirito, passione e carne, anima e finitudine, scelta e responsabilità assolute/eterne. I protagonisti dell'arte ci 'prendono dentro' perché, nonostante il peso della quotidianità cui pure devonmo sottostare come noi esseri reali, hanno in sé una luce straordinaria che trasfigura e trascende ogni 'materialità': e tale luce e vita viene dal superamento dei piccoli e angusti Io degli uomini, che vengono surclassati, davanti alla grandezza sconfinata dei puri sentimenti essenziali cui tutti partecipiamo ma cui non tutti (pochi, ancora troppo pochi purtroppo!) danno la fiducia che occorrerebbe per poter vivere davvero... Non dico che la vita sarebbe uno straordinario romanzo o film o sinfonia o affresco o magari tutte questo assieme, ma credetemi (perché ne ho esperienza diretta, pur se per ora confinata a me): la vita sarebbe certo all'incirca sempre la stessa, ma pervasa da quell'infinito di sentimento e percezione e comprensione che ci portiamo dentro ma al quale ci abbandiamo quasi esclusivamente al riparo dello schermo, protetti e 'al sicuro' grazie al mezzo artistico o scientifico (o altro che sia) - perdendo però così la possibilità d'essere in quella stessa pienezza e meraviglia pur nella vita di tutti i giorni, inclusi tutti i suoi alti e bassi: perché questo è, in realtà, il senso sia dell'arte (che altrimenti sarebbe una vacua decorazione a nasconderci la nostra miseria), sia della vita stessa che attraverso di essa s'interroga, si libera continuamente dei suoi limiti e si rinnova sempre...
Asilah: stagione di schiuma
Lasciò la famiglia
si fece crescere la barba
e riempì la sua solitudine di pietre e di nebbia
Arrivò al deserto
con la testa avvolta in un sudario
sangue versato
in terra occupata
Non era
né eroe né martire
era
cittadino della ferita
Tahar Ben Jelloun - "Stelle velate"
Ezechiele 33, 29-33
29 «Sapranno che io sono il Signore quando farò del loro paese una solitudine e un deserto, a causa di tutti gli abomini che hanno commessi.
30 Figlio dell'uomo, i figli del tuo popolo parlano di te lungo le mura e sulle porte delle case e si dicono l'un l'altro: Andiamo a sentire qual è la parola che viene dal Signore. 31 In folla vengono da te, si mettono a sedere davanti a te e ascoltano le tue parole, ma poi non le mettono in pratica, perché si compiacciono di parole, mentre il loro cuore va dietro al guadagno. 32 Ecco, tu sei per loro come una canzone d'amore: bella è la voce e piacevole l'accompagnamento musicale. Essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica. 33 Ma quando ciò avverrà ed ecco avviene, sapranno che c'è un profeta in mezzo a loro».

Goodmorning Sarajevo - Aprile 2000

Sarajevo workshop - Aprile 2000

Ricambio naturale - Dogaletto (VE)

Tra Cielo e Terra - Gambarare di Mira (VE)

Mare di campi - Fusina (VE)

Rive - Fusina (VE)

Barena pre-lagunare - Dogaletto (VE)

Vita a colori - colori della vita - Mira Porte (VE)

Bianca la vita sciorinata al sole - Oriago di Mira (VE)

Bambino nella pietra - muri di vita - Venezia

Albero della luce - voce del sole (Borbiago di Mira - VE)
1° SETTEMBRE 1939
Sono seduto in una delle bettole
lungo la Cinquantaduesima,
incerto e spaventato
mentre scadono le speranze scaltre
d’un decennio meschino e disonesto:
onde d’ira e paura
corrono per le chiare
e ottenebrate lande della terra,
in ossessione delle nostre vite;
l'innominabile odore di morte
offende questa notte di settembre.
Studi accurati possono
esumare l'offesa tutt’intera,
che da Lutero fino ad oggi
ha spinto una cultura alla pazzia,
scoprire quanto accadde a Linz,
l’imàgo smisurata fabbricata
da un dio psicopatico:
io ed il pubblico sappiamo
ciò che ogni bimbo impara andando a scuola,
quelli cui il male è fatto
faranno male in cambio.
Tucidide in esilio conosceva
tutto ciò che un discorso riesce a dire
sulla Democrazia,
e ciò che i dittatori fanno,
le sciocchezze stantie che pronunciano
ad un apatico sepolcro;
analizzò ogni cosa nel suo libro,
la ragione bandita,
la sofferenza arresa all’abitudine,
malgoverno ed angoscia:
tutto questo ci è inflitto un’altra volta.
In quest'aria neutrale
in cui i ciechi grattacieli usano
tutta la loro altezza a proclamare
la potenza dell'Uomo Collettivo,
ogni lingua riversa la sua vana
scusa in competitizione;
ma chi a lungo può mai vivere
nell’euforia d’un sogno;
guardano dallo specchio fissamente
il volto dell'imperialismo
ed il sopruso internazionale.
Facce lungo il bancone
stanno aggrappate al loro giorno medio:
le luci non si devono mai spegnere
e la musica deve continuare,
tutte le convenzioni allinearsi
perché questa fortezza assuma in sé
le suppellettili che fanno casa;
affinché non si veda dove siamo,
perduti dentro un bosco di fantasmi,
bambini paurosi nella notte
che non sono mai stati allegri o buoni.
La più ariosa roba militante
che Importanti Persone propagandano
è meno rozza di quel che vogliamo:
ciò che Nijinsky impazzito ebbe a scrivere
su Diaghilev
è vero per il cuore più normale;
perché l'errore innato fin nell’osso
d’ogni donna e ogni uomo
pretende quello che non può avere,
non già l'amore universale,
ma d'esser lui soltanto amato.
Dalla conservatrice oscurità
verso la vita etica
arrivano gli ottusi pendolari,
reiterando il voto mattutino:
"Io alla moglie voglio esser fedele,
m'impegnerò di più nel mio lavoro",
e governanti inetti si risvegliano
per riprendere il gioco obbligatorio:
chi può ancora liberarli adesso,
chi può arrivare ai sordi,
e chi parlare per i muti?
Tutto quello che ho è una voce
a stanare l’imbroglio di bugie,
romantiche menzogne nel cervello
del sensuale uomo della strada,
e le fandonie dell'Autorità
i cui palazzi rovistano il cielo:
non c'è una cosa che chiamiamo Stato
né mai nessuno esiste tutto solo;
la fame non consente alcuna scelta
né al cittadino né alla polizia;
o ci amiamo l'un l'altro, o siamo morti.
Inerme nella notte
il nostro mondo giace instupidito;
e tuttavia, sparsi in ogni dove,
punti di luce ironici
si accendono dovunque i Giusti
si scambiano messaggi:
che io possa, composto come loro
d’Eros e polvere,
assediato dalla medesima
negazione e disperazione,
mostrare una fiamma affermativa.
Wystan Hugh Auden (York 1907 - Vienna 1973)

Sorriso della vecchiaia - edifici di quiete - Mira Taglio (VE)

Sorriso del cemento nella neve - Mira Taglio (VE)