m u s i c a

Pre-testo

Scrivo perché
per la telepatia
è ancora presto.

Eccomi

Utente: situo
Nome: ness 1

NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE

CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI

SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI

VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,

E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE

SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE

PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.


OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)



Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.

OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)

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mercoledì, 31 agosto 2005
Da: Il canto della vita

Chi sei tu, lettore, che leggerai le mie poesie
tra cento anni?
Non posso mandarti un solo fiore di questa ricca primavera,
né darti un solo raggio d'oro delle nuvole
che mi sovrastano.
Apri le tue porte, guardati intorno.
Nel tuo giadino in fiore cogli i fragranti ricordi
dei fiori sbocciati cento anni fa.
Nella gioia del tuo cuore che tu possa sentire
la vivente gioia che cantò, in un mattino di primavera,
mandando la sua voce lieta, attraverso cento anni.

Rabindranath Tagore - "Il giardiniere"

Postato da: situo a 19:29 | link | commenti (2) |

martedì, 30 agosto 2005



Pozzo di cielo e terra - Barbariga (VE)

Postato da: situo a 18:23 | link | commenti |



Stracci di vita - arazzo naturale (Marano - VE)

Postato da: situo a 18:18 | link | commenti |

lunedì, 29 agosto 2005



Le vie dei campi (Borbiago di Mira - VE)

Postato da: situo a 21:36 | link | commenti (1) |

domenica, 28 agosto 2005



Chiuse di colore con ciclista di passaggio in primo piano e ciminiere permanenti sullo sfondo - Fusina (VE)

Postato da: situo a 19:35 | link | commenti |



Città chimica - Blade runner o Marghera vista da Fusina (VE)

Postato da: situo a 19:31 | link | commenti |



Ci-miniera del tesoro, in fondo all'arcobaleno del 14.05.05 - Margera (VE)

Postato da: situo a 15:16 | link | commenti |



Fuckyou - Fusina (VE)

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Post-architettura - Fusina (VE)

Postato da: situo a 15:06 | link | commenti |

Il nome segreto

"Il veleno continua ad agire e tu non mi hai ancora detto il tuo vero nome; dimmelo, se vuoi che il veleno esca dal tuo corpo. Vive soltanto colui il cui nome è pronunciato."

Da un mito egizio

Postato da: situo a 14:44 | link | commenti |

Ultimi libri letti:

- Anonimo, "Il manoscritto di Alessandria: la crocefissione secondo un testimone oculare", Amrita, 2004
- Aa. Vv. "I detti di Gesù: il 'proto-Vangelo' dei detti Q in italiano", Queriniana, 2005

*

Ultimo film visto:
- Bay, "The island"

*

Ultimo film ri-visto:
- Dupeyron, "Monsieur Ibrahim e i fiori del corano"

Postato da: situo a 12:48 | link | commenti |



MarTerra - preistoria a venire (Fusina - VE)

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Oggi-mai-sempre (Fusina - VE)

Postato da: situo a 01:42 | link | commenti |



Il nuovo che avanza - orizzonti chimici (Dogaletto - VE)

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Bo - U & chitarra - Tommy (Passo San Boldo - BL)

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Monti-del-dio (Passo S. Boldo - BL)

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Eli verticale in cima (Passo San Boldo - BL)

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sabato, 27 agosto 2005




"Che hai fatto!!!"

Giovedì 25 agosto 2005 - Borgo di Tragliata, Fiumicino (ROMA). Da sx a dx:

Walter Lu-tzu (altrimenti noto come: il sardo cinese), Marco d'Arezzo (o il Signore delle ciucche), Elisabetta & Enrico (i neo-sposi), Gigi Pozza (in arte e fatto: il signor G, alias Elias Mengwee), Marchetto (detto pure: Cucciolo).

Assente giustificato: Marcone (daffare sentimentale con Arianna di Roma...).

Assenti ingiustificabili: Matteo e Paolo (i postrock-baby-apostoli della Maria).

Postato da: situo a 15:14 | link | commenti |

Se quello che la gente desidera e considera giusto viene bollato come politicamente irrealistico, di norma significa semplicemente che le grandi concentrazioni di potere e privilegio vi si oppongono.


Noam Chomsky - "Il golpe silenzioso"

(Ciò vale pure a livello personale, ovvero all'interno della nostra psiche...)

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venerdì, 26 agosto 2005
Scrivere l’aria – echi e risonanze

(tra musicisti – armonia con-corde)

 

 

- E la paletta delle tue chitarre?

- Ci infilo su una penna di Colombo…
- Perché mai ce la metti, una su ognuna?
- Vediamo se riesci a indovinarlo…


- Però non me lo dire: aspetta, uhm...
- E' facile; ti aiuto un po': è un simbolo...
- Niente, no non ci arrivo: che significa?
- Pensa a come ti senti quando suoni…


- Libero! Ora ho capito: son le ali!
- E’ la pace, che finalmente regna…

- Con cui voli nei cieli della musica…

- Lontano dalla lotta della vita…

 

- Qualcosa di infinito e precisissimo.
- La città d’oro in fondo al mare aperto…

- Tu sei proprio un poeta, amico mio!
- Anche tu, credimi: anche tu lo sei.

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Angolo della musica (camera mia)

Postato da: situo a 22:32 | link | commenti (1) |

mercoledì, 24 agosto 2005
Per il cielo

Ciao Giulio.
Ecco, siccome anch'io parto domattina presto (e sto via un paio di giorni, almeno, ché si sposa un mio amico a Roma), ti chiedo intanto se per le foto ci son regole (tipo che non deve comparirvi se non una minima traccia/indizio della terra; nel qual caso, forse, le scarterai ché spesso c'è almeno 1/4 della foto con segni terrestri, animali e persone incluse: per via di un rapporto irrescindibile tra alto e basso che è nelle cose, e in me; poi le altre foto che ho, di cui ti dicevo, in certo senso non son che versioni terrene di quell'unico cielo sotto cui abita l'essere umano assieme a tutte le altre creature del pianeta: frammenti celesti, o cieli precipitati che annaspano a fatica sulla terra, spesso turbandosi e oscurandosi a vicenda).
Buone cose.

u

Postato da: situo a 19:30 | link | commenti |



Prospettiva infinita - Venezia

Postato da: situo a 17:20 | link | commenti |

Ultimi libri letti:

- Wystan Hugh Auden, "La verità, vi prego, sull'amore", Adelphi, 1994
- Wystan Hugh Auden, "Horae Canonicae", SE, 2000

*

Ultimi film ri-visti:

- Steven Shainberg, "Secretary"
- Bress & Gruber, "The butterfly effect"

Postato da: situo a 17:07 | link | commenti |

domenica, 21 agosto 2005
Da: La verità, vi prego, sull'amore (Oh, dite che cos'è davvero Amore)

Sotto un abietto salice
non ti affliggere più, innamorato:
segua al pensiero rapida l'azione.
A che serve pensare?
La tua incessante prostrazione
mostra quanto sei freddo;
alzati, su, e ripiega
la tua mappa della desolazione.

[...]


Auden, "Sotto un abietto salice"


*


[...]

"Oh guarda, guarda bene nello specchio,
guarda nel fondo del tuo dispiacere;
questa vita rimane benedetta
anche se tu non la puoi benedire.

Oh, resta, resta un poco alla finestra
mentre bruciano e sgorgano le lacrime;
tu amerai il tuo contorto prossimo
con il contorto tuo simile cuore".

Era tardi, assai tardi, quella sera,
già se n'erano andati via gli amanti;
cessati anche i rintocchi dalle torri,
e come sempre il gran fiume scorreva.


Auden, "Mentre andavo a passeggio nella sera" (mia versione)

Postato da: situo a 22:52 | link | commenti (1) |

Da: Grazie nebbia

[...]

Coda

Dall'archeologia
possiamo trarre almeno una morale,
cioè, che tutti
 
i nostri testi scolastici mentono.
Quella che chiamiamo Storia
non è una cosa di cui menar vanto,
 
fatta com'è
dal criminale che è in noi:
la bontà è senza tempo.


Auden, "Archeologia"


*


[...]

Poi già la parola stampata
comincia a sembrare assurda;
è così facile interpretarla male,
e così tanti lo fanno.

[...]


Auden, "Il trattenimento dei sensi"

Postato da: situo a 16:32 | link | commenti |


Papàveri (Vigonza)

Postato da: situo a 15:51 | link | commenti |


Cielo fiorito - 7/8 maggio 2005, Passo San Boldo (BL)

Postato da: situo a 15:06 | link | commenti |

Ultimi libri letti:

- Raymond Carver, "Niente trucchi da quattro soldi", Minimum Fax, 2002
- Wystan Hugh Auden, "Grazie nebbia", Tascabili Editori Associati (TEA), 1998
 
*

Ultimo film visto:

- Ridley Scott, "Le crociate" (Kingdom of Heaven)

Postato da: situo a 10:16 | link | commenti |

sabato, 20 agosto 2005



Immobilmente, via (Venezia)

Postato da: situo a 01:15 | link | commenti |

venerdì, 19 agosto 2005

"Quando i mezzi sono autonomi, diventano pericoli mortali; quando le parole

sfuggono al verso si affrettano a violare le anime;

quando la sensazione sguscia alla presa dell'intelletto, aspettate il tiranno;

[...]

poiché la ricchezza dell'io è la salute dell'io che si dona.

Che cosa dice Eraclito? - e che cosa è il respiro della

Città - morire ognuno la morte dell'altro, dell'altro ognuno

vivere la vita. Il denaro è un mezzo di scambio."


Charles Williams, Taliessin through Logres


 

Auden - "Lo scudo di Perseo"

Postato da: situo a 20:10 | link | commenti |

giovedì, 18 agosto 2005

Canzone gucciniana (strofa)

  MI             LA           MI
E le puttane sulla camionabile
         SI          LA           MI
con le tette spellate dall'estate
      LA                SI           MI
ancheggiano svogliate nella luce
     FA#         SI          MI
di pomeriggi sfatti d'infinito
     FA#           SI       MI
di pomeriggi sfiniti nel sole.

 

Postato da: situo a 19:19 | link | commenti (1) |

mercoledì, 17 agosto 2005

Da varie mail di gennaio/febbraio 2005

 

Le parole ci dividon in ragioni sole; senti la musica...

Siamo divisi dai fatti: spesso prodotti dalle parole.

E' sulla parità che va giocato il dialogo, per evitar che si trasformi in duello.

E' una parola, ovvero: un "link" a un mondo.

Richiedo ci si stia a sentire davvero e non a beccarci, richiedo una fondamentale presenza a se stessi e quindi agli altri, e tutto questo perché l'oggettività non esiste, ma esiste solo l'inter-soggettività: son cose che tutti 'sanno', ma non ci prestano attenzione e quindi perdon l'essenziale - questo 'lavoro' di riscoprir i fondamenti, è poesia.

"il mio discorso è sempre uno, e ha diversi livelli o meglio registri e l'intento per me vitale è far arrivar ciò": capisci che se tagli certe frequenze non senti la musica, ma solo quello che sembra tutto e che invece è ben poco, anzi impedisce di |sentir oltre| ovvero più 'dentro': a questo cerco di portare, ma richiedo 'ascolto'...

Ad ogni mezzo è sotteso un fine, in ogni mezzo si esplicita un fine (volontà, intenzione: più o meno cosciente, questo è il discrimine...): l'etica è una questione di 'forme' (se vuote ovvero inconsapevoli produrranno il vuoto, ma se piene ovvero consapevoli sono la vita)! Impossibile per me passar sopra a cose vitali come queste: vogliamo esplicitare i fini imparando a 'leggere' i mezzi, o vogliamo non vedere che l'utilizzo di una cosa è determinante per far sì che essa generi vita o generi morte? Gli strumenti son fatti per scopi precisi: un fucile non è una chitarra!

(Son certo che se tutti facessero quello che davvero vogliono fare, e si organizzassero per farlo, perseguendo la propria necessità interna, l'umanità sarebbe non dico totalmente felice ma sicuramente godrebbe di molta più pace e serenità - ma chi ha coraggio di chiedersi cosa |davvero| vuol fare: e soprattutto chi ha la forza di rispondersi di fatto?)

Per me è fondamentale che chiunque abbia questa chiarezza: ché appunto non siamo telepatici, ma se impariamo a conoscerci comunicando prima bene con noi stessi e quindi cogli altri, è possibile arrivar a un grado d'intesa che va oltre le parole - intesa da riverificare di continuo perché le cose e le persone cambiano: ma se il |cuore| (vedi qui sopra: coraggio) è comunicato, il fondamento c'è.

A proposito di spirali: tra le varie cose che sappiamo ma solo col cervello e non praticandole quindi questa società dell'informazione è solo una balla (droga per tener buoni i coglioni, che fanno come nei boxer, cioè: ballano in discoteca; e qua la smetto e tiro il fiato), c'è che l'uso del cellulare fa degenerare i legami nel DNA, intaccano il corpo, il sostrato stesso dell'esistenza, il bios e i legami biotici (vitali, essenziali, fondamentali: prima di qualsiasi menata mentale!) - capite come 'viviamo', che cosa stiamo facendo?

Perché mi devo ammazzare con qualcosa che chiamano lavoro e che invece è tagliarsi i coglioni per conservarli in vasetto?

A me un gioco, e me lo insegna il bambino che sono (stato), piace se è 'serio': e siccome siamo tutti sul limite della cosiddetta età adulta (io già oltre: lo sottolineo ancora perché è determinante nelle mie scelte e nel rapportarmi a voi) è necessario giocare a un gioco che ci dia da vivere (in ogni senso: gratificazione e pane, insieme - negli obiettivi finali) e non cincischiare facendo i bambini o bravi o terribili è uguale-inutile. Per poter giocare al mio gioco, le regole date non vanno bene, e parte di esso consiste nel decostruire ciò che le rende apparentemente giuste/stabili mostrando come siano ingiuste/vuote e aprendo uno spazio per percepire più autenticamente e vitalmente la realtà (in e fuori di me, di noi: cioè |tra| noi). Se mi metto con determinazione posso fare tutto, ma quello che mi determina a fare è che ci sia un senso, e soddisfazione: ho cognizioni culturali (soprattutto poetiche) che posso metter a frutto nell'attività editoriale, ho una visione approfondita e piuttosto ampia di questa società e ciò per difendermene e per poterci quindi operare per cambiarla, visto che la visione della società in cui invece desidero e ho bisogno di vivere è molto più forte; il tutto abbinato alla necessità di praticar queste cose a mio modo, suonando e portandole in vita agli altri.

Avrò una scarsa autostima e allora ho bisogno che le persone di cui mi fido mi ripetan che sì va bene dài? Un po' come se scopi e ti trovi a chiederti ma dove cazzo è (o sono) con la testa? C'è bisogno di ritorno.
Cosa pratica e utile: anche queste (riferendosi ai libri gratis) letture saranno un banco di prova per vedere se van via e come e quanti/quali etc, in modo da poter eventalmente metter in progetto ristampe finanziate da noi ma i cui costi rientrino con letture successive, ed eventualmente libri nuovi da promuover leggendo.
Fil, il punto non è: è sbagliato vivere del proprio lavoro, anzi! Il punto è: è micidiale ammazzarsi con lavori che ti riducono a una mummia vuota che deambula. "Commerciale" è produrre il vuoto facendoselo anche pagar caro dalle mummie di cui sopra. Quindi: no fuga! Anzi: davvero dentro per far saltar il meccanismo!
Per me far versi, musica ect. è uguale a qualsiasi altro lavoro: il punto è sempre la passione e la dedizione, non cosa ma come lo fai. L'arte è la più smerdata, reietta, controproducente, disastrata, morta in assoluto. Io voglio far toccare invece a tutti ch'è vita in presa superdiretta, che è vita al suo netto, al nudo, al cuore! E come lo faccio: rischiandoci appunto la vita, me stesso: tutto. Voglio = devo/ho bisogno, ché sono così.
Questo il nucleo da cui viene il caos su cui ho dovuto costringere la vostra attenzione a progetto concluso.
(Quest'ultima riga si ricollega e 'chiude' il cerchio con le prime lassù rimettendo il tutto nella cooperazione)

Ma politica vera è far la spesa: in "gabina elettorale" voti solo l'ufficio contabile della comunità economica, quindi |di fatto| sostieni chi idealmente non voti. Il mondo è rovesciato: raddrizziamoci o ci cadrà addosso!
Sì lì ma per SPACCARE!!! Scrivo e faccio le stesse cose che in musica, mangiando, amando, lavorando.

Gli stranieri: noi, ormai dis-integrati sociali, li chiamiamo extra-comunitari - e invece la vera comunità son proprio loro...

(Anche se mi si capirà e ascolterà forse solo dopo molto che sarò morto, e ormai del tutto inutile se non a qualcuno che riprenderà i motivi di questo agire facendolo suo nel tempo che gli è dato, ma dovrà ancora subire lo stesso destino: questo di presentir e quindi antiveder le cose ma in totale isolamento ché non c'è nessun altro che ascolti, e non è vita quella di chi sente una musica talmente straordinaria da scoppiarne ma non può condividerla ed è anzi sempre e solo costretto a comprimersi e a rinnegarla per 'conviver' con chi ha meno paura di ciò che sente come noto e controllato paragonabile a vuote tiritere se va bene, frastuono annichilente se male: io desidero solo riuscir a portarvi dove sono quando cerco di passarvi 'ste cose, ma vi dovete fidar di me.)

Postato da: situo a 23:00 | link | commenti (1) |

Troppa bellezza, da soli, ci schianta.

25/01/2005

Postato da: situo a 22:15 | link | commenti |

Da una mail del 24/01/2005

Stesso motivo? Riunirsi in presenza, non dividere: vi sto dicendo che stasera sarò lì ma anche no, mentre per voi cambierebbe solo il luogo fisico dove trovarsi, e anzi scopriremmo credo altro. Testimoni: martiri. Credo non sia lo stesso motivo, ma sia motivo tuo che malidentifichi col mio per sentirti unito pur lontano: credo questo sia il solo vero male e in quest'epoca in particolare lo si patisce; vi dico non il mio: il nostro! Vi sto proponendo un cambiamento di prospettiva sul gruppo, tutto da verificare: non Quarto o Padova - stasera verrò dove voi sarete, ma se non sentirò una presenza effettiva forte e durevole dovrò andar solo ché solo pur tra gli altri e amici non è proprio il caso di star, anzi non credo possiate capire il male che fa. Probabilmente son fatto così male che tutto quel che dico è assurdo, o forse è fatta male la lingua e vedi e senti solo i limiti quando non trovi modo di comunicarti e vivere: a Caliceti che non può tocca pur dirlo - ho sollevato io la questione ma non vi fidate di me, non volete credermi e azzerate tutto credendo di fare atto di presenza: vi dico la vita, che cambia e si muove, vi dico andiamo dov'è ossia dove siamo insieme! Capite, anzi no: sentite che cosa suona qui? G se il motivo è lo stesso verresti con me: chi viene con me? Non vi chiedo sradicamenti, ma un assenso: lo so che pare allucinante, e tuttosommato riesco a gestirmi e non è come quando sento questo morire; riesco a parlarne, infatti: ma raccoglietemi attraverso le parole - che cosa vi trattiene, perché non venire, che decisione irrevocabile avete preso che non sia modificabile? Se vi trovate stasera a sentirvi attraverso quel che vi ho 'istigato' finora ma senza di me, vi negate il senso: vi sto dicendo di considerare me, e me è un esempio tra i tanti ovvero consideriamoci tutti ma veramente. Guardate che non vi sto solo convincendo ad andar a Padova stasera, vi sto 'togliendo' qualcosa perché abbiate molto di più: ci togliamo paraocchi, inerzie, incomunicanza, distanza, disunione, schermi, paure... "Se tutti potessero sentire la potenza dell'armonia" cercava d'indicare Mozart: bisogna insegnar a sentire! Stasera vengo dove vi siete fermati voi solo per portarvi le prossime sere dove possiamo andare insieme: non prendetemi in parola, prendetemi in vita - e non prendete me, ma prendete chiunque come voi stessi. Ah, stasera porto un dolce siciliano che non so com'è venuto, e del vino: chi porta le bibite G-analcoliche?

Postato da: situo a 22:14 | link | commenti |

Fil, allora bisogna stampar tutte le mail che v'ho mandato: ma non le mandavo per farne dei libri, anche se questi sono i prodotti esterni morti (in coppia col prodotto interno lordo), e quindi controllabili; le mandavo anzi per esser meglio insieme a voi, come le musiche e tutto il resto - prima e dopo di voi, ma qui e ora: per sempre. Questo, non si può |dire|...

24/01/2005

Postato da: situo a 22:09 | link | commenti |

Bene, ci sarò. E che io non vada dove invece sento che avremmo bisogno d'andar tutti, è parte del mio 'discorso' - oltre al resto che dico, in senso letterale. E molto avrei da dire anche su questo, ma continuare a aggiunger termini per additare invece l'apertura sterminata, fa solo male. Si fatica a capirsi, ché non s'ascolta prima e sempre la musica sotto/dentro/intorno tutto ciò che tocca parlare, cioè de-terminare concettualmente invece che aprire all'infinito - anche se provo a farlo pure con le parole (e non solo con la musica in senso stretto). So che non ci capiremo, col cervello: se sarà possibile, e sarà davvero molto, potremo al massimo sentirci - presenti. So di provar a sviluppare un nuovo linguaggio, che trapassa (attraversa e stermina) le parole: ma devono esser dette - il silenzio.

24/01/2005

Postato da: situo a 22:05 | link | commenti |

Oggi ho tolto tutti i mie testi da internet. Restan solo le copie cartacee.
Che ormai dicon più niente. Inutili anche mail e quaderni. Fine virtualità.
Vita: immediata. Se riesco resto io, non i referti esterni.
Non son Rimbaud, ma è impossibile esistere la poesia: la realtà potenziata-incomunicante che tutti pur captano come
autentica ma non ne hanno il coraggio dei giorni e del tempo, qui e ora, sempre.
Tutto ciò che è morto è controllabile e gestibile, anche se continua a deambulare: niente di morto è necessario rimanga di me, ché non è me ma solo lontano riflesso di luce ormai spenta. Io vivo: ora.

22/01/2005

Postato da: situo a 21:59 | link | commenti |

Il futuro è scritto in noi, se solo decidiamo di aprire gli occhi - per poterlo vedere.

22/01/2005

Postato da: situo a 21:57 | link | commenti |

Da una mail del 22/01/2005

Sì, è (non "era" soltanto) a fin di bene, ma non importa: è destino che le cose le veda per intero e quindi anche morire (e di questo patisca...) in anticipo (fin quasi da subito, pur tentando di creder che non sia così...) e il modo in cui tento di comunicarle non abbia altro esito che l'incomprensione - a volte ho il dubbio che la causa di ogni fine sia io, che sia soltanto la paura che finiscano a farmele pre-vivere e quindi schiantarne prima del loro 'decorso' naturale: eppure qualcosa mi scava dentro (ancora non capisco se la mostruosità sia io o non sia invece la vita in generale: una bella scelta...); sono assolutamente certo della tua buonafede e non è su quella che avverto incertezza, quanto sul fatto che ancora tu non veda (voglia vedere: anche perché fa malissimo, a volte) chiaramente in te (qui sta lo sfasamento: mente e cuore) e da ciò dipenda non solo il tuo, che già sarebbe molto, ma anche il futuro del gruppo - ma non posso pretenderlo: posso solo esortarti ancora una volta, per render meno difficile la cosa, a provare a risponder punto per punto ai vari quesiti che t'ho posto, anche solo a me se non ti va con gli altri, e forse sarà possibile far luce su qualcosa che mi fa male non poco e che così riesca a comprender più chiaramente anch'io cosa mi turba e perché e finirla; anche se credo che probabilmente questo individuar le tracce dell'avvenire nel presente e seguirle fino a vederlo in anticipo, quando ancora per chiunque altro è da srotolare nel tempo, sia di pochi: spero, ancora una volta crederò che non sia come già mi par di presentire, ma se riusciamo tutti a risponder a ciò che è necessario chiedersi ciascuno per sé e di fronte a tutti gli altri, se questo costa ma si riesce a fare al di là del doversi scoprire e quindi fidare degli altri, beh il gruppo terrà al di là di ogni scossa (perché non ci sarà velo per il vero sé né quindi per gli altri), altrimenti ci illuderemo di qualcosa (o forse mi illuderò solo io, che ci credo...) che non è possibile e saremo soltanto soci e nient'altro: volete rapporti 'soft', non di vera amicizia (uno per tutti e tutti per uno: ma per la vita)? C'è da capire solo questo, per me: il modo con cui mi sento di rapportarmi è totale o non mi basta, cioè posso farmelo bastare ma appunto se è dichiarato fin da subito il cuore, cioè la scelta di vita... (forse sto investendo voi di tutta questa responsabilità e importanza per crisi mia momentanea, pur se dura da 33 anni e non c'è modo non dico di esser felici ma almeno d'aver un po' di pace: beh se così fosse vi chiedo solo di portar pazienza finché passa, se deve, ché tutto il resto del male è mio).

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Da una mail del 20/01/2005

Chi FA la società? Anche noi: come la vogliamo? Io più umana e giusta. Sennò tanto non vivo: col benessere c'è il mal-esistere. Mio nonno Antonio (detto Cesare), attivista politico comunista, in fine ha dovuto abbandonar la famiglia e scappar in Argentina per anni sennò i fascisti lo ammazzavano - son scelte, posson costare anche carissimo (questi son i veri prezzi). AUTeditORI serve per andar in Einaudi o diventarlo, o pratica alternative culturali? Se per voi è la prima, guardate meglio invece: è la seconda, indipendentemente da ciò che pensate ché il futuro preme in tal senso (non ci sarà più bisogno di capitalizzare alcunché: rileggetela tra 20 anni, questa): vi esorto solo a riconoscervi, a far scelte consapevoli e non a trovarsi in realtà come ciechi cui poi basta scamparla. Voi volete vivere, o vi basta sopravvivere? Le cose cambiano se a qualcuno non va come le si fa andare: voi stessi vi siete messi a far questo, e non ve ne rendete manco conto: che devo fare, la coscienza del gruppo? Sveglia, ragazzi: i rapporti tra le persone determinano il mondo, non solo umano. Cambiano, e ci si è dentro, ma non ve ne accorgete nemmeno: vi dico, ve ne accorgerete presto, magari vi direte che in fondo lo sapevate e avete agito nel giusto, ma sarà tarda constatazione retroattiva, non presenza! Viviamo in differita? Non è più tempo! Probabilmente sono pazzo, o idiota. Anzi di sicuro. Non c'è comunicazione, quindi solitudine. Perché scrivete? Per fare soldi? I soldi sono un mezzo... E il fine? Einstein è arrivato alla relatività ché fin da bimbo vedeva un uomo cavalcare un raggio di luce. Noi? Ragazzi, su ciò è necessario confrontarsi: non per evitare il 'solidus' ma per determinarvisi davvero. Ho chiamato la Vecia Contea e son disponibili: andrò là entro fine settimana. Spero di tenere ma vi chiedo una mano (ché non sto per niente bene): tutti vogliono una cosa? Tutti |devono| partecipare. G parlava di crear strutture che tengano: la vita è movimento, le strutture son valide al momento ma la vera 'struttura' son le persone che ne fanno una adeguata di volta in volta: abbiamo legami solidi? "Gian Luca Galli è sempre lui e si sa che le cose le organizza bene, c'è da fidarsi": gran persona, fa il muratore (non a caso) e se si è fatto uno skate-park praticamente da solo e ha passione per quel che fa, per questo riesce a organizzarsi per farlo e lo fa davvero: non è Choelo e newage, Roberto, e se c'hai messo tutto con la politica quando c'hai provato e ti sei scornato, e ora sei deluso ma hai lo stesso nodo irrisolto d'allora, bisogna crei la strada per darti forma ché non si sfugge a se stessi. Naturalmente parlo a me per primo, ma siccome siamo in gruppo vi metto a parte di quanto posso. Per me suonare o una lettura è vita, non ripetibile: ambienti e persone inquinate, mi tolgono la vita... Non è letteratura, è questione di vita o di morte (credimi Roberto, o preferisci legger poi i referti?): "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i gironi, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio." - Italo Calvino, Le città invisibili, 1993 (appena 10 anni fa: siamo abitati dall'invisibile che chiede di farsi visione visibile per esser vero - non ci sono città senza persone in rapporto: volete rapporti tumorali o crescita sana?)

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Da una mail del 19/01/2005

"Nel momento più aspro del combattimento, gli avversari possono rendersi reciprocamente giustizia: la magnanimità non è loro vietata. [...] Quando la guerra si presenta come la materializzazione di un duello tra la verità e l'errore, la stima reciproca diviene impossibile. [...] Rispettare l'avversario quivarrebbe a rendere omaggio all'errore, a rendere testimonianza contro la verità." - Rachel Bespaloff (1895-1949) - "Dell'Iliade", Città Aperta Edizioni

[...] i 'miracoli' si fanno assieme, anzi il solo miracolo è far vita in comune (se non ci fossero tutte le persone che credono in lui, Cristo mica potrebbe niente).

Il punto è: appurato che è controproducente, deleterio, dannoso, cataclismico, catasfrofico e micidiale alimentare questo sistema sociale e planetario suicida - vogliamo far qualche passo per salvarci la vita mutando per primi noi stessi il modo di stare al mondo e rapportarci agli altri, o andiamo avanti a 'cantare' e ballare finché il Titanic in cui siamo va a fondo?

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Quando uno è ormai morto lo si piange vivo, ma quand'era vivo gli s'impediva la vita. Troppo è da comunicare, e dire non lo permette. Se comprendi, mi basta. Grazie. Le tombe comunicano molto.

28/12/2005

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Da una mail del 28/12/2005
 
Cosa manca oggi dappertutto, in questa vita nazista (so quel che dico, e si dimostra) e in tutto? Le emozioni - non gli stati d'animo momentanei, ma proprio il sentir-si fondamentale degli esseri umani. E i sentimenti, dall'ira alla pietà, coinvolgono tutto l'essere (non il solo cervello che calcola) ovvero: il suo corpo/psiche è in gioco totalmente nello scambio/comunicazione cogli altri esseri, la vita tutta. Perché conserviamo anche l'inutile e mandiamo i vecchi in ospizio? Perché tutti sono interconnessi ma l'autismo di massa imperversa? Perché si rincorre la vita e produciamo soltanto morte?
Sentite (ve ne prego - come pregassi un dio...).

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Il rapporto è Dio, ma solo se accresce: pertanto o c'è o non c'è. In te sento ricerca, ma sulla via sbagliata.

15/12/2004

Essere i Re delle proprie solitudini, è Il Male di oggi: questo tumore che è - l'uomo. Dio è tra noi: siamo noi!

22/12/2004

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Da una mail del 30/11/2004

[...] vedete che a me un resoconto viene da farlo su umori e comportamenti (sempre che sia lucido per poterlo fare) prima che sul merito delle decisioni prese o degli argomenti affrontati, cioè son più importanti le condizioni di dialogo che il dialogo in sé (possiamo parlare anche di boiate ma se siamo tranquilli in un attimo si mette su quel che tremila parole in condizioni tese non permetterebbero mai non di realizzare ma neanche di poter vedere con abbastanza chiarezza che cosa sia!!!); quindi siccome ognuno mira a esprimer la propria vita è rispetto che all'interno del gruppo ciascuno sia chiaro in intenti: la vita per me è comunione, così tutto è puro tramite ed è solo questione di frequenze, forme - la letteratura è una forma che tende al malinteso e alla contrapposizione di sintonie che solo la visione d'assieme può far percepire; per me, letteratura e gruppo sono mezzi: il fine è l'incontro, e se abbiamo bisogno d'incontrarci ricordiamoci che stiamo facendo questo per questo motivo: o diciamoci chiaro perché lo facciamo, così evitiamo fraintendimenti, risentimenti e frustrazioni...

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lunedì, 15 agosto 2005
(Sempre integrati, a partire dalla data del post...)

Piani Lettura
 
Aforismi:
-         Saba, Scoraciatoie e raccontini
-         Martini, La scultura lingua morta e altri scritti
-         Flaiano, Frasario essenziale per passare inosservati in società + Diario degli errori
-         Casiraghy, Storie di picoli fiumi segreti + Distrazioni e giraffe
-         Eckhart, La via del distacco
-         Lichtenberg, Aforismi e lettere
-         Goethe, Aforismi sulla natura + Massime e riflessioni
-         Schopenhauer, L’arte di trattare le donne + L’arte di conoscere se stessi
-         Kafka, Aforismi di Zürau + Il silenzio delle sirene + Diari + Quaderni in ottavo
-         Kraus, Detti e contraddetti
-         Handke, Il peso del mondo
-         Dávila, In margine a un testo implicito
-         Gandhi, Per la pace
-         Aurobindo, Il dio che sorride
-         Epicuro, Scritti morali + La felicità
-         Epitteto, Manuale
-         Porfirio, Sentenze sugli intuitivi
-         Novalis, Frammenti
-         Beethoven, Autobiografia di un genio
-         Nietzsche, Appunti filosofici
-         Schnitzler, Il libro dei motti e delle riflessioni
-         Schönber, Leggere il cielo
-         Einstein, Pensieri idee opinioni
-         Brecht, Me-Ti
-         Canetti, La provincia dell’uomo + La tortura delle mosche
-         Pascal, Pensieri
-         Voltaire, Dizionario filosofico
-         Stendhal, Diario
-         Flaubert, Baouvard et Péchuchet
-         De la Rochelle, Diario di un delicato
-         Cioran, La tentazione di esistere + Sommario di decomposizione + La caduta nel tempo + Il funesto demiurgo + Sillogismi dell’amarezza + Al culmine della disperazione
-         Camus, Taccuini voll. I + II + III
-         Barthes, Miti d’oggi
-         Baudrillard, Taccuini + Il sistema degli oggetti
-         Bear Herat, Il vento è mia madre
-         Bach, Illusioni
-         Watts, La via dello zen
-         Porchia, Voci
-         De unamuno, Del sentimento tragico della vita
-         Coelho, Manuale del guerriero della luce
-         Gracia, Oracolo manuale
-         Aa. Vv., I padri del deserto
-         Confucio, Opere
-         Meng-tzu, Mencio
-         Tse-Tung, Citazioni dalle opere
-         Aa. Vv., Dhammapada
-         Aa. Vv., Å–gveda
-         Aa. Vv., Bhagavadgita
-         Tagore, Massime per una vita armoniosa
-         Tsunemoto, Hagakure
-         Mishima, La via del samurai
-         Kit, Il grande libro dello zen
-         Lec, Pensieri spettinati
-         Aa. Vv., Il libro degli aforismi
-         Aa. Vv., Meditazioni per la stanza da bagno
-         Aa. Vv., 101 storie zen
-         Aa. Vv., Il libro delle 399 meditazioni zen
-         Arena, Diario zen
 
***
Scrittura:
-         Caproni, La scatola nera
-         Sereni, Gli immediati dintorni + Sentieri di gloria
-         Pavese, Saggi letterari
-         Luzi, Scritti
-         Zanzotto, Scritti sulla letteratura voll. I e II
-         Pasolini, Empirismo eretico + Passione e ideologia + La divina mimesis
-         Michelstaedter, La persuasione e la rettorica
-         Calvino, Perché leggere i classici
-         Zolla, Che cos’è la tradizione
-         Pontiggia, I contemporanei del futuro
-         Magris, Dietro le parole + Utopia e disincanto
-         Calasso, K
-         Berardinelli, Tra il libro e la vita
-         Moresco, Il vulcano
-         Franck, Forme del paradosso
-         Fiori, Scrivere con la voce
-         Cardillo, Il verso cantato
-         Ferrucci, Ars poetica
-         Marcoaldi, Voci rubate
-         Auden, Gl’irati flutti
-         Eliot, Il bosco sacro
-         Orwell, Nel ventre della balena e altri saggi
-         Aristotele, Retorica
-         Pseudo Longhino, Del sublime
-         Cicerone, Dell’oratore
-         Schiller, Sulla poesia ingenua e sentimentale
-         Jean Paul, Il comico l’umorismo e l’arguzia
-         Hölderlin, Scritti di estetica + Sul tragico
-         Lukács, L’anima e le forme
-         Benn, Pietra verso flauto
-         Heidegger, In cammino verso il linguaggio
-         Auerbach, Mimesis voll. I e II
-         Benjamin, Angelus novus
-         Janouch, Conversazioni con Kafka
-         Canetti, L’altro processo
-         Bachmann, Letteratura come utopia + Il dicibile e l’indicibile
-         Diderot, Questo non è un racconto
-         Valéry, Mallarmé ed io
-         Bataille, La letteratura e il male + Su Nietzsche
-         Brosse, Divagazioni sul corpo il sesso e la lingua
-         Sartre, Che cos’è la letteratura
-         Barthes, L’avventura semiologica + Frammenti di un discorso amoroso
-         Foucalut, Le parole e le cose
-         Steiner, Errata + Vere presenze + Nessuna passione spenta
-         Carver, Voi non sapete cos’è l’amore [saggi]
-         Auster, L’arte della fame
-         Bloom, Il canone occidentale
-         Johnson, Shakespeare vostro contemporaneo
-         Keats, Lettere sulla poesia
-         Wilde, Intenzioni
-         Woolf, Una stanza tutta per sé
-         Huxley, Il genio e la dea
-         Dostoevskij, Saggi + Lettere sulla creatività
-         Checov, Senza trama e senza finale + Scarpe buone e un quaderno di appunti
-         Cvetaeva, Il poeta e il tempo
-         Nabokov, Lezioni di letteratura + Lezioni di letteratura russa
-         Borges, Altre inquisizioni
-         Sepùlveda, Raccontare resistere
-         Amichai, Ogni uomo nasce poeta
-         Kott, Shakespeare nostro contemporaneo
-         Agamben-Deleuze, Batleby
-         Aa. Vv., Le umiliazioni non finiscono mai
 
***
Religione:
-         Apollodoro, Biblioteca
-         Ermete Trismegisto, Corpus hermeticum + Poimandres
-         Vangelo secondo Matteto
-         Vangelo secondo Marco
-         Vangelo secondo Luca
-         Vangelo secondo Giovanni
-         Gerolamo, Biblia vulgata
-         Anselmo d’Aosta, Proslogion
-         Weil, Lettera a un religioso
-         Buber, Confessioni estatiche + L’eclissi di Dio
-         Girard, La pietra dello scandalo + Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo
-         Zolla, Lo stupore infantile
-         Galimberti, Orme del sacro
-         Feuerbach, L’essenza della religione
-         Jung, Risposta a Giobbe
-         Otto, Il volto degli dèi
-         Hesse, Religione e mito
-         Wittgenstein, Note sul Ramo d’oro di Frazer
-         Scholem, I segreti della creazione
-         Holl, Gesù in cattiva compagnia
-         Leibniz, Saggi di teodicea
-         Guitton, Il vangelo nel lager
-         Eliade, Mito e realtà
-         Kristeva, In principio era l’amore
-         Tolstoj, La confessione
-         Kierkegaard, Il giglio nel campo + Stadi sul cammino della vita
-         Pessoa, Pagine esoteriche
-         Saramago, Il vangelo secondo Gesù
-         Aa. Vv., La sacra Bibbia
-         Jodorowsky, I Vangeli per guarire
-         Aa. Vv., I detti di Gesù
-         Anonimo, La crocefissione secondo un testimone oculare
-         Aa. Vv., Vangeli apocrifi
-         Aa. Vv., I vangeli gnostici
-         Aa. Vv., Le apocalissi gnostiche
-         Aa. Vv., La santa messa
-         Garcìa, La vita di Gesù nel testo aramaico dei Vangeli
-         Aa. Vv., Talmùd
-         Aa. Vv., Mistica ebraica
-         Anonimo, Il libro dello splendore
-         Tagore, La religione del’uomo
-         Aa. Vv., Il Corano voll. I e II
-         Al-Quda’i, La fiaccola
-         Al-Fârâbî, La città virtuosa
-         Schuré, I grandi iniziati
***
Islam:
-         Piovene, Processo dell’Islam alla civiltà occidentale
-         Mann, Diario arabo
-         Tramballi, L’ulivo e le pietre
-         Rizzo, Il Corano in camera da letto
-         Burkhardt, L’arte dell’Islam
-         Adonis, La musica della balena azzurra
-         Mernissi, L’harem e l’occidente
 
***
Venezia:
-         Valeri, Guida sentimentale di Venezia
-         Paolini, Bestiario veneto
-         Scarpa, Venezia è un pesce
-         Rang, Psicologia storica del carnevale
-         Hoffmannsthal, Andrea o i ricongiunti
-         Ruskin, Le pietre di Venezia
-         Aa. Vv., Proverbi del veneto
 
***
Critica sociale - Ambiente - Antropologia:
-         Volponi-Leonetti, Il leone e la volpe
-         Berardinelli, Cactus + Nel paese dei balocchi
-         Bettin, Petrolkiller
-         Rumiz, La linea dei mirtilli + È oriente
-         Strada, Pappagalli verdi + Buskashì
-         Aa. Vv., Ho visto
-         Wu Ming, Giap!
-         Freud, Psicopatologia della vita quotidiana + Psicoanalisi della società moderna + Sessualità e vita amorosa + Al di là del principio del piacere
-         Jung, Tipi psicologici + L’inconscio + Presente e futuro
-         Hesse, La nevrosi si può vincere + Non uccidere
-         Galimberti, Idee + Psichiatria e fenomenologia + Paesaggi dell’anima + Il corpo + Le cose dell’amore + Il gioco delle opinioni + La casa di Psiche
-         Henzensberger, In difesa della normalità
-         Coppo, Etnopsichiatria
-         Tonucci, La città dei bambini
-         F. Capra, Ecoalfabeto | L'orto dei bambini
-         Aa. Vv., Il grigio oltre le siepi
-         La Cecla, Perdersi + Modi bruschi + Saperci fare + Non è cosa-Non…
-         Augé, Non-luoghi + La guerra dei sogni + Rovine e macerie
-         Virilio, L’incidente del futuro + L'orizzonte negativo: saggio di dromoscopia
-         Perec, L’infra-ordinario
-         Tiqqun, Elementi per una teoria della Jeune-fille
-         Langer, La scelta della convinvenza
-         Mosca, Dammi la mano
-         Ovadia, Vai a te stesso
-         Deleuze-Guattari, L’anti-Edipo + Sul ritornello
-         Chomsky, Linguaggio e libertà + Sulla nostra pelle + Dopo l’11 settembre
-         Sontag, Stili di volontà radicale
-         Hillman, Il potere
-         Ahmed, Guerra alla libertà
-         Arendt, Tra passato e futuro + Sulla violenza
-         Berberova, Quaderno nero
-         Céline, Mea culpa
-         Dick, Se vi pare che questo mondo sia brutto
-         Mariangeli, Contro la sofferenza
-         Guevara, I giovani
-         Tiuavii di Tiavea, Papalagi
-         Emerson, Natura e altri saggi
-         Bateson, Mente e natura
-         Demetrio, Filosofia del camminare
-         Brosse, Mitologia degli alberi
-         Ippocrate, Arie acque luoghi
-         Chatwin, Le vie dei canti
-         Keyseling, Diario di viaggio di un filosofo: l’India
-         Zadra, Tantra
-         Brooks, Estasi tantrica
-         Nin, Mistica del sesso
-         Eliade, Sull’erotica mistica indiana
-         Bataille, L’erotismo
-         W. Reich, La rivoluzione sessuale
-         Foucalut, Il pensiero del fuori + L’uso dei piaceri
-         Huxley, L’arte di vedere
-         Lauria, Odissea dello spirito
-         Monod, Il caso e la necessità
-         McLuhan, Gli strumenti del comunicare
-         Young, Tencica per produrre idee
-         De Bono, Sei cappelli per pensare
-         Berne, A che gioco giochiamo
-         Di nocera, Supereroi e superpoteri
***
(Lascio fuori i due settori per me più ovvi: poesia e filosofia -
più tutti i titoli che ho già letto o che non trovo in commercio.)

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Fusina (VE)


*

"Vita beata, che ti stai nascosta
dentro la tua letizia, fammi nota
la cagion che sì presso mi t'accosta."
 
Dante - Paradiso, XXI, 55-57

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"Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce t'insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà." - San Bernardo da Chiaravalle


Jacque Brosse - "Mitologia degli alberi: dal giardino dell'Eden al legno della Croce"

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domenica, 14 agosto 2005

Da una mail del 15/02/2005

x me è importante che il fatto di esser e fare quel che sono e faccio con |passione totale e disinteressata| (ossia per necessità non meramente biologica, ché se la pancia è piena ma l'anima vuota l'uomo non c'è) arrivi agli altri con l'intensità e il bisogno vitale di cui sopra ché è con tal forza che |mi sento tutte le cose|, ma nel momento in cui ciò non accade neanche con voi (è sempre peggio) e anzi ne vien recepito l'esatto contrario a me cade dentro una tristezza disintegrante che mi porta a voler solo sparire per non star così male, ché non ce la faccio davvero più (il cuore qua me lo urla) a sostener una condizione x me straziante d'incomunicanza proprio cercando invece di far sentire a tutti il bene infinito di quella comunione che solo la natura purtroppo concede perché non giudica e non ti chiede di esser come vuole lei ma solo presente, anche se la sua quieta indifferenza dà pace ma non è umana e quindi non basta, non l'abbracci: cercar di trasmetter la pace della fusione totale del non-ego proprio attraverso ciò che esso produce è impossibile ovvero quel che arriva è sempre e solo la fine-schermo che trasmette e non ciò che vien trasmesso-tutto, allora cerco di sopportare questo che patisco peggio della morte e le parole non dirle soltanto ma esserle ossia vivere la poesia e non scriverla più ovvero suonar l'esistenza e non registrare, esser strumento puro al di là della morte che non è quella biologica ma quella sociale, ovvero il non poter sentirsi bene insieme: è come cercar di far toccare-combaciare terra e cielo, ma così li strappi e non si riesce mai a far toccare agli altri l'infinito, non insieme, ci son sempre a separare i mezzi ovvero confini e termini e sterminii che in natura non esistono e che anzi è proprio l'uomo a porre per darsi una casa ma non in comune; e se quello cui tutti tendiamo è questo, fosse pure con una sola persona in tutto il mondo e in tutta la vita, è amore: e non altro sento né ho da comunicare, ma allora che senso ha esserci e sentirlo ma non poterlo mai vivere, che musica posso suonare se quella che sento è una sinfonia che ha bisogno di tutti ma ciascuno fa da sè, perché il dio che siamo ed è in e con e nel farsi di tutte le cose non lo vuole sentire nessuno e ci si ferisce solo e sempre invece di prender l'energia e trasformarla e sentirla tradursi in noi nel fatto che la vita esiste di questo morire che è darsi la vita reciprocamente e è un miracolo d'una straordinarietà inenarrabile, uno sconfinato bene d'una dolcezza e potenza e tangibilità e pienezza che mai si ha cuore di mostrarci insieme, perché sento tutto questo e tutto questo non posso né dirlo né darlo né viverlo e se ci provo faccio danni, |dove sbaglio e chi può insegnarmi a farlo| se pure è possibile, e c'è qualcuno che senta e viva così e vuole condivider questa passione (in ogni senso) e sia disposto non a seguire me ma quel che sente se l'ascolta, perché posso solo mostrar con la vita e attraverso paradossi come le parole e ogni convenzione umana è gioco |assolutizzato| cui è sottesa la realtà ||viva|| che però resta intangibile se non si va oltre gli sche(r)mi? (chi non ha tempo perdoni questa psicoterapia di gruppo, ma se sentiste come sto e mi vedeste capireste: io non voglio far il prete come magari qualcuno può credere, perché l'istituzionalizzazione annienta la vita e ora occorre più immediatezza che non rinunci ai mezzi della vita ma mostrandoli anzi morire in quanto tali - io stesso son solo un mezzo e quando sento che questo non arriva l'ego prevarica xché ci rimetto la vita, ma cerco d'imparar non a metter da parte questa parte di me ma di finalizzarla a qualcosa di infinitamente più grande che |mi trapassa| e mi fa vivo: al passivo ma non come inattività, anzi come tale |creare infinito|. Pietro, mi ||ami||? Certo Signore, tu sai che ti |voglio bene|! Mi ||ami|| tu, Pietro? Certo, io ti |voglio bene| e tu lo sai! Tu Pietro, mi |vuoi bene|? Signore, perché me lo chiedi ancora? Sai tutto e sai che ti voglio bene. Seguimi. Ma Signore, e lui: e Giovanni? Se voglio che resti finché io venga, a te che importa? Tu seguimi. Questo è il finale o quasi del Vangelo di Giovanni: preso come metafora Gesù è la vita, fa ciò dopo che è risorto. Ma se ciò a parole non è comunicabile, perché va al di là, è necessario vivere ossia far come lui - e, se mai è esistito, il punto in cui ha sbagliato è non dichiarar i suoi intenti di demistificazione da subito: io ieri sera ho fatto esattamente questo con Roberto, anche se un po' di birra ha esaltato i toni, ma se non ti lasci toccare dalle parole devo mostrarti di fatto che ti posso non solo toccare ma anche peggio eppure il senso di quel che ti stavo cercando di comunicare è esattamente questo e infatti alla fine, sapendo che non senti al di là, tutto quel che mi è stato possibile fare è convenire con la misura di quanto senti e puoi far tu)

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Da una mail del 18/02/2005

"Tue" (= mie, private, personali, non-assieme-a) scelte, è già totale disconoscimento d'autenticità e senso: vedi Mirko che non occorre tu lo faccia, ché vivi già in un mondo (modo di pensare) che |ci| nega a priori; in conseguenza di questo vostro essere, se solo vado appena oltre con l'alluce ecco che riducete al comun "ego" ciò che è l'esatto opposto e che non può dirsi, con questa lingua e in questo gioco di (non-)rapporti: allora, tutto ciò che vi facciodico è rifondazione (rivoluzione: trasformazione-poesia) di tale cieco 'gioco' - ogni parolafatto è in un altro mondo (modo di pensaressere) e quindi cerca di bucare quello 'normale' che è già (destinato ad andar) oltre ma ancora 'funziona con software mentali obsoleti': nuova linguamondo, è il punto di snodo Mirko: questo è fare poesia, su questo si gioca (davvero) sempre tutto, tutta la vita, ora e sempre - di questo ti chiedo di fidarti e a questo m'auguro vorrai affidarti (se rileggi la mia risposta di ieri).

Ti giro quel che ho scritto a Roberto, e la cui risposta è stata di non scrivergli più xché non mi segue più...

>> Questo sconcio pudore di esprimersi per come si è dentro direttamente, questo vivere in cantina o in mansarda, dietro quintali e quintali di sipari incluse le varie e cosiddette arti, queste 'buone maniere' che reprimono invece di mostrare, l'etichetta che sommerge l'etica, il non esser mai immediati ma anzi disgregati in inutili media, questa democristianità dello spirito, questa medietà coatta per paura di esser grandi o piccoli che sia, per paura d'esser quello che si è e sopportarne tutti gli oneri e/o onori, questa vita grigia, in sordina, questo cadere piano ma continuamente invece di sfacellarsi o volare ma che si sappia dove si va, questi eterni e deludenti 50 giorni da orsacchiotti invece che 100 da pecore o 1 da leoni, questo appiattirsi sul terreno comunemente imposto nonostante prema dentro ben altro, questo continuo tarparsi le ali, gridare dietro l'angolo, piano per non disturbare, far tutto di nascosto, parlarsi dietro le spalle, non mostrarsi mai interi né accettarsi tali e quindi confrontarsi così e alla pari con tutti, questo non aver mai di fronte se non persone che hanno paura o la fanno provare, questo non esser più capaci di vivere pienamente presenti, di fronte alla vita e quindi di fronte alla morte in ogni sua forma, questo non esser mai insieme davvero e fingere continuamente attaccamenti che si barcamenano senza scopo, questo diventare la  fotocopia mal riuscita di sé, questo non-crescere per amputazioni successive, questo castrarsi perché il cazzo è troppo grosso e fa male infilarlo in buchi che son sempre tesi e quindi troppo stretti, viceversa questo non farsi apertura di ascolto e accoglimento reale e profondo delle persone, questo scambiare continuamente quel che le persone fanno per esse stesse, questo occuparsi dei prodotti e non di chi produce, questo morire che chiamano vita i cui termini afasici stanno uccidendo ogni forma di vita che ancora tenta di rigenerarasi, questo stare in superficie per timore di non poter scendere o ascendere a profondità e altezze più grandi, questo ostinarsi a non voler sapere niente delle radici e pretendere di sbocciare nei fiori migliori, questo indifferente e insensibile edulcorare e lagnarsi insieme, questo assurdo e micidiale non dirsi le cose dritte in faccia, questa paura di patire e di appassionarsi davvero, di rischiare tutto perché la morte fa paura e non si vive però altrimenti, questo schiacciarsi in vasetti preconfezionati e crederli il mondo, questo non veder oltre il dato ovvero non guardarsi dentro, questo star nel piccolo angolo concesso, questo nascondersi in terre di nessuno chiamandole vie di mezzo, questo accoltellarsi dentro per non tirar fuori tutto e giocarsi la vita davvero, anche uno con l'altro, questo incasellamento da allevamento industriale, questo non vedersi e quindi non vedere, questo non voler e temere mali di passaggio per star meglio, questo solo è IL male...
Ancora mi dispiace se ti sembro pazzo o violento o peggio perché non capisci e non riesco a farmi capire ma ti assicuro che sono consapevole di quello che faccio e sarà compreso quando il contesto sarà chiaro: vi chiedo di fidarvi di quel che vi dico e anzi mi lascia stremato che non vogliate considerare nemmeno le prove tangibili e innegabili di quel che tento di passarvi: ogni volta che chiudi, tu mi neghi - io sono tramite: se vivessi per me, come chiunque, non sarei ridotto così e son ridotto così perché chiunque crede che viva per me invece che da puro canale/legame e rapporta così al proprio personale privato l'impersonale pubblico.
Se vuoi aiutarmi occupati di me e stammi a sentire e fidati e non temere gli scontri, attraverso ciò che dico e faccio insieme - ogni altro tipo di disponibilità è puramente esteriore e non serve anzi crea attriti dannosi.
Su tutto questo e sul resto e molto altro ci confrontiamo di persona, e non solo giovedì, e non solo io e te (io ho paura di alienarmi da voi perché è anzi della comprensione che ho bisogno: in tal senso necessaria e non certo per obbligo ma per puro riconoscimento e spazio, e in tal senso appoggio, fiducia e concordia - se magari dò di matto come Vincent, son burbero come Beethoven o uccido come Caravaggio o altro, è con queste stesse mani e cuore che scrivo ciò che leggete, suono la musica che sentite e carezzo chi amo; questo è l'essere con cui avete a che fare e negarne una parte è uccidermi nel resto: o intero, o le polveri).

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Da una mail del 20/05/2005

Chiudo con un fatto e una riflessione: domenica scorsa siamo andati a far un giro alle casse di colmata a Fusina, in zona barena pre-lagunare, con Gigi e Marco(ne) - pensavo a come i luoghi prossimi sono i più lontani: l'ignoto è a un passo da casa, anzi forse è proprio dentro casa propria (e dentro se stessi); e così tutta l'Odissea non è un viaggio spaziale esteso all'esterno (difatti si svolge tutta in quello sputacchietto che per un uomo di oggi è il Mediterraneo), ma un viaggio di autoconoscenza attraverso quel giusto limite di esperienze che un essere umano può fare nella propria vita (limite oggettivo non significa per questo limite interiore, anzi: i confini de-terminano quel campo di conoscenza in cui si dispiega l'infinità dell'anima: sette sono le note, ma uomo e musica sono infiniti); eh insomma era tutto lì, in quel sentirsi la carne fatta di quei posti e l'anima che prende il respiro di chi vive e ha vissuto e virà quei luoghi (non so se ve l'ho già detto: ma che cazzo viaggiamo a fare se il motivo, il fine, il senso del viaggio poi lo aboliamo coi mezzi stessi di locomozione: l'incontro con l'altro, conoscenza di sé attraverso il confronto con persone e mondi diversi, sparisce tutto quando uniformiamo ai veicoli di trasporto i "biotopi" e chi ci vive: tutto diventa un identico non-luogo in cui non-uomini s'omogeneizzano in una pappa-pippa mentale unica; il trasporto è interiore e non esteriore: ciò che muove è dentro, ma l'abbiamo esteriorizzato e perso, ci siamo dimenticati di noi e ci siamo lasciati a casa: come nel proverbio tuareg che dice di rallentare ché l'anima è rimasta indietro); e allora poi si cercano gli alieni, o le religioni sia confessionali che di più piccola misura, si cerca la salvezza fuori, s'aspetta il moto di consapevolezza interiore dall'esterno: e neanche se la nostra crisi ce la rimanda oggi addosso il Pianeta stesso, si ridiscute come si vive e anzi si esporta a livelli universali il modo/modello che ha portato alla crisi: e si va a colonizzare la Luna, Marte, Plutone: ma CHI cazzo va dove, diocristo, questo è il punto: dove vuoi andare se non sai né cerci di capire manco chi sei?!! Avanti: eccoci, al limite: quello umano è la morte, e oggi passa per mano dell'uomo stesso che si sta suicidando con l'uccisione di quella natura che è sì anche fuori ma soprattutto e prima di tutto dentro di noi - "mortali" si chiamavano i greci antichi, però oggi si cerca con ogni |mezzo| (occhio!) di protrarre non la vita cioè il suo senso ma la sopravvivenza di meri corpi svuotati d'esistenza e anzi "perfezionati" da infinite chirurgie estetiche, sempre esteriormente nella vana speranza che un'immagine volontaria di sé in cui ci si rispecchia possa ridar quel senso che è anzi smarrito dato che sta dentro e non fuori di sé, in alcun mezzo con cui lo si cerca sempre più disperatamente: perché, spero ve ne rendiate conto, oggi è alla più totale e sconfinata disperazione il bisogno vitale di rapporti e legami umani concreti, di amore o eros come lo chiama il mito greco: e la fine delle mediazioni è l'unica strada perché abbiamo esteriorizzato l'anima perdendo la capacità di contenerla in noi stessi, abbiamo erotizzato i mezzi smarrendo la vista del fine che sono appunto le persone e i corpi: essi sono l'anima, tutta la vita, storia e prospettiva (inclusa la morte, l'unica che davvero ci accomuna  tutti: l'humus che siamo, da cui veniamo e a cui torniamo): questo è l'uomo, questi siamo, qui possiamo essere.

Postato da: situo a 16:26 | link | commenti (1) |

Da una mail del 21/02/2005 (riguardo i fatti occorsi alla festa "Tam Tam: suoni e culture dal mondo")

"I geni vanno scoraggiati", s'è permesso di dire qualcuno che ne sapeva (diciamo) qualcosetta per esperienza diretta.
Forse, perché se superano anche le bastonate peggiori, allora quel che fanno vale davvero qualcosa ed è fondamentale per la loro vita.
Perché sta tutta qua, l'arte e la sua forza: è un'emozione essenziale, che informa l'intera esistenza.
Se poi tale esperienza personale incontra la comunità (ma non è detto che una data epoca sia pronta a condividerla: oggi, per esempio, la comunità sociale è in progressiva decomposizione...), allora sarà grande arte.
Attenzione: esperienza, e di tutta la vita - non una concezione astratta e slegata dalla storia (passata, presente, e pure futura), o l'improvvisazione di pochi attimi.
Non scrivo qua per difender nessuno in particolare, ma per parlare in favore di quello che si sta trascurando e di cui ci si dimentica quando ci si perde in zuffe personalistiche: dico, appunto, l'arte e soprattutto gli esseri umani (i singoli esseri umani che prendono voce attraverso gli artisti) che ne sono insieme gli autori e i protagonisti.
Posso iniziare dicendo che conosco abbastanza G (colui che si firma qua "Signor G"), e che non è affatto "cattivo", anche se facendo appunto anche lui arte tende a essere severissimo non tanto con gli altri ma prima di tutto con se stesso.
Forse, l'eccesso di confidenza che si prende con gli altri, anche se sconosciuti, lo rende vulnerabile a critiche personali che verrebbero a cadere se appunto solo ci si conoscesse meglio.
Ma vi assicuro che invece tali accuse non hanno fondamento, appunto in quanto G è del tutto onesto e non vuol certo il male di nessuno, anzi.
Forse è fin in troppo diretto, dati i limiti di "buona educazione" in cui di solito si preferisce stare pur di non confrontarsi davvero.
Posso dirlo con sicurezza, perché tendo a commettere anch'io lo stesso suo errore, attirandomi addosso le peggiori reazioni.
Allora facciamo tutti una cosa, come a teatro o da bambini, "facciamo finta" che siamo amici e ci conosciamo bene: parliamo quindi liberamente e senza acrimonia, parliamo di musica e di ciò che si esprime in essa, anzi di chi attraverso di essa tenta di esprimersi.
Parlo di ciò che conosco e da (in) ciò che conosco: me stesso, e la mia "con-dizione" (il cosiddetto contesto: ciò di cui sono intessuto, il mio intorno).
Parlerò però solo di musica, perché qua questo è in gioco, anche se tutto il resto è sotto e intorno a premere.
Io suono. Da circa 15 anni. Con fasi alterne. La chitarra. Elettrica, e da un po' anche la classica.
Per vari motivi (personali) non ho avuto modo di fare quella che si definisce una "carriera".
Eppure continuo a suonare, e posso dire che ho conosciuto periodi in cui la vita mi è stata fatta salva dalla musica.
Bene. Ascolto e mi piace di tutto: dalla classica al jazz, dall'heavy metal al country, da Puccini a Battiato, dal folk popolare al prog, dalla musica tantrica indiana a certa new-age, dai miei amici alle persone che non conosco direttamente ma di cui apprezzo l'espressione musicale.
Ascolto anche il respiro dell'aria al mattino quando il mondo trema del sole che sorge, ascolto l'accadere della carne di coloro che non hanno voce per dirne e per dirsi, ascolto e sento (e patisco, anche...) moltissime cose.
E tendo, e tento di suonare con la stessa ampiezza e intensità.
Io c'ero l'altra sera che c'è stato il concorso (e non so niente di regolamenti etc.): ho sentito 3 gruppi e poi me ne sono andato.
I primi, considerata l'età, avevano una bella carica, energia positiva che diventava forma sonora coinvolgente anche se forse un po' troppo sulla scia di altre band diciamo "pop-punk": non mi son dispiaciuti affatto, ma ce n'è di strada da fare e gliel'auguro!
Poi ha suonato un gruppo scordatissimo e casinaro: carichi, ma dispersivi - alla fine non mi comunicavano bellezza.
Il terzo gruppo aveva dei fiati, ma al primo pezzo ho risentito un sound non nuovo e me ne sono andato.
Senza criticare né approvare: facendo tesoro di quell'esperienza, delle cose che m'aveva dato o fatto lasciar perdere.
I testi non li conosco: erano in inglese e io (per scelta) non ho familiarità con la lingua unica dei colonizzatori - amo troppo l'idioma italico e le sue infinite sfumature.
Dico solo che se pure i temi dati erano scontati (ma il punto non è questo: da che esiste l'uomo i temi sono sempre gli stessi, perché è di questo che siamo fatti e che ci fa vivi), o meglio se erano generici e in fondo astratti e quindi lontani, un bel passo sarebbe stato quello di dimostrare che non i temi ma chi li aveva dati era stato banale.
Come? Scrivendo della propria esperienza, perché di cos'altro si può parlare se non della nostra vita?
Integrazione, multiculturalità etc.?
Avete un amico immigrato? Vi piace o siete fidanzati con una ragazza extracomunitaria? Vostra madre o vostro padre sono originari di un altro Paese? Studiate con ragazzi che arrivano dall'estero? Etc. etc. etc.
Queste sono le cose: le emozioni, è tutto qua il senso del fare arte - esprimere la vita, mettere in comune sentimenti fondamentali, lavorarci fino a che non ne trabocchi il cuore (il nostro prima di tutti, e quindi forse si spera pure quello di qualcun altro).
Tutto il resto è superfluo, e quindi in fondo inutile (uso non a caso la stessa parola che ha scritto qua G), per non dire proprio dannoso.
Fare anima; il resto la cancella.
Io vi auguro che viviate (non significa che accumuliate esperienze esteriori, ma che cresciate in esperienza interiore), e che quindi poi l'arte erompa da sé attraverso di voi nei modi e per le vie che intanto prenderanno le forme delle vostre vite.
Buona musica a tutti!

Postato da: situo a 16:23 | link | commenti |

Chi voglia ripetere, oggi, quel che i grandi hanno detto ieri è spesso costretto a dire il contrario.

Ogni verità va dalla carne alla carne.

L'imbecillità delle sue passioni salva l'uomo dall'imbecillità dei suoi sogni.

Dio è la condizione trascendentale del nostro schifo.

Al volgo non interessa essere libero, ma credersi tale.

La lealtà è sincera finché non si crede virtù.

In filosofia chi si difende è già sconfitto.

Ogni bene che si possa dimostrare è un bene a metà.
Il Bene si può solo mostrare.

L'inferno è un luogo identificabile solo dal paradiso.

La poesia è il trofeo linguistico di una disfatta spirituale.

Le incertezze del maestro sono le certezze del discepolo.

Un corpo nudo risolve tutti i problemi dell'universo.

Ogni stile si esaspera quando diventa programma.

L'uomo vive dei suoi problemi e muore delle sue soluzioni.

La parola non è stata data all'uomo per ingannare, ma per ingannarsi.

Come può vivere chi non spera in miracoli?

Le parole non comunicano, ricodano.

Delle persone che amiamo ci basta l'esistenza.

Il demonio tutto comprende, ma nulla crea.

La società del futuro: una schiavitù senza padroni.

Nulla è più pericoloso che risolvere problemi trasitori con soluzioni permanenti.

Pensare non prepara a vivere, né vivere prepara a pensare.

Dio stesso è l'autore di certe bestemmie.

Chiamiamo egoista chi non si sacrifica al nostro egoismo.

Le arti stanno morendo di autofagia.

Mille le verità, uno solo l'errore.

La verità si corrompe quando dimentica il processo concreto da cui nasce.

Amare è fare la ronda senza sosta intorno all'impenetrabilità di un essere.

La brevità epigrammatica è il più sottile travestimento della stupidità.
-Cave...


Nicolàs Gòmez Dàvila - "In margine a un testo implicito"

Postato da: situo a 15:14 | link | commenti |

venerdì, 12 agosto 2005

Giovanni 10, 23-39

23 Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. 24 Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando terrai l'animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». 25 Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; 26 ma voi non credete, perché non siete mie pecore. 27 Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28 Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. 29 Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. 30 Io e il Padre siamo una cosa sola».
31 I Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo. 32 Gesù rispose loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?». 33 Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». 34 Rispose loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? 35 Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), 36 a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? 37 Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; 38 ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre». 39 Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.

*

Salmo 82

1 Dio sta nell'assemblea divina;
egli giudica in mezzo agli dèi.
2 «Fino a quando giudicherete ingiustamente
e avrete riguardo agli empi?
3 Difendete la causa del debole e dell'orfano,
fate giustizia all'afflitto e al povero!

4 Liberate il misero e il bisognoso,
salvatelo dalla mano degli empi!

5 Essi non conoscono né comprendono nulla;
camminano nelle tenebre;
tutte le fondamenta della terra sono smosse.
6 Io ho detto: "Voi siete dèi,
siete figli dell'Altissimo".
7 Eppure morrete come gli altri uomini
e cadrete come ogni altro potente».
8 Sorgi, o Dio, giudica la terra,
poiché tutte le nazioni ti appartengono.

*

Giovanni 14, 1-12

1 «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; 3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. 4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». 6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
12 In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.

Postato da: situo a 21:36 | link | commenti |

"Il genio è una lunga fatica."
 
(Non domandarmi di chi è, non me lo ricordo -
ma è ottima e questo basta; qualcosa di simile
scrisse pure Bach, o era Woody Allen? Il genio
è 1% ispirazione e 99% traspirazione-sudore!)
See
U

Postato da: situo a 21:21 | link | commenti (2) |

PLAY PEACE!

Play-maker (peace-maker)
 
Come si vince
- sconfigge, anzi - la guerra?
Solo, giocando.

Postato da: situo a 20:07 | link | commenti |

Ultimi libri letti:

- Iosif Brodskij, "Il canto del pendolo", Adelphi, 1987.
- Iosif Brodskij, "Dolore e ragione", Adelphi, 1998.
- Iosif Brodskij, "Il profilo di Clio", Adelphi, 2003
- Iosif Brodskij, "Fuga da Bisanzio", Adelphi, 2004.
- Wystan Hugh Auden, "La mano del tintore", Adelphi, 1999.

*

Ultimo film visto:
Danny the dog

Postato da: situo a 18:15 | link | commenti (2) |

"Magari è un'analogia strampalata ma, in un certo senso, è come costruire una grandiosa cattedrale. La cosa più importante è mettere insieme un'opera d'arte. Non sapete chi le ha costruite quelle cattedrali, ma eccole lì, ci sono.
Ezra Pound diceva: E' immensamente importante che si scrivano grandi poesie, ma non fa differenza chi le scriva.
Ecco come stanno le cose. Esattamente così."
Raymond Carver, "Niente trucchi da quattro soldi", Minum Fax, 2002
 
"In teoria, l'autore di un buon libro dovrebbe rimanere anonimo, poiché non a lui è dovuta ammirazione, bensì alla sua opera."
Wystan Hugh Auden, "La mano del tintore", Adelphi, 1999

"Forse sarebbe meglio che i poeti non avessero nome."
Jorge Luis Borges, "L'invenzione della poesia", Mondadori, 2001

Postato da: situo a 16:41 | link | commenti |

Abbiamo l'Arte affinché non perisca in noi la Verità.
W. F. Nietzsche

"Tutte le poesie che ho scritto sono state scritte per amore."


Wystan Hugh Auden, "La mano del tintore".

Postato da: situo a 16:41 | link | commenti |

"Le amicizie durature hanno bisogno di goffaggini condivise."
Nicolàs Gòmez Dàvila, "In margine a un testo implicito, Adelphi, 2001

"In nessuna lingua è così difficile intendersi come nella lingua."
Karla Kraus, "Detti e contraddetti", Adelphi, 1999

"Io lo so che parlo perché parlo ma non persuaderò nessuno."
Carlo Michelstaedter, "La persuasione e la rettorica", Adelphi, 2005

"La mia solitudine inizia fra le tue braccia."
Nina Berberova, "Il quaderno nero", Adelphi, 2000

"Zero può avere significato in un contesto, e il contesto lo crea chi riceve il messaggio."
Gregory Bateson, "Mente e natura", Adelphi, 2004

Postato da: situo a 16:40 | link | commenti |

Brevetti linguistici


Io a chi chiosa
preferisco e di molto
colui che osa.

*

A parte gli 'scherzi', la letteratura indaga (interroga) l'uomo: che poi quest'ultimo sia anche il massimo facitore di realtà, prima psichiche e quindi poi anche concrete, è solo una conseguenza prevedibile - peccato solo che l'uomo non abbia creato l'universo, e anzi quel che fa sembra andare a danno del cosmo, soprattutto negli ultimi due secoli... Chi mai crede che sia vero, quel che si vede attraverso lo schermo televisivo? Una domanda, per Sade e per come arriva a te: ma a che pro, tale sovvertimento per mezzo d'un individualismo all'ipercubo? Tipo: pensavo come tutta la morale (cattolica) non serva che a reggere (telecomandare: la psiche è il primo vero apparato di controllo - attenzione) automi che sia possibile gestire, prima e più che proteggere; ma allora, pensa cosa succederebbe se si abolisse, contravvenendovi in pratica, il tabù sessuale (creativo: la spinta generativa non è solo sessuale, Freud sbaglia e la castra relegandola a quid che poi si trasforma e sublima in altre forme) e in giro ci fossero persone che trombano allegramente, come i cani e tutti "i sereni animali | che avvicinano a dio" (Saba)!

A me Pasolini piace (ma Salò devo ancora ri-vederlo!) proprio perché c'è una carica umana totale, in quel suo 'argomentare per immagini' - la sua ingenuità tecnica, nel cinema, è da lui voluta e perseguita (ma non mi metto a parlare di Pasolini perché sennò mi vengono i brividi: dice abbastanza lui da solo).

Il titolo, o oggetto, della mia mail è venuto alla fine: scritto senza pensarci su troppo; ci penso ora, e ci vedo un senso che potrebbe essere: la "realtà" umana (attenzione!) intesa come dato di fatto oggettivo immutabile è direttamente contrapposta al processo (evolutivo?) politico, e storico.

Sì, i giochi: ovvero regole, cioè astrazioni mentali: il punto di comprensione in cui siamo arrivati - non la realtà in se stessa! Il problema sorge quando appunto accade la fissazione di cui sopra. L'arte ri-muove questa sclerosi...

Non sapevo (anche se può essere intuibile) che "Matrix" prendesse da Dick, grazie dell'informazione! Per me c'è un'unica risposta (e una sola parola per dirlo) alle tre domande di Dick, ma è personale e dicendola non farei altro che dar adito ai fraintendimenti, per cui l'unica possibilità è agirla cioè viverla.

Poesia è ritmo vitale di base. Esiste da prima della cosiddetta prosa, che nasce dalla falsa opposizione ad essa operata dall'analisi. Accade prima di fare, e poi di comprendere il fatto. Poesia, prosa. Mezzo essenziale è quello necessario: ogni cosa è "bella" perché è necessario alla sua esistenza che così sia... Tutto ciò che spiega, appunto srotola nel tempo un vettore verticale (seme) che in poesia è immediato. Tutti i meccanismi linguistici (vedi il discorso che fai su realtà, politica e linguaggio) in poesia agiscono allo stato più potente e dinamico possibile: non è un mezzo come un altro, a scelta, è necessità umana. Ma attenzione che è nell'atto di attribuzione di valore e senso, nel delimitare un tempio di cielo in terra, uno spazio e tempo sacri, che l'uomo è tale: una scimmia può fare quadri bellissimi, ma chi le dà tele e pennelli e si accorge che ha una vita di colori bellissimi dentro, se non l'essere umano con cui convive?

Non è che ti scolleghi da Matrix, ti ricolleghi alla vita senza mediazioni: questo, in Occidente, non è più compito dell'arte perché anche "arte" fa parte del collegamento mediato. Non esci da una prigione con la mente, anche se è nella mente che si costruisce la prigione. Tutto ciò che è convenzione nasce come ponte tra gli individui, ma nel momento in cui diventa costrizione e imbalsama il processo vitale non va più bene: e chi protesta per primo, chi ne fa le spese? Il corpo, sempre lui, che reclama attenzione: la beat-generation (e Bill ci rientra, per certi aspetti) appunto riporta attenzione alla pulsazioni elementari. Allora: come esci dalla mente?

Smettendo di pensare. Ah, l'atavico vizio umano! Se ascolti davvero i segni che il corpo - individuale, sociale, planetario - ti dà, puoi restar quasi morto di paura: ma il bypass mentale, che servirebbe per contenere la paura (uno che ha paura o gioia canta: è vita contenuta in una forma, la poesia, l'arte...), l'abbiamo invece talmente potenziato da impedirci di sentire davvero la vita. Allora, scollegarsi da Matrix cos'è? Se tutti si barricano in bunker di 'benessere', per produrre il quale distruggono la natura stessa da cui poter trarre la materia prima da manipolare ai loro scopi, scollegarsi è non fare questa cosa e rimanere (in) natura: il prezzo è altissimo, a livello sociale e proprio biologico, perché appunto se vado a piedi in mezzo al traffico dopo 15 minuti mi portano in sala rianimazione per intossicazione; o appunto se mi metto a palle all'aria per il caldo passo per folle, così come se compio gesti la cui estetica ha finalità comunicative etiche. Ma non è più "arte", questo. Del resto, è necessario.

Sull'essere demiurgo in sedicesimo, anzi in ottavo nel suo caso, Kafka ha risposto nel suo testamento (per esempio). Io non credo che l'arte sia quel che dici. Credo che se una bestia è adattata fisicamente all'ambiente, per l'uomo ciò accade esteticamente. Bello è sinonimo di buono. La funzione estetica è perduta, oggi: tutto è funzionalismo, il che sarebbe giusto se fosse prima e insieme anche estetica-etica. Io non credo che chi fa bellezza possa fare del male. Non può eliminare il male, ma può non crescerlo. La sola rivelazione che ci è concessa, è quella di noi stessi. Anche Hitler contribuisce a comprenderci... Non è bello in sé, ma in questo processo sì: così come, in Omero, la guerra rivela l'uomo a se stesso...

Quanto alla narrazione, non ci capisco niente. E' esplosa. C'è sempre stata, ma come racconto (mito). Quello che chiamiamo romanzo è solo un recente prodotto storico (Borges), 'epica borghese' - forse. Ma la comunità cui si rivolge quel mezzo narrativo, se c'è, oggi di/da chi è fatta? Vale ancora, dunque? Non lo so, non ci capisco niente - ripeto. Forse mi faccio le domande sbagliate. Forse io sono sbaglio. Erro, ergo sum? Bah... Non so, non credo che la nostra 'civiltà' - da sola - possa 'rispondere' all'oggi...

Giorni fa vi ho mandato quella poesia di Auden... L'ho ritradotta: se volete possiamo usarla a pretesto per comprendere cosa (ci) sta succedendo; Brodskij ci ha fatto una lezione di centinaia di pagine, ma le righe di Auden bastano da sole - basterebbe ascoltarle, conoscendo l'inglese (e conoscendo l'uomo...).

Postato da: situo a 16:39 | link | commenti |

A me non viene da leggere narrativa (e, veramente, neanche da scriverne...), per capire quel che è sotto il naso e gli occhi di tutti, tutti i giorni...

Sade non l'ho mai letto, se non a smozzichi: gli preferisco un suo rivale contemporaneo e semisconosciuto ma molto più vitale che, personalmente, mi eccita molto di più: Restif De La Bretonne (titolo consigliato: "L'anti-Justine"; appunto in polemica con Sade!); in compenso c'è il film omonimo ("Salò o le 120 giornate di Sodoma") di Pasolini, che spacca a dovere! Burroughs è un autore che fatico a leggere (appunto come in genere tutta la narrativa, ché invece di parlare pane al pane e vino al vino (con una prosa saggistica, o al limite aforistica) ricorre a personaggi e peripezie varie per rappresentare o dimostrare una tesi o una teoria o, peggio, quel che appunto è evidente senza sforzi velleitari di 'comprensione attraverso la trasfigurazione artistica': per esempio, il cinema di Von Thrier ha troppa costruzione ragionata e astratta, non fa presa sull'emozione ma solo sul cervello, e quindi farebbe molto meglio a scriver libri diciamo di 'filosofia morale': sbaglia mezzo, così distorce il messaggio stesso. Per dire: una volta lessi una specie di 'riassunto critico' de "Il barone rampante" di Calvino, e l'ho preso perché l'idea m'è parsa ottima, ma non son riuscito ad andar oltre qualche decina di pagine perché come narrazione non mi prendeva, divagava e la tirava in lungo, ci sentivo troppo l'idea di fondo preordinata e poi diluita in una narrazione che risultava 'decorativa' e, a quell'idea, in fondo non necessaria, superflua. Ma forse ho problemi io con le narrazioni che non arrivano all'essenziale, o che per arrivarci svicolano in tutti i modi così tanto per tener occupato chi legge: il che non mi va, ché il mio tempo è poco e prezioso. "Il pasto nudo", comunque, ce l'ho e lo leggerò (prima o poi): pure di questo libro conosco una versione cinematografica che m'è rimasta particolarmente impressa (anche se purtroppo non ne ricordo il regista).

Dick e tutti i 'fantascientisti', per così dire, li conosco ma non li ho letti: forse trovo più diretto il cinema in termini di narrazione, se è fatto come si deve; infatti di Dick ho il libro che ha ispirato Ridley Scott per il suo "Blade runner" ("Ma anche gli androidi sognano pecore elettriche?"), comperato appunto solo dopo aver visto il film... Pynchone e Ballard li conosco di fama ma non ho mai letto niente, anche se la priorità è per "I fratelli Karamazov", "Il castello" o "Faust" etc., che ancora aspettano da quando li presi anni fa! Kubrik, vabbè: ho tutti i film che son riuscito a trovare a portata del mio portafogli bucato... "Fight Club" è un film grandioso: ho preso il libro (che ancora devo leggere), anche qua soltanto dopo averlo visto. E anche Houellebecq è uno di quegli autori osannati ma che ho pure provato a sfogliare, senza però che ci fosse quella scintilla d'attrazione che mi rende necessario acquisto e lettura del testo.

Non so... Mi devo fidare del mio istinto: che, devo dire, in quest'ambito non sbaglia quasi mai. Anche perché uno legge per far qualcosa (io almeno) oltre a passare il tempo: quindi, appunto, devo concentrare l'attenzione su quel che per me è importante e va nella stessa direzione su cui, a modo mio, già sto lavorando per mio conto. Ecco che allora mi viene da consigliare libri che mi hanno scoperchiato il cranio e non solo quello, come "Il sogno della merce" di Baudrillard o "La società dello spettacolo" di Debord (quest'ultimo è 'na mina). O ancora: Augé, Perec, Virilio, Tiqqun... (tutti francesi, mi accorgo adesso: come mai?). Gente che sì ti dà una visione ovvero comprensione, ma insieme ti apre anche uno spazio o delle possibilità operative... Sapere, senza potere: è la morte... La società di oggi (sotto-)'vive' in quest'illusione di conoscenza: non attiva in modo personale e diretto ovvero responsabile singolarmente, antipratica (antipatica: anaffettiva) e(guardacaso, i conti tornano) sommamente impoetica... Ci dev'essere pensiero, chiarezza o ricerca di essa, indefessa, ma anche sensualità insieme: pensiero sensuale, ovvero un'istinto agente, una vita che va oltre i limiti di "Matrix" cioè della mente (individuale o collettiva che sia)...

Per me, la poesia delle cose è la sola via d'uscita (buttarsi dentro è il solo modo per venirne fuori, mi pare dica Frost in un suo verso): non c'è più modo (=mezzo), c'è solo l'azione diretta e immediata, l'arte stessa scomparirà come 'forma' e tornerà ad essere sostanza dell'esistenza, sua manifestazione essenziale e quindi 'guida' (ritmerà e anzi starà davanti all'azione stessa: Rimbaud...) pratica, non più solo veste estetica ma etica: comportamento. Per questo Scarpa parla di collaudo dei libri nella realtà: se ciò che è scritto è fattibile, allora è vero cioè credibile, cioè degno di fede e di esser perseguito come più reale della realtà stessa attualmente vigente. Va bene che la fede non solo sposta, ma addirittura colloca montagne dove non ce n'erano: ma non è in fondo questa la verità che insegna l'arte (la vita)? Una poesia non mi riveste la realtà di sogni, anzi mi fa vedere com'è il dentro delle cose (di noi): mi mostra (dimostra) una modalità percettiva (etica!) nuova... Tutto il resto è controllo e oppressione, prigionia e quindi cattiveria: malvagità, male, maligno; diavolate! E' che fuori piove: mica che me ne starei qua a scriverle, 'ste cose, se potessi agirle...

Pensavo a come il sole fa il suo giro sbattendosene altamente (in senso pure letterale!) di che ora segnino gli orologi umani: così, le cosiddette 'regole di gestione' finiscono per sostituirsi e danneggiare le verità naturali elementari! Infatti oggi si bada più a come fare qualcosa, piuttosto che domandarsi che cosa davvero sia bene fare...

Ah, poi tra gli altri libri che mi vien da consigliare c'è (naturalmente) Chomsky, e la Sontag (in fondo a "Sarà-jevo?" c'è una piccola bibliografia che per me è fondamentale: ti chiedi come il mondo sia ancora lo stesso, come possa continuar ad andare così beato in malora se esistono libri e anzi persone simili... Beh, e Gesù Cristo allora? La tomba spirituale, e materiale - la Chiesa cattolica - che gli hanno costruito sopra e addosso è la più astuta e superba opera di nascondimento e anzi di seppellimento mai attuata!). Se non cambia la vita, la vita di ogni giorno, proprio come si sta al mondo, a che cazzo serve la cultura? Sappiamo tutto, e non facciamo niente: il fallimento della teoria platonica (a mezzo Socrate) dell'idea che conoscenza (ma razionale - attenzione!) del bene significhi automaticamente sua pratica. Peccato che il logos spieghi tutto quel che vuoi, ma non appassioni una mazza di nessuno! Infatti è il mito, che agisce: è la poesia, insieme alla musica, che Platone bandisce dallo stato 'perfetto' - perché (com-)muove l'anima. Non c'è altra via, se non la poesia... E non le dolci paroline scritte: ma il compimento del dire - nel fare. (Schlumberger: "50 piccole cose da fare per salvare il mondo e risparmiare denaro" - paradossalmente, nell'attuale società della frenesia sovraproduttiva, l'ultile sta nell'inutile: ci salveremo per contemplazione, compresa la vera natura di processo dell'esistenza non vorremo più imbalsamarla illusi di preservarla dal trapassare, e accadrà coralmente ovvero all'un-animità - col riconoscimento della comunione di ciò che è 'pubblico' e che oggi invece si trascura per un microbenessere a danno del macroequilibrio, che difatti sta 'punendo' = protestando i suoi semplici elementari naturali diritti, precedenti all'uomo e alle sue illuse e nefaste astrazioni; non si torna indietro, ma allo stato attuale si rischia di non poter più andar avanti...). Bisognerebbe che tutti imparassero a sentire, se non direttamente se stessi (fa sempre paura all'inizio!), almeno l'eco di noi che ci rimanda la natura: il pensiero dell'erba, cosa dicono di noi i fiori, l'acqua, l'aria.

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Ah, sì: curarsi… (assicurarsi?)

Ma il male, il male –
dirlo, sì: dirlo, è tutto
il nostro bene?

(11/4/05)

Postato da: situo a 16:37 | link | commenti |

"Bello è sinonimo di buono. [...] Io non credo che chi fa bellezza possa fare del male. Non può eliminare il male, ma può non crescerlo." - riguardo questa mia di ieri, sentite che ne dice Marianne Moore:


"Per fare della bella poesia, occorre che un uomo sia buono? I cattivi di Shakespeare non sono ignoranti, mi pare. Ma la rettitudine |ha| un suono che ti impegna personalmente, direi. E un uomo |privo| di integrità non è fatto per scrivere il genere di libri che io leggo." - in "Lo scudo di Perseo" di Auden.

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Venezia - mondo (apocrifo)

Immigrati che sfamano turisti -
e turisti che affamano emigranti.

(27/07/2005)

Postato da: situo a 16:36 | link | commenti |

"L'oscurità è generosa, è paziente, e vince sempre... ma al centro della sua forza sta la sua debolezza: una candela è sufficiente a fermarla.
L'amore è più di una candela.
L'amore può accendere le stelle."

"Star Wars: la vendetta dei Sith" - Mattew Stover


(In eco a: "l'amor che move il sole e l'altre stelle" -
finale del Paradiso di Dante.)

Postato da: situo a 16:35 | link | commenti |

BENEDIZIONE

Fate attenzione ai nomi che date alle persone, fate attenzione ai nomi con cui chiamate le cose: c'è un potere, in questo, un potere invisibile che si manifesta solo nel tempo e attraverso di esse.

Questo potere si chiama: destino.

Fate dunque molta attenzione, alle parole con cui il mondo vi viene incontro, e con le quali voi andate incontro al mondo e alla vita.

Queste parole, sono la vostra anima: sono il senso, la storia, sono anche il canto di tutto ciò che esiste.

Fate allora che siano belle, fate che siano buone, fate che siano care - e fate che arrivino, almeno un po', anche oltre voi stessi.

Fate attenzione, perché l'anima prende i colori e le forme che noi le diamo, con le nostre parole: fate attenzione a cosa dite, e a come lo dite, perché sarà ciò che riceverete in cambio.

Fate attenzione, quando parlate, a dire bene le cose: perché tutto ciò che è detto bene, è detto in bene - e dunque, è già per questo benedetto.


Ingresso Tam Tam (lato stadio) con funzione di "uomo fotocellula" - 25/05/2005

Postato da: situo a 16:34 | link | commenti |

Ieri sera sono andato a sentire e vedere gli Ensoph, che aprivano il concerto dei Death SS, al Venice Rock Festival: nei primi, ci suonano un paio di personaggi amici di mio fratello e che conosco anch'io (nel loro cd "Le confessions du mat", del 1998, fummo invitati a incidere un assolo per ciascuno): è in Via dell'elettricità a Fusina (Marghera), con sfondo di città chimico-industriale in stile Blade runner, in un'area enorme (normalmente adibita a: campo incolto) e con stand di birra & pizza-kebab a bizzeffe - la zoologia umana, fauna femminile in particolare, dava il meglio di sé in pelle color biancodiluna e nero d'altra pelle (di bestia: vacca, perlopiù) con cui rivestiva le forme procaci e voluttuose dei corpi offerti alla famelica brama copulativa che dilagava ovunque infilandosi nelle calze a rete e nei piercing linguali; quando poi ho preso per andarmene, perché io con le orecchie ci lavoro (meglio salvaguardarle), nel campo oltre lo spazio davanti al palco, una tizia decise d'improvvisare un sabbah sull'inguine d'un tizio: mi parve tutto adeguatamente degno della migliore razza di metallari rimasti sulla faccia di questa terra; col che non giustifico i miei desideri di satanasso (incapaci di attuarsi), ma le zoccole mascarate e con le gonne sbrindellate davano davvero del filo da torcere all'autocontrollo degli istinti più naturalbestiali!

Postato da: situo a 16:33 | link | commenti |