m u s i c a

Pre-testo

Scrivo perché
per la telepatia
è ancora presto.

Eccomi

Utente: situo
Nome: ness 1

NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE

CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI

SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI

VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,

E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE

SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE

PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.


OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)



Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.

OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)

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mercoledì, 01 luglio 2009
Bellezza: salvezza (e altri disastri...).

Cazzo... Non è possibile che il fottutissimo e schifoso pecorume italiota continui a farmi sempre più senso e ribrezzo umano, avvilimento e rabbia e  anzi incazzatura infinita, tanto da darmi sempre più seri pensieri d'espatrio/esilio/fuga (e non va affatto bene, cazzo!) misti al contrario con voglia di spaccare il muso e il culo (ch'è poi lo stesso) a certa gentaglia che sta ai posti di controllo del Paese... Anche quest'ultima, ennesiissima (e basta cazzo!) "tragedia annunciata", come han scritto al solito senz'approfondimenti né risposte sui quotidiani, a detta dei sindacati: dico il macello dei treni a Viareggio (sembra 15 morti e decine su decine di feriti)... E poi via subito tutti a solidarizzare con le povere vittime sfigate e vai con la giostra dei buoni sentimenti e della coscienza a posto così: eh ma portatroiabastarda, per carità niente di male anzi più che nobile in sé ma, cazzodibuddassassino, lo vogliamo vedere/capire una volta per sempre (e far qualcosa, cristosantissimo!) che non è più sopportabile/tollerabile 'sta permanente condizione d'allarme/emergenza che ci tocca continuar a subire unicamente per COLPA (assassini!) di simili bastardissimi rottinculo stracàncari dirigenti (ir)responsabili del cazzo!?! Basta Emergency, basta dice pure Gino Strada a 'ste cazzo di guerre: non vogliamo più ricucir poveracci, basta dover far gli eroi diocristo!!! Ho visto le foto del disastro ferroviario: ma il vero disastro è che qualcuno (noi, in fondo...) abbia permesso ci fosse certa gentaglia criminale a disporre un piano regolatore palesemente suicida, dato che le case (e intere file di palazzi etc.) stavano a 5 metri dai binari! Ma siamo folli? E' una condanna a morte praticamente già eseguita! C'arriva anche un cerebroleso, che è pericoloso: cazzo, quelli che han fatto 'ste cose son da metter ai lavori forzati a vita immediatamente; prima ancora delle altre responsabilità, c'è questa! Come il programma di ieri sera (tardi) sul Dr. Di Bella (che a vederlo e sentirlo pareva uno straordinario medico della dinastia Tang: antica Cina, medicina olistica, l'equilibrio uomo-cosmo al centro dei processi di cura e una prevenzione continua prima d'ogni terapia!): intanto messo su più come un giallo che come un reportage serio e argomentato, con chiarimenti e approfondimenti e infine  un bandolo della matassa che permettesse quindi precise prese di posizione sui fatti; invece niente, solo fumo come sempre: il "caso" tanto per intrattenere (ma con l'occhiolino alla salute e quindi ai sentimenti, ottima strategia di vendita e di lobotomizzazione...) e mai un'intervista a pazienti o parenti degli stessi, evitato del tutto (e apposta, ovvio: troppo pericoloso!) l'unico punto di vista reale cioè quello dei malati, nessun approdo a un senso della vicenda rispetto appunto alla salute pubblica - insomma una merda putrefatta totale: solito bla bla e beghe tra istituti superiori della sanità e addetti ai lavori (medici, se si può dirli tali), accuse a case farmaceutiche e allo stesso Di Bella e via discorrendo di niente, esattamente come successe all'epoca. Ma i malati di tumore, i "terminali", la vita delle persone, la carica sociale  e anzi proprio culturale (e civile) che hanno avvenimenti e casi come questi, dove in gioco c'è la stessa vita e salute - anzi tutta una concezione e pratica dell'esistenza (temi che incidono sulla carne e sui sentimenti profondi dell'uomo, in grado quindi di mobilitare grandi masse di cittadini: in piazza a reclamare la propria dovuta ma non ottenuta libertà - in tal caso di cura)? Una potenziale rivoluzione culturale e civile insabbiata nelle diatribe procedurali della medicina occidentale?! Non è possibile: ma già il solo chiamare "koktail" una terapia, una cura, è a dir poco vomitevole anzi proprio abominevole - già  così scredita in partenza sia la terapia sia il medico che l'ha messa a punto e la pratica e, puntando diritto sullo scontro tra protocolli o anche peggio sul contrasto tra medici, elude appositamente il cardine anzi il cuore di tutto ovvero la gente che muore di malattie inguaribili e (dice la medicina occidentale) incurabili (o con terapie devastanti e spesso a loro volta letali o gravemente invalidanti come la kemio etc.)... Non ho parole. Detesto visceralmente gl'italiani, questi italioti per cui non trovo più definizioni negative bastanti. L'Italia è la mia terra: io l'amo con tutto me stesso (la sua parte grande e bella di storia e civiltà), ed è così magnifica che l'Unesco non sa più come classificare tutte le meraviglie che continua a inserire nel novero dei Beni dell'Umanità; le ultime son le Dolomiti, che tale Ente ha incluso nei suoi elenchi riconoscendole come valore naturale e culturale insieme - rendiamoci conto (Zanzotto lo sa e lo canta nella sua poesia da una vita...): la Terra è un bene sociale e civile, il paesaggio è parte determinante  e insostituibile della vita (anche) degli esseri umani, è essenziale e fondamentale e non accessorio! Perché la bellezza è necessità primaria al pari dell'aria e del cibo, è un bene strettamente vitale, risorsa infinita di vita e rigenerazione salutifera: e se certa feccia italiota non riesce né sa né vuole considerarne tutto il peso reale, mandando per esempio e da ultimo a morte un intero quartiere costruendolo praticamente dentro una ferrovia, beh per me questi davvero inqualificabili, miserabili, schifosissimi e criminali personaggi devono esser fatti sparire prima di subito dai posti che occupano (né bisogna permetter mai più ad altri simili di sostituirli in cariche di responsabilità analoghe!!!) e van fatti ripulire tutta la cancrena che procuran al corpo sociale e naturale (che, s'è appunto finalmente costatato, è una cosa sola).

Postato da: situo a 17:15 | link | commenti |

martedì, 30 giugno 2009
Come di essere in salvo per sempre

"To seize an impression and lock it up in words: you feel as if you had safe forever."
[Delineare un'impressione e contenerla in parole: si ha la sensazione come di essere in salvo per sempre.]


La roccia


[...]

Parte II

Il poema come icona


Non basta coprire la roccia di foglie.

Dobbiamo guarirne con una cura della terra
o una cura di noi stessi che sia eguale a una cura

della terra, una cura oltre la dimenticanza.

E tuttavia le foglie, se venissero in boccio,
se venissero in fiore, se dessero frutto,

e se noi mangiassimo i colori incipienti
del fresco raccolto, potrebbero curare la terra.
La finzione delle foglie è icona

del poema, la figurazione della beatitudine,
e l'icona è l'uomo. La corona perlata di primavera,
l'ampia ghirlanda d'estate, la cuffia autunnale del tempo,

la sua copia del sole, queste coprono la roccia.
Le foglie sono poema, icona, uomo.
Sono una cura della terra e di noi stessi,

nel predicato che altro non c'è.

Sbocciano, fioriscono e fruttano senza mutamento.
Sono più di foglie che coprono la sterile roccia,

germogliano con l'occhio più bianco, il getto più pallido,
nuovi sensi nelle generazioni del senso,
il desiderio di giungere al termine delle distanze,

il corpo ridesto, la mente in radice.
Fioriscono come un uomo ama, come vive e ama.
Danno frutto perché l'anno possa conoscersi
,

come se conoscerlo fosse buccia bruna,
il miele nella polpa, l'ultimo trovare,
la pienezza dell'anno e del mondo.


Nella pienezza il poema cava sensi dalla roccia,
con moti tanto vari e tali immagini
che la sua sterilità diviene mille cose

e non esiste più. Questa è la cura
delle foglie, della terra e di noi stessi.

Le parole sono insieme icona e uomo.

[...]


Wallace Stevens - da "Il mondo come meditazione", edizione Guanda (1998).

Postato da: situo a 17:26 | link | commenti |

domenica, 28 giugno 2009
Straziante verità, bellezza, amore.

Da "La Guinea", in "Poesia in forma di rosa" (del 1964)...

Postato da: situo a 18:43 | link | commenti |

sabato, 27 giugno 2009
Esibirsi (offrirsi - in dialetto veneto)

Perché alla fine di ogni spettacolo,
sì il pubblico applaude e vibra gioia:
ma chi s'inchina per rendere grazie
è l'artista, che tutta ha riversato
la sua nelle altrui vite.

Postato da: situo a 17:03 | link | commenti |

venerdì, 26 giugno 2009
Lo staodinario caso di Benjamin Button

L'ho visto l'altra sera in dvd (me l'ero perso al cinema: da quando ho un mutuo da estinguere, anche una parte abbastanza importante della mia vita che andava al cinema e comperava libri etc. si sta estinguendo) e a un certo punto un'anziana dell'ospizio dove il protagonista vive, insegnandogli a suonare gli dice questa frase, che naturalmente condivido in pieno (ne ricordo il senso): La tecnica, come suoni, non è poi così importante ma ciò che senti è importante, quel che provi suonando.

Postato da: situo a 17:09 | link | commenti |

lunedì, 22 giugno 2009
Una certa grazia

"[...] mentre un analfabeta, uno che abbia fatto i primi anni delle elementari ha sempre una certa grazia, che poi va perduta attraverso la cultura: poi si ritrova a un altissimo grado di cultura, ma la cultura media è sempre corruttrice." - parole di Pier Paolo Pasolini estrapolate da un'intervista condotta da Biagi in tivù nel 1971...

Postato da: situo a 19:07 | link | commenti (2) |

Com-porre

"Cerco solo le note che si amano." - Wolfgang Amadeus Mozart

Postato da: situo a 17:09 | link | commenti |

sabato, 20 giugno 2009
La lingua, nell'orecchio.

L'occhio vede e non tocca.
Il sapere è soltanto della bocca.

Postato da: situo a 17:57 | link | commenti |

domenica, 14 giugno 2009
Parole ad un Maestro

"Chi Ha Compagni Non Morirà" - a proposito di Ivan Della Mea e dei nostri discorsi di oggi: tipo, prendi Catullo (dico: la lirica, il genere poetico - anzi allargo la categoria al letterario - più intimista, individuale e forse egoista/narcisista che ci sia) - cosa succede: uno ama una (tanto da doverlo cantare e incidere nell'anima del tempo), e lei per questo vive per sempre: lui Catullo ha amato e cantato l'amore per Lesbia, perciò quest'amore è eterno  - finché ci saran uomini a consentire con lui, con le sue parole, col suo sentimento: lei  Lesbia è eterna, in lui Catullo, nella sua dichiarazione - infinita - d'amore (e odio): in noi riecheggiante dall'origine stessa della vita, dal principio/fine (sempre presente) del tempo. Siamo uno. Ness1. Non c'è storia = storiografia che tenga. Non c'è strada. Mare, aperto.

Postato da: situo a 17:49 | link | commenti |

Grazie, Hayao!

Finalmente venerdì ho visto Ponyo del grande maestro Miyazaki, in rassegna al cinema parrochiale di Piove di Sacco: devo dire che non m'è parso così eccezionale come mi son sembrati subito, per esempio, Il castello errante di Howl o, forse più ancora, La città incantata; diciamo che ho avuto l'impressione si sia tenuto più a un livello favola per bambini in senso stretto, senza però mai perdere quel grandissimo spunto umano e quindi morale (tanto individuale/spirituale quanto insieme sociale/civile) che sempre anima e informa le sue opere (che per me son, quasi sempre, dei grandi o grandissimi capolavori): parlo, per esempio in questo suo ultimo film d'animazione, del "messaggio" che riesce a far passare, proprio sul finale con grande semplicità e evidenza (semplicità dovuta al fatto di dover esser semplice, avendo scelto come interlocutori principali ma anche come protagonisti diretti i bambini, oltre a usar come mezzo d'espressione quella semplificazione o meglio necessaria essenzializzazione grafico-scenica che sono i disegni animati; ed evidenza dovuta, credo proprio, alla forma più semplice della propria visione del mondo cui l'autore è pervenuto e/o ha sviluppato sempre meglio nel corso della sua vita), dicevo il messaggio così semplicemente e con grandissima forza d'evidenza fatto passare specie nel finale, dove di fatto si traggono le conclusioni e emerge il senso, la direzione cui tendeva tutta la vicenda o storia che dir si voglia: e cioè intanto il generoso slancio, gratuito e appassionato e forse anche quel tanto che serve "ingenuo", verso la vita e gli altri - anche proprio di tutt'altro mondo o specie, come accade appunto in questo caso - e quindi o meglio insieme anche lo slancio d'accettazione altrettanto generosa e gratuita di quest'offerta d'amore e simpatia, d'amicizia e sintonia - magica proprio perché unica: ogni volta, sempre, meravigliosamente unica; e poi questa fantastica  visione, molto nipponica in realtà (in cui c'è tutta la grande e proficua eredità dello shintoismo, religione naturale giapponese raccolta e rilanciata da Miyazaki in modo eccezionale e tutto suo), del mondo come un grande "miscuglio" anzi interazione/contatto/compenetrazione/interdipendenza di esseri in perenne e a volte infinitesimale trasformazione e ibridazione/evoluzione/cambiamento: e questa non è nient'altro che la forma-nonforma del Tao cinese, il legame universale che connette e tiene insieme e continuamente genera tutte le cose, l'Amor che move il sole e l'altre stelle di Dante e del Cristo evangelico: quell'amore che il bimbo protagonista (Suske è il diminutivo, mi pare) in conclusione dichiara apertamente, e senza secondi fini o retropensieri o progettualità razionalmente/freddamente concepite, a Ponyo - sempre e comunque, in qualsiasi forma - cogliendo e accettando con slancio appunto l'essenziale, l'essenza o energia intima comune a ogni essere, comunque la si voglia chiamare e qualsiasi forma assuma per manifestarsi in vita. Una lezione d'un valore così incalcolabile, per i futuri uomini d'oggi, che devo rovesciar in positivo il giudizio affrettato che ho dato poco fa di quest'altro, ennesimo, immenso e semplice capolavoro del meraviglioso e insuperabile maestro Miyazaki. In fondo, amare è la gioia di render grazie: nei modi che più ci dan pace.

Postato da: situo a 16:57 | link | commenti (1) |