m u s i c a

Pre-testo

Scrivo perché
per la telepatia
è ancora presto.

Eccomi

Utente: situo
Nome: ness 1

NARRAMI, O MUSA,
L'UOMO DI SAPIENZE

CHE TANTO ERRO'
POI CHE ABBATTE' I BASTIONI

SACRI DI TROIA,
CHE DI MOLTE GENTI

VIDE E CONOBBE
LE CITTA' E LA MENTE,

E CHE TANTI DOLORI
DENTRO IL CUORE

SUL MARE SOPPORTO',
NEL CONQUISTARE

PER SE' E COMPAGNI
LA VITA E IL RITORNO.


OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)



Narrami, o Musa, l'uomo di sapienze
che tanto errò poi che abbatté i bastioni
sacri di Troia, che di molte genti
vide e conobbe le città e la mente,
e che tanti dolori dentro il cuore
sul mare sopportò, nel conquistare
per sé e compagni la vita e il ritorno.

OMERO - "ODISSEA"
(mia versione)

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domenica, 15 novembre 2009
30 pagine - 160 anni fa

"[...] oppressori e oppressi sono sempre stati in conflitto tra loro, hanno sostenuto una lotta incessante, a volte occulta a volte palese, una lotta che si è sempre conclusa o con una trasformazione rivoluzionaria dell'intera società o con la comune rovina delle classi in lotta." [Tertium non datur, come dicevano già i latini - appunto.]

"Il potere politico dello stato moderno è soltanto un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese." [Ufficio ragioneria della finanza globale, scrissi anni fa.]

"La borghesia non può esistere senza rivoluzionare incessamente gli strumenti di produzione e quindi i rapporti di produzione, e quindi tutto l'insieme dei rapporti sociali. [...] L'incessante rivoluzionamento della prodizione, l'initerrotto sovvertimento di tutte le condizioni sociali, l'insicurezza e il movimento perpetui caratterizzano l'epoca della borghesia [...] tutti i rapporti che subentrano invecchiano prima di potersi consolidare." [Vi torna sì o no il quadro del precario, in guerra e in crisi permanente, mondo attuale?!]


"La borghesia ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi. [...] ha privato l'industria della sua base nazionale." [Capitali all'estero, manodopera estera sottocosto etc.]

"I prodotti spirituali delle nazioni diventeranno un patrimonio comune." [Questo è positivo...]

"[La borghesia] costringe tutte le nazioni, se non vogliono andare in rovina, ad adottare il modo di produzione borghese, le obbliga ad introdurre a casa loro la cosiddetta civiltà [...]" [Il pensiero unico che come un'immane colata di cemento livella tutte le differenze!]

"La borghesia ha sottomesso la campagna al dominio della città. [...] Essa ha ammassato la popolazione, centralizzato i mezzi di produzione, concetrato la proprietà in poche mani. Come conseguenza necessaria, ne è risultata la centralizzazione politica." [Crisi ambientale/sociale.]

[...] la moderna società borghese, che ha destato come per incanto mezzi di scambio e produzione così portentosi, assomiglia allo stregone che non riesce più a controllare le potenze sotterranee da lui evocate. [...] Nelle crisi si diffonde un'epidemia sociale, che sarebbe apparsa un controsenso in tutte le epoche precedenti: l'epidemia della sovrapproduzione. [...] I rapporti borghesi sono diventati troppo angusti per contenere la ricchezza da essi prodotta. Come riesce la borghesia a superare le crisi? [...] Preparando crisi più vaste e più devastanti, e riducendo i mezzi per prevenirle. [...] Ma la borghesia non ha soltanto forgiato le armi che devono recarle la morte; essa ha anche prodotto gli uomini che useranno queste armi - i moderni [...] proletari." [I mezzi sono i fini, contrariamente a come pensava qualcuno, che non è certo Machiavelli dato che non era un gaglioffo qualsiasi, lui...]

Marx - Engels, "Manifesto del Partito Comunista", 1848.

Meditate gente, perché questo è solo l'inizio - e noi lo sappiamo bene...

Postato da: situo a 15:32 | link | commenti |

venerdì, 13 novembre 2009
Saviano: cultura, comunicazione, rivoluzione (unica, universale, continua).

Mail inviata ieri a Paolo Dorigo, che poi a cena m'ha accennato d'aver le lettere che Saviano, quand'era ancora un giovane studente, gli mandava in carcere: devo approfondire con calma.

Ciao Paolo, ne parliamo perché via mail è impossibile capirsi, se appunto non c'è già aperto un dialogo di persona: comunque t'accenno solo che, se hai visto ieri sera la trasmissione, qualcosa ti sarà arrivato.
Ti dico cosa arriva a me da maestri come questi (non per l'aspetto letterario, ma puramente umano: di maestri così potenti se ne possono trovar molti, e ne conosco, anche in gente cosiddetta "umile e incolta"; e ti confesso che la stessa ammirazione e stima profonda ce l'ho anche per chi si batte per gli ultimi, ultimo lui stesso del resto, come te): Saviano ieri sera ha COMUNICATO, nel più alto e profondo senso del termine.
Scaldava la pancia, emozionava, raccontandoci chi siamo e di cosa è fatto davvero l'essere umano.
Mi commuovo per persone, cose molto "semplici e naturali": perché sono autentiche, smisurate e bellissime.
Ieri, per esempio, quando ha mostrato le foto delle due MAGNIFICHE ragazze iraniane torturate, violentate e uccise dal regime, ho pianto e non si poteva non farlo: anche per il dubbio atroce che s'insinua nella fiducia che la bellezza, davvero, possa sottrarre territorio all'inferno (come scrisse anche Calvino nel finale de "Le città invisibili") e quindi salvare l'uomo e il mondo (questo lo scrisse Dostoevskij nei Fratelli Karamazov).
Quella straordinaria e viscerale fede nell'umano e nella sua espressione, nel suo rapportarsi agli altri esseri (non solo umani) e al tutto, che per chi scrive come Saviano diventa naturalmente parola: scritta per raggiungere più uomini ed epoche possibili, ma anche e anzi credo prima di tutto parlata, viso a viso, bocca a orecchio, "pancia a pancia" - perché è col corpo e le viscere e la vita tutta che si comunica, non con quella (c)astrazione chiamata "anima" dalla Kiesa e suoi simili.
Voglio dire: puoi convenire che le parole autentiche sono pietre!
Sono "armi" non violente, più potenti di qualsiasi bomba atomica: perché sono l'erompere dell'essere umano nella sua più straordinaria potenza comunicativa.
D'accordo su ciò, è solo comunicando davvero (non solo con le parole) tra gli uomini che si può far coesione tra loro, tra di noi: rendere unanime ciò che è più personale, far sentire l'universale che ciascuno testimonia con la propria particolare esistenza, e quindi riportare dalla dispersione mortifera quanti più possibile alla riunificazione che nessuna Kiesa è in grado di fare, perché non su dogmi ma nella realtà umana autentica, nella verità più forte si regge.
T'ho scritto ieri in sms: lezione civile, artistica, etica e umana.
Perché è difficile reggere all'emozione, fortissima, e comunicarla come ha fatto ieri da straordinario essere umano Saviano.
O scoppi in singhiozzi, o mantieni tutto sul piano meramente razionale: lui no, è riuscito a passare (superare e trasmettere) il fuoco senza per questo bruciarsi o bruciare nessuno.
Ha acesso micce, bombe, soli, ha innescato quel pensiero del cuore che sempre più raramente, ahinoi, circola oggi tra gli uomini: oppressi o dalla povertà o dal lusso (le forme d'alienazione non sono importanti, quanto il fatto che si perda se stessi - cioè che si muoia in vita).
Ecco in che senso, per me ma non solo e ne ho le prove ogni volta che faccio un'uscita di poesia e musica, anzi ogni volta che prima di tutto anche io solo mi salvo la vita riarmonizzando attraverso l'arte lo squilibrio mortale della vita quotidiana, dicevo ecco in che senso per me Saviano è impegnato nella più lunga, infinita battaglia per la verità e per la libertà umane: la "guerra" che non ha mai fine, ma che dev'essere ogni singolo istante combattuta - perché l'uomo si ricordi cos'è davvero e che posto occupa nell'esistenza, con ogni sua azione...
Queste son solo note a uso personale, che ti giro a titolo puramente informativo: non rispondermi in mail o  non ne andiamo fuori, bisogna parlarne!
CiaU

Postato da: situo a 23:19 | link | commenti (1) |

domenica, 08 novembre 2009
Galimberti, ancora...

"L'educazione avviene per 'plagio': gl'indirizzi di vita partono da un coinvolgimento emotivo! [...] Si deve andare per categorie emotive, i giovani vanno 'plagiati'. [...] La [buona] volontà non esiste: è una categoria religiosa, la volontà, non è una categoria psicologica. Perché la volontà, che vuol dire l'applicazione, nasce dall'interesse: l'interesse nasce dalla fascinazione: se mancanco queste premesse, non c'è volontà che tenga." (fonte web: http://www.youtube.com/watch?v=qmqlUlM3E0Y&feature=related).

"Io assumo la droga sempre come il sintomo di un'angoscia originaria. Non l'assumo come la causa dei mali, ma come il 'rimedio' dei mali. Non dimentichiamoci che anche la pazzia è un rimedio al suicidio, così la droga è il rimedio ad un'angoscia più profonda. Per cui forse bisognerebbe incominciare a curare le angosce, prima del sintomo o 'rimedio', buono o cattivo che sia, che si chiama droga che assume il ragazzo: è l'angoscia che va curata." (fonte web:
http://www.youtube.com/watch?v=okY8AcyjBJw).

"Essendo il popolo più debole della terra, dobbiamo essere forniti tecnicamente in maniera notevole: dobbiamo avere una bella tecnica difensiva, e quando è necessario anche offensiva. Quindi finiremo col diventare una società assediata. E le società assediate non sono più creative. E' molto improbabile che possa nascere ancora un Beethoven, un Kant, un Leonardo da Vinci: perché la nostra cultura è una cultura d'assedio, noi dobbiamo difenderci. [...] La cosiddetta mafia è solo la punta emergente del tessuto normale delle relazioni." (fonte web:
http://www.youtube.com/watch?v=P_uE9-ksKgg).

Postato da: situo a 17:13 | link | commenti |

Psiche VS techne

 
Il ciclo è in natura: è il senso stesso di essa, e quindi dell'esistenza che da essa deriva e in essa è immersa e compenetrata indissolubilmente. Ma oggi viviamo in una prevaricante artificialità tecnica, tanto potenziata che ormai sovverte addirittura la stessa ciclicità naturale e mina quindi le fondamenta del mondo, basato invece sul (ri)ciclo continuo, condannando così a morte tutto il Pianeta, noi inclusi. Non siamo dunque neanche più terrestri, siamo piuttosto ormai degli alieni a noi stessi, all'uomo e all'umanità finora conosciuta: il mutamento antropologico in atto è il più grande e spaventoso mai avvenuto dall'inizio della storia umana, esso ci definisce ormai come "tecnestri" o "tecniti", anzi meglio ancora "tecnìcoli" (ossia: meri cavernicoli tecnologicizzati, quindi pericolosissimi per sé e tutto il Pianeta perché forniti d'un potenziale distruttivo inversamente proporzionale alla propria evoluzione umana), totalmente spaesati proprio perché sconnessi da Madre Natura, dal suo (ri)ciclo continuo, e collegati invece artificialmente a macchine che la surrogano per permetterci di "vivere", cioè solo sopravvivere, in tale artificio - ormai ridotti a meccanismi svuotati di senso - confinata l'anima e l'umanità nostra stessa in un volatile ed intangibile aldilà di sogno inimmaginabile. Mentre nell'aldiqua il bisogno fondamentale, ben oltre cibo e casa, rimane inesaudito e, a questo punto di degenerazione socio-culturale, ormai quasi anche inespresso: perché inesprimibile coi concetti razionalistico-scientifici di oggi, coi quali soddisfiamo solo i bisogni attuali del tempo progettuale a breve termine, non la nostalgia dell'eterno di leopardiana, infinita memoria, ben connessa però sul piano metafisico e ontologico a questo presente, alla viva stagione e al suo risuonare in noi come oceano dilagante di vita che ci travolge e porta con sé, oltre noi stessi, ben oltre la prigione dell'ego e gl'incattiventi limiti della coscienza occidentale - ed è perciò così dolce, come la poesia ci dice.

Ecco allora un'ottima definizione del carcere, che possiamo usare a metafora d'una condizione attuale, generalizzata e diffusa ormai in tutti gli ambiti della vita, dal lavoro fin quasi al cosiddetto "svago" del sempre meno "tempo libero": inferno meccanico. Perché l'inferno nasce proprio qui: dalla meccanicità rigida ed opprimente, disorganica e scollegata, contraria cioè alla natura che pure ha i suoi cicli ma sempre variati. Quello che Dante fa, ordinando i dannati nei gironi etc., è proprio questo mostrarci il senso del massimo contrappasso ironico: il regno del caos è sottoposto a un ordine ferreo da parte del Bene-Dio, ossia il caos infernale del male e la disarmonia psico-fisico-sociale conseguente sono proprio quest'antinaturale pseudo-ordine meccanicamente riprodotto in eterno, immutabile, invalicabile, carcerario, negato a ogni evoluzione interiore e quindi esteriore, fermo in un istante di perdita permanente, senza ricambio e crescita né mutamento e conoscenza ulteriore. Ciò che si sa, di noi e del mondo, se si ferma a un dato momento, ci danna. Allora solo, la cultura e la conoscenza pratica di sé e del mondo possono essere, e sono in realtà, la sola vera grande terapia: cura e salute-salvezza per l'uomo e per il mondo in cui vive. Quindi l'esatto opposto dell'attuale regime non solo carcerario, ma di vita in senso stretto, anzi angusto.

Ma la cosa mai notata, e che invece va ben sottolineata, è che la scienza persegue gli stessi scopi della religione. Anzi: nasce nel '600 con Cartesio, che la fonda proprio su quel Dio buono (che in quanto tale non lo inganna, se pur ha dubitato della bontà dei ragionamenti umani e suoi in particolare) da cui tenterà poi d'affrancarsi sempre più, contrapponendovisi proprio sul terreno delle medesime tematiche. Ma ciò che è ancora più sorprendente, è che la scienza ormai oggi attua sul piano fisico/corporeo ciò che la religione attua(va) metafisicamente/spiritualmente. Stessi risultati, quindi, ma con due percorsi diversi, o meglio proprio opposti. Ma alla fine, chi vincerà? Quale metodo (via) ci porterà alla salute/salvezza e dell'anima e del corpo, qui ed ora e non nell'altra vita e nell'aldilà? Il punto è che, molto probabilmente, gli obiettivi che la scienza ha ereditato suo malgrado dalla religione cattolica sono sostanzialmente sbagliati, erronei e deleteri, perché frutto d'una scissione derivata dalla schizofrenia che impronta tutto il pensiero occidentale moderno. S'insegue l'immortalità, per paura di morire, e non il vivere qui e d ora con gli altri una vita degna di poter attraversare serenamente l'evento necessario della morte, iscritto nel (ri)ciclo naturale che però abbiamo ormai soppiantato con l'artificio tecnico infernale, come più su osservato, proprio in conseguenza della falsante e nefasta medesimezza di scopi tra scienza e religione. Chi insegue l'immortalità prevarica, commette ybris: nichilismo e "volontà di potenza" sono le due facce della stessa medaglia.

"L'accelerazione del tempo si concluderà nella soppressione dell'anima: uno degli intenti dell'età della tecnica, dove le anime sono qualcosa di perturbante rispetto alla regolarità degli apparati; per cui la gente deve funzionare, sostanzialmente senz'anima, attraverso procedure del fare efficienti, funzionali, produttive. [...] Però [nella filosofia] rimane sempre questo imprinting del processo educativo, un processo educativo che si sviluppa attraverso la mente: se uno pensa, e per giunta anche sa, è meglio rispetto a uno che non sa e non pensa. E Quindi la filosofia costituisce, oggi, il massimo antidoto a quella soppressione della mente a cui tende, sostanzialmente, la tecnica. Sotto questo profilo io non ho nessuna difficoltà a pensare che quelli che si iscrivono a filosofia si iscrivono non tanto per acquisire una competenza (e quindi sono gli anti-tecnici per eccellenza), quanto per raggiungere una sorta di comprensione di sé e saggezza nella vita: non ci sono altre ragioni per iscriversi a filosofia, che dura 3 o 4 anni, se non quella di pervenire a una consapevolezza di sé, e al limite anche a una cura di sé, dal momento che la tecnica non ci cura, ci usa." Umberto Galimberti - fonte da internet:
 
http://www.youtube.com/watch?v=fZ2x_Ffo8Dw.

Postato da: situo a 15:19 | link | commenti |

giovedì, 05 novembre 2009
Epopea famigliare...

 
Mio nonno si chiamava Antonio Fiolo, e in Italia aveva il soprannome di Cesare: perché aveva una personalità forte e molto carismatica, era un appassionante trascinatore! Era dovuto scappar dall'Italia, perché perseguitato politico: rischiava d'essere ucciso dai fascisti, per la sua attività da comunista internazionalista... Così, prese l'amara e durissima decisione di lasciar l'Italia, dove però aveva già sposato sua moglie Teresa Terren (anche lei, un po' come tanti all'epoca, aveva un soprannome: Ada) con cui aveva nel frattempo avuto una figlia, ancora piccola quando mio nonno partì, mia zia Fanny. Poi, quando tornò dopo oltre 10 anni dall'Argentina, fece altri 4 figli: Carmen (soprannominata Michelina, come il papà di mio nonno e il nonno di mio nonno: dato che si passavano i nomi Michele e Antonio di generazione in generazione!) che però morì giovane e non ho quindi mai conosciuta, poi Giorgio (mio padre), quindi mio zio Renzo (soprannominato Omar) e infine mio zio Ermanno. Come si vede, in omaggio alla sua fede internazionalista e comunista, mio nonno ha dato ai suoi figli dei nomi (e dei soprannomi) che vengono da svariati Paesi: Francia, Spagna, Grecia, Italia, Turchia e Germania! Era davvero un grandissimo uomo... Avrebbe addirittura voluto partir per andar ad aiutare anche i partigiani spagnoli, nella guerra contro la dittatura di Franco, ma mia nonna riuscì a fermarlo - appena in tempo: ormai era un padre di famiglia, doveva occuparsi dei loro figli! Aveva anche un fratello adottivo, il cui cognome era Naritti: anche lui militante comunista e partigiano; fu ucciso dai fascisti durante la guerra di liberazione nazionale italiana. Mira, il paese sulla riviera del Brenta in provincia di Venezia dove abitavano i miei nonni paterni e dove ancora abitano i miei genitori, ha intitolato col suo cognome la via dove c'era la loro casa: ora si chiama "Calle Naritti"... Insomma, una grande storia individuale dentro una grande Storia collettiva: mio nonno, Antonio detto "il Cesare"! Per ora mi fermo: dei miei nonni e parenti materni dirò con calma un'altra volta, intanto basti sapere che la mamma di mia mamma Maria Laura si chiamava Maria Giovanna Celeste Biasion, detta "Nina" (dal diminutivo: Giovannina) ed era una dei figli del fornaio del paese, Prozzolo (dal latino "Pratilium") di Camponogara (VE); invece mio nonno materno si chiamava Attilio Fabris, detto "Tilio" (sì: proprio come il bellissimo, magnifico, profumatissimo e coloratissimo albero)...


Postato da: situo a 19:28 | link | commenti |

martedì, 03 novembre 2009
Sentenza storica: libertà-laicità raggiunta (forse).

Ho appena visto in tv, al Tg1 o forse Tg2, un servizio sulla sentenza del Tribunale Europeo che dà ragione al ricorso dei genitori d'una bambina (mi pare in Veneto) che avevan chiesto di levar il crocifisso dall'aula, ma i vari TAR etc. italiani gliel'avevan negato. Siccome ritenevano tali tribunali italiani non abbastanza liberi dal Vaticano per poter decidere autonomamente e dar quindi una sentenza giusta, si son così rivolti al Tribunale Europeo che gli ha dato piena ragione! Ovviamente quelli italiani son subito ricorsi, ma non avran speranze - io auspico! Poi c'era un rappresentante della Kiesa che diceva che non vedeva in che modo un "simbolo passivo" come il crocifisso potesse indurre alla fede: ma dài, ma con che faccia vien fuori questo a dir simili imbecillità!?! Ma se son 2000 e passa anni che ci propinate codesto simbolo tutt'altro che passivo, come ogni simbolo del resto, quale segno stesso di riconoscimento del Kristianesimo/Kattolicesimo (e forse c'è pure stabilito, "infallibilmente" da qualche Papa in qualche dogma/Concilio/enciclica, che è proprio il segno distintivo e uno dei simboli e cardini fondamentali - se non proprio il principale - della dottrina Kattolika)! E comunque, se fosse davvero passivo (ma un simbolo è proprio l'esatto contrario: è anzi l'emblema d'una certa cosa, stracarico e grondante di significati iconici e anche storico-religiosi in questo caso!), allora cosa lo mettete a fare ovunque e pure nelle scuole laiche italiane, o perché volete a tutti costi tenerlo e lo difendente in questo modo (ridocolo, peraltro)? Se non serve davvero a niente, perché è un "simbolo passivo", allora perché non mettiamo in giro un bel po' di falce e martello e spargiamo per l'Italia una cospicua dose di bandiere rosse!?! Diceva poi ancora, questo rappresentante della Kuria Romana, che allora seguendo la logica del Tribunale Europeo dovremmo toglier di mezzo tutti i simboli Kattolici analoghi che costellano (io dico: impestano!) ovunque l'Italia: se magari fosse, dico io!!!

Postato da: situo a 21:48 | link | commenti (1) |

giovedì, 29 ottobre 2009
I have a dream...

Stanotte ho fatto un sogno, come un film: ne ricordo però solo il finale, verso mattina prima di svegliarmi. C'era questo bambino bengalese, con gli occhi scuri e ardenti come il fuoco. Forse ero io, o forse ero suo padre: può anche darsi fossi entrambi, insieme. Lo vedevo da fuori, era felice: stava seduto in un banchetto, a scuola, in prima fila, ed imparava a scrivere il proprio nome nella propria lingua, fatta di ghirigori divertenti. La maestra, o la madre (una bellissima giovane indiana, o comunque dell'est), vedendone l'impegno calligrafico di perfezione quasi giapponese, a un certo punto gli dice gentile: "Ricordati, a metà, di guardar fuori", facendo cenno alla finestra aperta. E qua mi pare d'essermi svegliato: la sensazione era di gran benessere, sollievo da uno sforzo troppo grande. Mentre scirivi il tuo nome, nella tua lingua madre, intima e vera; quando scrivi il tuo nome, come un quadro,  o fai una qualsiasi cosa autentica, ricordati, talvolta guarda fuori. Rimani concentrato nello scopo finale, ma distrai l'attenzione dal punto in cui ti trovi in quel momento: scollegati dal momentaneo sforzo, per ricongiungerti con la tua grande forza - che sta ben oltre te, pur se anche in te. Sii, contemporaneamente, qui ed altrove: là dove prendi vita. Concentrati ed espanditi, inspira ed esala: non limitare il cerchio dell'attenzione allla difficoltà, o può anche darsi che non riesci a scrivere il tuo nome, a viver la tua vita bene come vorresti, pur mettendoci tutto l'impegno che nemmeno serve.

Postato da: situo a 16:34 | link | commenti |

martedì, 27 ottobre 2009
Vita Nova

Premettendo che sono un "fan" di Gesù, in quanto straordinario personaggio umano e letterario e quindi metafora universalmente condivisibile al di là di qualsiasi credo e latitudine, dico solo che (come già argomenta qualcuno, anche in rete) se tutti ci mettiamo a pregar che il cancro, l'aids, le guerre e la fame spariscan oggi stesso, ciò purtroppo non accade: questo, contrariamente a quanto sostiene il Gesù dei Vangeli, ma così come son arrivati (tradotti, falsati etc.) fino a noi oggi (e però non contraddice ciò che davvero dice e fa il Gesù autentico, "Figlio dell'Uomo", da sempre e per sempre: non a parole ma con la propria opera); e qua s'apre l'unica vera gigantesca questione voraginosa e paradossale, che tutti e la Kiesa Kattolica in primis investe e deflagra e spazza per potenza e chiarezza immediata, ossia: perché mai dovrei creder a ciò che è SCRITTO SU Gesù, e non invece creder in ciò che ha realmente FATTO senza MAI scriver niente, se non per così dire nelle vite stesse delle persone che ha incontrato via via nel proprio cammino umano e spirituale su questa Terra; cioè, perché dovrei prestar fede alla lettera morta dei Vangeli e non - al contrario - praticarli e farli veri e viventi in me così come Gesù ha incarnato Dio nella propria vita?

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domenica, 25 ottobre 2009
"Facciamo fuori" Merdusconi e tutti i suoi scagnozzi!

Il centrodestra ha fatto tabula rasa per le generazioni future, condannandole a precariato a vita e zero prospettiva inclusa la difficoltà estrema di metter su famiglia e far figli; così come ha fatto terra bruciata nella memoria passata delle ultimissime generazioni creandosi le condizioni per dominare. Il palinsesto riscrivibile della Tv pare aver vinto su tutta la linea, per questi esseri abominevoli: tutto è già pianificato, inchiodar l'Italia in croce e scappar via col bottino, ecco l'unico vero programma del centrodestra di BerlusKaiser, del nazionalista Fini e dei secessionisti/xenofobi della Lega (tutti assieme solo per i loro scopi criminali). Il problema della scarsa differenza col centrosinistra è che ormai la politica è solo l'ufficio ragioneria della finanza globale: il capitalismo mondiale è il solo vero nemico e affamatore di tutti i "ceti meno abbienti". Il comunismo internazionalista l'unica posizione possibile, pena il suicidio collettivo di tutto il pianeta.

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giovedì, 01 ottobre 2009
Into the Real

 
"Colpo di stato mediatico": così l'architetto, antropologo e filosofo francese Paul Virilio ha definito la GUERRA mediatica di BerlusKaiser, già dalla sua prima surreale (purtroppo con effetti fin troppo reali) "vittoria" nel 1994.

Analisi analoga all'apocalittica quanto lucidissima visione,  prospettata dallo scrittore inglese George Orwell in "1984": profeticamente edito nel 1948.

Scenario poi ripreso anche nel film "Il caimano" da Nanni  Moretti (del 1996): che si rifa comunque, con richiami stretti, al degrado antropologico presagito con angoscia ed allarme ancora più di mezzo secolo fa dal "cuore cosciente" dell'Italia d'allora, il mai troppo oggi rimpianto poeta Pier Paolo Pasolini.

Già negli anni '60 seppe evidenziare e metter in guardia dalla tragedia che la televisione, e i mass-media in generale, stavano attuando con la persuasione occulta: che in realtà è mera manipolazione, inconscia, e pertanto molto più subdolamente violenta d'ogni altra forma di coercizione; perché agisce sulla programmazione mentale dei cittadini: inducendoli ad una passività supina, e letteralmente "schermandoli" dalla partecipazione e dall'intervento attivo (è del 1964 "Gli strumenti del comunicare" dell'americano Marshall McLuhan: qui dimostra, con precise analisi socio-mediatiche, che "il mezzo è il messaggio" cioè che il mezzo usato per comunicare riconfigura la percezione della realtà).

I media di massa realizzano, quindi, senza che quasi ce ne si possa accorgere, proprio quella massificazione e quell'uniformità illiberale pilotata dalle più o meno scoperte veline di regime, che il fascismo non era riuscito ad attuare con la violenza esplicita del manganello e della persecuzione socio-politica.

"Cernobyl politica": recentemente c'è anche quest'altra scandalosa definizione di questa nostra derelitta Italia, data dai giornali francesi, per quanto sta succedendo attualmente con questi pseudo-governi; ma, più a fondo ancora, per colpa di questo pseudo-popolo che li ha eletti e che ne deve rispondere, ora.

Personalmente, infatti, trovo tale richiamo alla memorabile catastrofe della centrale atomica russa un po' troppo semplicistico e in fondo giustificativo: perché, di fatto, tende a infonder un senso di fatalistica rassegnazione allo status quo; come fosse una qualsiasi irrimediabile tragica fatalità o calamità naturale addirittura: ce lo fa sembrar imprevisto e quindi impreventivabile, e pertanto lo dovremmo subir buoni buoni e a testa bassa, da perfetti italioti.

Non individua affatto, insomma, le precise cause e le enormi responsabilità di questo stato di fatto: ma chi appunto l'ha fatto? Esse sono, al contrario, ben evidenti e pesantissime; oltre che perfettamente "rimediabili": secondo me con un'azione socio-politica profonda e intensa, a livello culturale e informativo.

Perché non si può eludere il fatto e fingere di non comprendere che non d'una semplice disgrazia si tratta, ma d'un progetto economico-politico di controllo e sfruttamento di massa: attuato con consapevole perfidia e finalità di lucro.

Già nel 1967 il situazionista scrittore francese Guy Debord rilevava, nel suo "La società dello spettacolo", che "la democrazia spettacolare non intende essere giudicata in base ai propri meriti ma in base ai propri nemici. La storia del terrorismo è scritta dallo stato": dall'Occidente/Uccidente, col nostro sangue.

Questo processo di riprogrammazione mentale del popolo italiano, attuato dalla maggioranza ora al governo prima tramite bombardamento di spot e palinsesti e ora con decreti legge autoprotettivi di fatto esautoranti la vita democratica, rientra in piani mafioso-P2isti ampiamente documentati, e mina alla radice la Costituzione della Repubblica Italiana: portando così a una Monarchia elettiva.

Va, quindi, non solo affrontato a livello culturale, ma smantellato tramite la magistratura e la giustizia penale: tenendo anche conto dell'eventuale rischio di vero e proprio colpo di stato armato, poiché l'esercito è ormai mercenario (quindi probabilmente bisogna prevedere di dover resistere anche in tal senso).

Postato da: situo a 19:36 | link | commenti (1) |